PNRR a rischio tra caro materiali e esecutività dei lavori

Cifre impressionanti nel nuovo dossier ANCE. Le Amministrazioni riusciranno a tenere (o recuperare) il passo?

di Redazione tecnica - 04/10/2022
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PNRR a rischio tra caro materiali e esecutività dei lavori

Acciaio +48,1%; bitume +47,6%; + 301,7% energia elettrica e +371,5% gas naturale. Sono cifre che fanno letteralmente sobbalzare sulla sedia, quelle sull’aumento dei costi dei materiali e dell’energia registrato mettendo a confronto i dati di gennaio-agosto 2022 con lo stesso periodo del 2021, e riportate nel Dossier ANCE relativo al PNRR e ai Fondi Strutturali del Mezzogiorno: un interessante spunto di riflessione per comprendere l’aderenza – o meno – alla realtà dell’attuazione del PNRR. Perché se il Recovery Plan è caratterizzato dall’esistenza di risorse ingenti (222 miliardi di euro, più 30,6 dal Fondo Complementare), il rischio che esse non vengano utilizzate correttamente e nei tempi previsti si fa sempre più concreto. Le motivazioni sono tante, e tutte strettamente correlate fra loro.

PNRR, pubblicato il nuovo Dossier ANCE

(In)capacità delle amministrazioni di gestire i bandi di gara, progettazione ferma al livello definitivo, aumento dei costi dei materiali: l’attuazione del PNRR ha degli ostacoli importanti davanti e che, al di là dei proclami di assegnazione delle risorse alle diverse 6 missioni, vede il passare inesorabile del tempo come il nemico più pericoloso. Tempo che scorre e scadenze che incombono sempre più vicine, tempo che scorre e prezzi che aumentano a dismisura, lasciando la progettazione al palo di dati non aggiornati.

Facendo un passo indietro su dati rilevati da ANCE, quasi la metà delle risorse (108 miliardi di euro), nelle 6 missioni, impattano sul settore delle costruzioni; il 60% di esse, pari a circa 64,2 miliardi, concorre concretamente alla transizione ecologica. Non solo: circa 82 miliardi sono destinati al Mezzogiorno e di questi circa il 55% riguarda investimenti sull’edilizia. Buona parte dei Fondi è stata anche territorializzata, con l’individuazione dei progetti finanziati o la ripartizione regionale.

Lo stato di attuazione del PNRR

Tutto bello, tutto perfetto, almeno sulla carta. Quando però si inizia a parlare dello stato di attuazione, la questione diventa più complicata. Non è un caso appunto che questa sezione del documento si apra appunto con la rilevazione degli aumenti dei prezzi dell’acciaio e del bitume e egli impressionanti rincari i di energia elettrica e del gas naturale.

Si tratta di uno degli aspetti più critici nella mancanza di operatività del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la carenza di progetti esecutivi e, soprattutto, aggiornati ai prezzi di mercato. Come riporta ANCE:

  • il 67%degli interventi candidati e/o finanziati dagli enti territoriali è allo stato progettuale preliminare;
  • il 73% addirittura non è stato aggiornato rispetto agli incrementi dei prezzi dei principali materiali da costruzione registrati nell’ultimo anno.

Questo unito alla scarsa capacità amministrativa, mette a rischio la gestione e l’utilizzo dei Fondi.

Ne ha parlato qui qualche giorno fa Edoardo Bianchi, specificando come sarebbe opportuno a questo punto che le opere che non potranno obiettivamente essere completate nei prossimi quattro anni lascino il passo a quelle che hanno concreta possibilità di ultimazione nel 2026; oppure, in alternativa, prorogare di 1-2 anni la scadenza, considerato che le recenti aggiudicazioni sono state fatte su progetti preliminari o definitivi e prima che si giungerà alla approvazione dei progetti esecutivi passeranno mesi rischiando che nemmeno il prossimo anno si dia a spazio a contabilizzazioni e avanzamento dei lavori.

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