Superbonus 110% e bonus edilizi: cosa serve per riaprire le cessioni?

In attesa della conversione in legge del Decreto Aiuti-bis, il comparto delle costruzioni si interroga sulle possibilità di sblocco dei crediti edilizi

di Gianluca Oreto - 17/09/2022
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Superbonus 110% e bonus edilizi: cosa serve per riaprire le cessioni?

Mentre il Decreto Aiuti-bis si appresta a concludere il suo percorso con l'ultima approvazione da parte del Senato, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo provvedimento d'urgenza (già ribattezzato Decreto Aiuti-ter) che dovrebbe stanziare ulteriori 14 miliardi di euro a supporto della politica energetica nazionale, della produttività delle imprese, delle politiche sociali e per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Fondi che si aggiungono ai precedenti 17 miliardi già stanziati con il Decreto Aiuti-bis che portano ad un totale di 31 miliardi che risponde alla richiesta di scostamento di 30 miliardi.

Cessione del credito: dal Decreto Aiuti-bis al Decreto Aiuti-ter

Sappiamo già che dal Decreto Aiuti-bis arriverà una mitigazione degli effetti della responsabilità solidale che riguarda la cessione del superbonus 110% e degli altri bonus edilizi. Una modifica che interverrà sull'articolo 14 del Decreto Legge n. 50/2022 (Decreto Aiuti) con una ulteriore correzione dell’art. 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio).

Ciò che salta all'occhio è l'assenza di una disposizione per la proroga delle scadenze di utilizzo del superbonus 110% per i soggetti beneficiari di cui all'art. 119, comma 9, lettera b) del Decreto Rilancio, ovvero le persone fisiche per gli interventi sugli edifici unifamiliari.

Una disposizione che, al momento, è assente anche all'interno della bozza del Decreto Aiuti-ter sulla quale il deputato del M5S Riccardo Fraccaro (uno dei padri fondatori del Superbonus 110%) ha già chiesto al Governo un ripensamento che difficilmente arriverà. Le intenzioni del Governo uscente sono, infatti, chiare sin dalla formulazione del D.L. n. 50/2022, quando parlando di superbonus e cessione del credito ha confermato la possibilità di prevedere nuovi correttivi ma non ulteriori proroghe.

Riaprirà il mercato delle cessioni?

Proroghe a parte, che al momento consentirebbero l'utilizzo del bonus 110% solo a chi ha adeguate coperture patrimoniali ed economiche, ciò che tutto il settore si domanda è: le nuove modifiche riapriranno il mercato delle cessioni dei bonus edilizi?

Una domanda molto interessante a cui si dovrebbe affiancare il punto di vista dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI) che recentemente ha commentato le modifiche arrivate dal Decreto Aiuti-bis, parlando di un passo avanti per riavviare il mercato degli acquisti di tali bonus ma auspicando anche l'adeguamento della circolare dell'Agenzia delle Entrate (la n. 23/E di giugno 2022), affinché si creino le condizioni più favorevoli per l’acquisto dei bonus edilizi.

Le richieste dei cessionari

Intanto, a seguito del parere della Commissione per il monitoraggio istituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, molte società di consulenza a cui le banche affidano la valutazione del credito, hanno cominciato a modificare le loro piattaforme richiedendo asseverazioni e attestazioni che in realtà la normativa di rango primario non richiede come l'"attestazione video dell'asseveratore" (a conferma di quanto poca sia ormai la fiducia degli operatori).

Segnaliamo anche l'iniziativa di Poste Italiane che alla sua guida alla richiesta di cessione di agosto 2022 ha allegato una check list documentale in cui chiede una dichiarazione del responsabile dei servizi di asseverazione tecnica che dichiari e garantisca in favore di Poste Italiane S.p.A.:

  • di essere in possesso delle professionalità e competenze necessarie alla richiesta attività di verifica e di aver svolto la propria attività di verifica secondo principi di correttezza, collaborazione e trasparenza;
  • di aver controllato e verificato la documentazione tecnica sottoposta a verifica, e la conformità della stessa, nonché delle informazioni, dati ed elementi ivi indicati, rispetto alla normativa applicabile, anche ai fini del riconoscimento della detrazione d’imposta in relazione ai Lavori effettuati;
  • di aver ritenuto soddisfatti ed in linea con la circolare AdE n. 23/E del 23 giugno 2022, con riferimento ai lavori eseguiti, i seguenti requisiti di cui agli Indici ivi previsti (par. 5.3) ed applicabili alla fattispecie:
    • con riferimento al terzo indice (“sproporzione tra l’ammontare dei crediti ceduti ed il valore dell’unità immobiliare”), il Responsabile dei servizi di asseverazione tecnica dichiara che in relazione al valore stimato dell’unità immobiliare prima dell’intervento, e tenuto conto del valore imponibile degli interventi, non si rilevano sproporzioni tra il valore delle unità immobiliari destinatarie degli interventi in oggetto e l’ammontare dei crediti offerti in cessione;
    • con riferimento al sesto indice (“mancata effettuazione dei lavori”), il Responsabile dei servizi di asseverazione tecnica dichiara inoltre che i lavori elencati nell’asseverazione tecnica/ Sal di competenza sono stati effettivamente eseguiti.

La fiducia del Mercato

Chiaro è che il problema principale che ha causato il blocco delle cessioni non sia "solo" di natura normativa. Le continue modifiche apportate all'art. 121 del Decreto Rilancio hanno, infatti, creato incertezza in un mercato in cui ha pesantemente contribuito la scelta di:

  • Poste Italiane di non acquistare più crediti indiretti, maturati cioè da sconto in fattura;
  • Cassa Depositi e Prestiti, che ha chiuso il canale delle cessioni.

Ricordiamo che non stiamo parlando di società private ma di S.p.A. a controllo pubblico il cui profilo dell'azionariato risulta essere:

  • Poste Italiane:
    • 35% Cassa Depositi e Prestiti;
    • 29,26% Ministero dell'Economia e delle Finanze;
    • 23,59% investitori istituzionali;
    • 11,76% investitori individuali;
    • 0,40% azioni proprie.
  • Cassa Depositi e Prestiti:
    • 82,77 Ministero dell'Economia e delle Finanze;
    • 15,93% Fondazioni Bancarie;
    • 1,30% azioni proprie.

Parliamo, dunque, di società a maggioranza pubblica sulle quali Governo e Parlamento avrebbero le possibilità di intervento per la riapertura dei canali di acquisto dei bonus edilizi. Un'iniziativa che da una parte aprirebbe il mercato e dall'altra potrebbe dare maggiore fiducia a chi avrebbe ancora la possibilità giocare un ruolo importante in questa partita senza fine in cui non si comprende ancora chi siano gli sfidanti.