Superbonus 110% e Bonus facciate: imprese e professionisti a rischio

Imprese e professionisti sull'orlo del fallimento a causa delle modifiche al meccanismo di cessione dei crediti edilizi, attendono soluzioni definitive

di Gianluca Oreto - 16/06/2022
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Superbonus 110% e Bonus facciate: imprese e professionisti a rischio

È in discussione alla Camera il disegno di legge di conversione del Decreto Legge 17 maggio 2022, n. 50 (Decreto Aiuti) che, tra le altre cose, ha la possibilità di intervenire con una nuova modifica alla cessione dei crediti fiscali e risolvere l'impasse venutasi a creare nel settore dell'edilizia.

L'edilizia nel biennio 2020-2021

Maggio 2020 è il mese di pubblicazione del Decreto Legge n. 34/2020 che ha rivoluzionato il modo di concepire il settore delle ristrutturazioni edilizie, non tanto per la nascita delle detrazioni fiscali del 110% (superbonus) quando per la definizione di un meccanismo alternativo alle detrazioni fiscali innovativo, che è stato il vero artefice della ripresa del comparto.

La cessione del credito ha consentito, in particolare, l'utilizzo del superbonus 110% e del bonus facciate 90% con delle formule che prevedevano lo sconto in fattura da parte di imprese e professionisti che poi provvedevano senza particolari problematiche a rivendere il credito maturato. La prima versione dell'art. 121, comma 1 del Decreto Rilancio non prevedeva, infatti, alcuna limitazione alla cessione del credito che poteva essere acquistato e rivenduto da qualsiasi soggetto e infinite volte.

Un meccanismo "perfetto" nella sua semplicità che partiva dal presupposto che una detrazione fiscale maturata per interventi realizzati, conformi e controllati, si sarebbe potuta tradurre in una moneta fiscale liberamente circolabile nel mercato. Gli effetti di questa moneta fiscale sono stati molteplici:

  • imprese e professionisti hanno realizzato interventi applicando lo sconto in fattura e noncuranti della solvibilità del committente;
  • i contribuenti hanno cominciato a valutare interventi che mai avrebbero pensato di realizzare.

L'effetto è facilmente intuibile analizzando gli ultimi dati pubblicati da Enea sull'utilizzo del superecobonus che a maggio 2022 ha superato quota 33 miliardi di euro. Troppi secondo il Bilancio previsionale e troppi per il Governo che già da novembre 2021 ha avviato un percorso di modifica delle regole del gioco che stenta a trovare la fine.

Le modifiche alla cessione del credito

Il punto di partenza sono le frodi rilevate dall'Agenzia delle Entrate sulle quali c'è da dire che né il superbonus né tanto meno la cessione del credito avevano grandi colpe. I dati hanno dimostrato che la responsabilità delle frodi era da associare ai bonus senza controllo (bonus facciate ed ecobonus ordinario in testa) che hanno consentito cessioni gonfiate nei prezzi se non addirittura inesistenti. Anche questo, un meccanismo perfetto su cui si sono fiondati faccendieri e associazioni criminali. Una problematica, però, che ha trovato immediato rimedio con il Decreto-Legge 11 novembre 2021, n. 157 (Decreto anti-frode) e la Legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022) che hanno esteso i meccanismi di controllo a tutti i bonus e inserito nel Decreto Rilancio l'art. 122-bis con le misure di contrasto alle frodi in materia di cessioni dei crediti e il rafforzamento dei controlli preventivi.

