Energie rinnovabili: approvati gli aiuti di Stato per la realizzazione impianti

Approvato il regime di aiuti di Stato pari a 5,7 miliardi di euro destinati alla realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o all'espansione di quelli esistenti

di Redazione tecnica - 24/11/2023

Ammonta a 5,7 miliardi di euro il regime di aiuti di Stato approvato dalla Commissione europea, che verrà parzialmente concesso tramite RRF (dispositivo per la ripresa e la resilienza), con l’obiettivo di sostenere la produzione e l'autoconsumo di energia elettrica rinnovabile.

Energie rinnovabili: ok dalla UE agli aiuti di Stato

Si tratta di un regime che contribuirà al conseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione, legati al Green Deal Europeo. Nel dettaglio, il regime sarà in parte finanziato tramite il dispositivo per la ripresa e la resilienza, in seguito alla valutazione positiva del PNRR effettuata dalla Commissione e adottata dal Consiglio. Questa parte del finanziamento resterà in vigore fino al 31 dicembre 2025, mentre la restante fino al 31 dicembre 2027.

Gli aiuti intendono sostenere la costruzione di impianti per la produzione di energia rinnovabile e l'espansione di quelli esistenti, con particolare riferimento agli impianti di piccole dimensioni, con capacità fino a 1 MW.

L’accesso ai benefici avverrà in ordine cronologico di presentazione delle domande, prevedendo le seguenti agevolazioni:

  • una tariffa vantaggiosa sul quantitativo di energia elettrica consumato dagli autoconsumatori (clienti finali che generano energia elettrica da fonti rinnovabili per il proprio consumo) e dalle comunità energetiche rinnovabili (CER), ovvero soggetti giuridici che permettono ai cittadini, alle piccole imprese e alle autorità locali di produrre, gestire e consumare la propria energia elettrica, pagata su un periodo di 20 anni. Alla misura sono destinati in totale 3,5 miliardi di euro e sarà finanziata mediante un prelievo sulle bollette dell'energia elettrica di tutti i consumatori;
  • una sovvenzione agli investimenti fino al 40% dei costi ammissibili, per un bilancio totale di 2,2 miliardi di euro finanziata mediante il dispositivo per la ripresa e la resilienza. Per beneficiare dei finanziamenti a titolo del RRF, i progetti ammissibili devono diventare operativi prima del 30 giugno 2026 e dovrebbero essere ubicati in comuni con meno di cinquemila abitanti.

Le due misure possano essere combinate ma l'importo totale dell'aiuto di Stato non può superare il deficit di finanziamento dei progetti, in modo che l'aiuto sia limitato al minimo necessario per la realizzazione dei progetti.

La valutazione della Commissione

La Commissione ha valutato il regime sulla base delle norme dell'UE per gli aiuti di Stato, in particolare l'articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea ("TFUE"), e della disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, della tutela dell'ambiente e dell'energia 2022.

In particolare la Commissione ha rilevato che:

  • il regime favorisce lo sviluppo di talune attività economiche, in particolare la produzione di energia rinnovabile;
  • la misura è necessaria e adeguata affinché l'Italia consegua gli obiettivi ambientali europei e nazionali. Inoltre, la misura è proporzionata, in quanto è limitata al minimo necessario. In particolare, l'aiuto è concesso a piccoli impianti e non supera il deficit di finanziamento;
  • l'aiuto ha un effetto di incentivazione, in quanto gli impianti di energia rinnovabile sovvenzionati non sarebbero finanziariamente sostenibili senza il sostegno pubblico;
  • l'aiuto produce effetti positivi, in particolare sull'ambiente, in linea con il Green Deal europeo, che superano eventuali effetti negativi in termini di distorsioni della concorrenza.

Su queste basi la Commissione ha approvato il regime italiano in quanto conforme alle norme dell'Unione sugli aiuti di Stato.

La versione non riservata della decisione sarà presto consultabile sotto il numero SA.106777 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della Commissione Concorrenza.

 

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