Riqualificazione energetica edifici, le proposte ANCE in Senato

Nel corso di un’audizione, l’Associazione ha espresso consenso per l’aggiornamento della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD)

di Redazione tecnica - 27/05/2022
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Riqualificazione energetica edifici, le proposte ANCE in Senato

È al vaglio della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato la Proposta di direttiva sulla rifusione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD) (COM (21) 802). Sul tema è stata coinvolta anche ANCE, con un’audizione guidata dal Vice Presidente Tecnologia e Innovazione, Fabio Sanfratello, durante la quale l'Associazione Nazionale Costruttori Edili ha espresso condivisione per l’aggiornamento della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD), che fa parte del pacchetto di misure denominato “Fit for 55”, per la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Direttiva Europea su riqualificazione energetica edifici: audizione ANCE in Senato

In particolare, la proposta di aggiornamento presentata nello scorso dicembre dalla Commissione europea, ha come obiettivo dare impulso a nuovi edifici a “zero emissioni” ma soprattutto a riqualificare il parco edilizio esistente, con un processo di decarbonizzazione da supportare con misure incentivanti. Tra queste, l’Unione Europea ha fatto espresso riferimento al modello italiano del Superbonus 110%.

C’è però un problema di ordine pratico, ossia la fattibilità di un numero molto alto di interventi a fronte di un orizzonte temporale abbastanza ristretto, ovvero il 2030, per raggiungere i target fissati dalla Direttiva.

Sottolinea ANCE che il patrimonio immobiliare italiano è infatti molto vecchio: il 74,1% degli edifici è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della normativa completa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica. In sostanza, su 12,2 milioni di edifici, oltre 9 milioni non sono in grado di garantire le performance energetiche, sia pur minime, richieste per gli edifici costruiti successivamente, e molto lontano dalle prestazioni minime richieste alle abitazioni dei nostri giorni.

Lo dimostra la distribuzione delle prestazioni energetiche del patrimonio immobiliare italiano: il monitoraggio Enea-CTI, relativo agli attestati di prestazione energetica (APE) emessi nel 2020, evidenzia, infatti, che, in media, ben il 75,4% degli attestati si riferisce a immobili ricadenti nelle classi E, F, G. Quest’ultima, in particolare, incide per oltre un terzo (35,3%). Nel comparto residenziale, in particolare, tale distribuzione risulta ancora più estrema: il peso delle categorie più energivore (E, F, G) raggiunge, infatti, il 75%.

Revisione Direttiva prestazione energetica nell’edilizia: le proposte ANCE

Secondo ANCE, è più che mai necessario intervenire sugli edifici per ridurre i consumi di energia e azzerare le emissioni di CO2. Di conseguenza, la revisione della Direttiva, che deve mantenere il suo ruolo di normativa quadro specifica per l’efficienza energetica degli edifici, può essere un supporto concreto per raggiungere gli obiettivi climatici fissati, ma solo se sostenuta da misure incentivanti, anche perché non può essere l’unico strumento da utilizzare per la decarbonizzazione dell’edilizia e degli edifici prevista per il 2050.

Ecco quindi le proposte ANCE sulla Direttiva:

  • mantenimento del potere decisionale degli Stati membri nel fissare i valori dei requisiti degli edifici a energia zero, stabiliti secondo il livello ottimale di costo, differenziandoli per gli edifici nuovi e per quelli esistenti e in base alle differenti zone climatiche di ciascun Paese, senza che vengano definiti univocamente a livello europeo;
  • differimento di almeno 3 anni l’obbligo di emissioni zero per gli edifici di nuova costruzione;
  • introduzione dell’obbligo di riqualificazione energetica per gli edifici esistenti, a partire dagli edifici con le peggiori prestazioni, considerando come obiettivo prioritariola riduzione del fabbisogno di energia, fissando requisiti calcolati con il metodo del livello ottimale di costo;
  • introduzione di una nuova metodologia per il calcolo della prestazione energetica degli edifici, superando l’approccio basato sul “consumo di energia” da parte degli utenti;
  • posticipo di almeno 3 anni l’obbligo dell’introduzione della valutazione del GWP (potenziale di riscaldamento globale del ciclo di vita per i nuovi edifici);
  • introduzione di strumenti finanziari a favore delle imprese che realizzino interventi di efficienza energetica;
  • introduzione del possesso di adeguata qualificazione o certificazione in capo alle imprese esecutrici nel caso di interventi di ristrutturazione integrata;
  • previsione di un adeguato periodo di tempo per l’entrata in vigore dei nuovi obblighi 
  • definizione di un quadro normativo certo e duraturo per garantire una pianificazione a lungo termine delle attività e una maggiore stabilità nel mercato.