Problema risolto? Niente affatto, ma questa volta non sono le frodi ad essere il nodo da sciogliere. È evidente che i numeri generati dai bonus edilizi grazie il meccanismo delle opzioni alternative non siano contemplati nei progetti del Governo che è intervenuto con:

Entrando nel dettaglio delle modifiche:

  • a fine gennaio 2022, con il D.L. n. 4/2022 è stata eliminata la cessione infinita prevedendo una prima cessione libera + una sola a banche e intermediari finanziari, senza ulteriori cessioni;
  • a fine febbraio 2022, con il D.L. n. 13/2022 è stata aggiunta la possibilità, oltre la prima cessione libera, di due ulteriori cessioni a banche e intermediari finanziari senza ulteriori cessioni;
  • a fine marzo 2022, con la legge di conversione del D.L. n. 4/2022 si sono rimessi i contenuti del D.L. n. 13/2022, abrogando quest’ultimo;
  • a fine aprile 2022, con la legge di conversione del D.L. n. 17/2022, è stata prevista la possibilità per le banche che dopo le due cessioni avessero esaurito il plafond disponibile, di effettuare una quarta cessione ai propri correntisti;
  • a maggio 2022, con il D.L. n. 50/2022 è stata data la possibilità alle banche di cedere il credito in favore dei clienti professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa, ovvero con la banca capogruppo, senza facoltà di ulteriore cessione.

Gli effetti delle modifiche

Peccato però che le modifiche introdotte non hanno preso in considerazione un aspetto rilevante. Il settore delle ristrutturazioni edilizie vive di tempistiche ben precise. Dall'"idea" stessa di ristrutturazione si moltiplicano una serie di attività sempre più considerevoli in funzione del soggetto interessato. E quando in mezzo ci sono incentivi fiscali come il superbonus e il bonus facciate, i soggetti più "interessati" sono i condomini con attività che passano da assemblee lunghe e ripetute che dilatano ancora di più le tempistiche.

In tutto questo si mettono in mezzo i cambi normativi. La Legge di Bilancio 2022 ha modificato il bonus facciate diminuendo l'aliquota dal 90% al 60%. La prima conseguenza, oltre a quella di rendere meno appetibile questa detrazione per gli interventi avviati nel 2022, è stata che a dicembre 2021 è stato un proliferarsi di cantieri, con ponteggi montati negli ultimi giorni dell'anno, fatture e pagamenti in fretta e furia, al solo scopo di mantenere la vecchia aliquota del 90%. Ancora oggi esistono molti cantieri di bonus facciate 90% che stentano a terminare a causa di contratti che prevedevano lo sconto in fattura ma che oggi non consentono a imprese e professionisti di convertire i crediti indiretti in capitale circolante.

Il blocco della cessione

Senza voler fare congetture sulle reali motivazioni che hanno spinto il Governo a rallentare l'utilizzo dei bonus, oggi il comparto dell'edilizia vive una situazione assurda in cui imprese e professionisti continuano a lavorare nella speranza che i crediti indiretti maturati da sconto in fattura possano essere acquistati da qualcuno che al momento non si fa avanti. Nessun risultato tangibile si è avuto con il D.L. n. 50/2022 del quale, con ogni probabilità, si attende la conversione prima di fare previsioni.

Gli effetti del blocco della cessione si conoscono e li ha recentemente illustrati il Sottosegretario all’Economia e delle Finanze, Maria Cecilia Guerra, che rispondendo ad una interrogazione parlamentare ha rilevato che il totale complessivo dei crediti presenti sulla piattaforma Cessione dell'Agenzia delle Entrate e non ancora accettati da oltre 30 giorni è pari a 5,396 miliardi di euro, di cui:

  • circa 3,684 miliardi fanno capo agli interventi che accedono al Superbonus 110%;
  • circa 1,491 miliardi sono riferiti agli altri bonus edilizi.

Numeri che danno il polso di quanto grave stia diventando il problema di chi ha avviato un cantiere sulla base di regole completamente diverse e che adesso si ritrova senza capitali per pagare fornitori, dipendenti e tasse. Benché sia chiaro l'intento di ridurre l'utilizzo dei bonus che hanno già ampiamente sorpassato gli stanziamenti previsti, è evidente che Governo e Parlamento devono coscientemente far fronte ad un dramma sociale che loro stessi hanno causato per non essere riusciti a pianificare al meglio una misura straordinaria che è diventata una tagliola soprattutto per chi l'ha utilizzata a partire dalla fine del 2021.