Una CILA e la tettoia abusiva diventa pergolato fotovoltaico

Il Consiglio di Stato conferma il TAR sulla possibilità di demolire una tettoia mantenendo i pilastri per riconfigurarla in pergolato assentibile mediante CILA

di Redazione tecnica - 07/09/2021
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Una CILA e la tettoia abusiva diventa pergolato fotovoltaico

È possibile sanare una tettoia abusiva? La migliore risposta possibile è "dipende". Esistono una moltitudine di casistiche e caratteristiche tali da non consentire di rispondere con una ricetta univoca. Tra questi ci sono casi in cui è fattibile operare una trasformazione della struttura, in modo tale da mantenerla, cambiandone anche funzione. È un caso riscontrabile nella sentenza n. 5567/2021 della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso per la riforma della sentenza n. 29/2021 del TAR Lombardia (sezione staccata di Brescia, Sezione Seconda).

Tettoie e pergolati: il permesso di costruire

Secondo una giurisprudenza consolidata, un pergolato ha le seguenti caratteristiche:

  • ha funzione ornamentale;
  • è realizzato con una struttura di minimo peso;
  • deve essere facilmente amovibile in quanto privo di fondamenta;
  • non necessita, di regola del previo rilascio del permesso di costruire.

Quando il pergolato è coperto superiormente, anche in parte, con una struttura non facilmente amovibile, diventa una tettoia ed è soggetto al rilascio del permesso di costruire.

Speciale Testo Unico Edilizia

Da tettoia a pergolato: la Cila è sufficiente?

Nel caso in oggetto, un’Amministrazione Comunale aveva disposto un ordine di demolizione di una tettoia e un ripostiglio, divenuti abusivi per superamento della volumetria disponibile a seguito la costruzione di un edificio residenziale. Il Consiglio di Stato aveva peraltro annullato i provvedimenti di condono edilizio e di titolo abilitativo a demolizione e ricostruzione relativi a questi due manufatti.

Dopo aver parzialmente provveduto alla demolizione delle strutture, è stata fatta una comunicazione inizio lavori (CILA) con la quale sostanzialmente è stato richiesto l’assenso per gli stessi interventi edilizi, cioè:

  • trasformazione di una tettoia in un pergolato destinato a ospitare pannelli fotovoltaici;
  • riduzione di un ripostiglio nei limiti di superficie dei depositi di attrezzi agricoli.

Il Comune, oltre ad acquisire la Cila, ha prescritto il rispetto della distanza minima di cinque centimetri tra i pannelli fotovoltaici, dando un’indicazione esplicita sui lavori da eseguire. Il recepimento della comunicazione inizio lavori e la specifica disposizione data dall’ufficio tecnico danno un orientamento positivo alla trasformazione della tettoia abusiva in pergolato, utilizzato per di più come struttura per un impianto fotovoltaico.

Abusi edilizi: il silenzio inerzia delle Amministrazioni

Non solo: nella sentenza citata, il Consiglio di Stato non entra nel merito sostanziale della sostituzione della tettoia con un pergolato su cui installare pannelli fotovoltaici, progetto che ha ricevuto un parere favorevole già con la sentenza del Tar, ma fornisce un’indicazione importante sul presunto silenzio inerte delle Amministrazioni rispetto ai procedimenti di repressione degli abusi edilizi.

I giudici di Palazzo Spada, nel caso in esame, sottolineano che l’acquisizione della CILA e la prescrizione fornita sulla distanza minima di 5 cm tra un pannello fotovoltaico e l’altro non configurano una situazione di inerzia dell’Amministrazione.