Superbonus, l'analisi del CNI: il Governo non abbandoni la misura

Uno sguardo sui due anni e mezzo di detrazioni al 110%, tra punti di forza e criticità. L'invito dei professionisti è a rimodulare le detrazioni ma a non gettare via quanto fatto finora

di Redazione tecnica - 29/12/2022
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Superbonus, l'analisi del CNI: il Governo non abbandoni la misura

Mentre sulle detrazioni al 110% a breve calerà il sipario, da più parti si tirano le fila su questi due anni e mezzo nel segno del Superbonus, mettendo in evidenza come gli aspetti positivi abbiano molto spesso superato le criticità.

Superbonus 110%, due anni di detrazioni tra benefici e criticità

A parlarne è il Centro Studi del CNI, specificando che dal momento dell’istituzione del Super ecobonus 110% (agosto 2020) fino al 30 novembre 2022, la spesa complessiva per interventi di risparmio energetico ha raggiunto 58,1 miliardi di euro, attivando detrazioni fiscali pari a 63,9 miliardi di euro. Cifre record nel 2022: basti pensare che nel 2021 la spesa è stata pari a 16,2 miliardi di euro, mentre nel corso di quest’anno essa è più che triplicata, per un totale di quasi 42 miliardi di euro da gennaio a novembre.

A tutto questo è corrisposto un livello di indebitamento elevato da parte dello Stato: dall’avvio della misura a novembre 2022 i crediti d’imposta ammontano a quasi a 64 miliardi di euro per il SuperEcobonus, a cui occorre aggiungere gli ulteriori crediti di imposta derivanti da SuperSismabonus e dal c.d. Bonus facciate. Secondo le ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, in totale si parla di quasi 100 miliardi di euro.

I ripensamenti del Governo sul Superbonus

Ed è proprio la possibile insostenibilità della misura che ha portato il Governo precedente e quello attuale a rimodularla e a ripensarla. Spiega il Centro Stui CNI che è anche un problema di prospettiva: secondo l’attuale esecutivo, i crediti a carico dello Stato generati dai bonus edilizi rappresenterebbero risorse inutilmente sottratte ad interventi pubblici che avrebbero potuto avere una più decisa connotazione redistributiva. Ma in questo modo si perdono di vista gli obiettivi relativi alla diminuzione delle emissioni inquinanti e di aumento del risparmio energetico, oltre che quelli di risanamento del patrimonio edilizio che l’Italia si è impegnata a raggiungere entro il 2030 e il 2050.

In realtà, secondo il Centro studi, queste misure vanno sostenute in quanto solo un intervento sistemico e non sporadico di ristrutturazione profonda degli edifici può essere anche l’inizio della soluzione al problema della povertà energetica e della transizione ecologica.

Sul punto, basti pensaRe che attraverso la coibentazione degli edifici residenziali con interventi Superbonus 110% si è ottenuto un risparmio energetico annuo pari a 1,1 miliardi di metri cubi standard di gas, equivalente al 41% dell’obiettivo di risparmio di gas che il Governo intende realizzare nell’attuale stagione invernale.

Superbonus: l'impatto delle detrazioni al 110%

Secondo il CNI, per poter comprendere se un intervento pubblico sia stato efficace o meno non è solo necessario capire quali obiettivi si intendano raggiungere e quanto essi siano stati raggiunti; è indispensabile anche valutare l’impatto sociale ed economico che esso genera. Proprio per questo il Centro Studi CNI ha stima che i 58,1 miliardi spesa per Super ecobonus finora totalizzati negli ultimi due anni abbiano:

  • attivato una produzione diretta (nel comparto delle costruzioni, dei Sia e nell’indotto) di almeno 84 miliardi di euro ed una produzione totale di almeno 122 miliardi di euro;
  • coinvolto almeno 900mila unità di lavoro totali di cui almeno 616mila dirette (nel comparto delle costruzioni, nel settore dei servizi tecnici connessi e nell’indotto);
  • generato valore aggiunto nel comparto delle costruzioni e dei Sia per almeno 33 miliardi di euro ed un valore aggiunto totale di 52 miliardi di euro;
  • attivato un gettito fiscale legato a lavori di ristrutturazione profonda degli edifici per almeno 24 miliardi di euro, portando la spesa oggi a carico dello Stato da 63,9 miliardi di euro (l’ammontare delle detrazioni a carico dello Stato) a 39,7 miliardi di euro.

La sostenibilità dei costi del Superbonus per lo Stato

Sull’abbattimento della spesa a carico dello Stato attraverso il gettito fiscale derivante dalla progettazione e dalla realizzazione di interventi di ristrutturazione sugli edifici secondo il centro Studi si è detto poco. Ricorda il CNI che a fronte di una spesa totale di 58,1 miliardi di euro, il costo effettivo per lo Stato ammonta a 63,9 miliardi di euro. Tuttavia è difficile non pensare tuttavia che una mole così consistente di investimenti, di lavori e di occupazione coinvolta non generi un apprezzabile gettito fiscale in termini di imposte sul lavoro e sulla produzione.

Le stime parlano di un gettito di almeno 24 miliardi di euro, ridimensionando la spesa effettiva a carico dello Stato, e quindi il disavanzo, a 39,7 miliardi di euro, che ripartit su 5 anni generano un disavanzo di circa 8 miliardi l’anno. Secondo il Centro Studi rappresenta un costo sicuramente da non sottovalutare, ma che andrebbe soppesato con gli obiettivi ed i benefici che lo Stato intende raggiungere, ovvero quello del risparmio energetico e del risanamento degli edifici.

Non solo: considerando il gettito fiscale derivante dall’intera produzione totale attivata dal sistema dei Super ecobonus, il costo effettivo dello Stato per interventi di efficientamento energetico al 110% si abbatterebbe considerevolmente, passando dai 63,9 miliardi di euro fino ad oggi contabilizzati a circa 18 miliardi di euro, che ripartiti in 5 quote annuali sarebbero pari a 3,7 miliardi di euro.

In sintesi, l’analisi evidenzia 3 aspetti:

  • soffermarsi al puro dato contabile, in particolare al solo disavanzo di bilancio generato da una misura come il Super ecobonus fa perdere di vista l’efficacia della misura;
  • l’efficacia degli interventi e della spesa deve tenere conto, quanto più possibile, degli effetti indotti da un investimento pubblico, come i livelli occupazionali indotti, gli effetti di crescita della produzione ed il contributo alla crescita del Pil;
  • la spesa a carico dello Stato va parametrata agli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere, soprattutto sul medio-lungo periodo.

Il coinvolgimento dei professionisti nel nuovo Superbonus

Infine, il CNI riconosce che un incentivo con copertura del 110% dei costi sostenuti si configurava come accettabile in una fase critica come quella pandemica e post pandemica. Proprio per questo, la recente decisione del Governo di abbassare la soglia di detrazione al 90% per gli interventi realizzati nel 2023 appare condivisibile sebbene si preveda un effetto “shock”, con ua fase di rallentamento degli interventi, che cambierà completamente lo scenario.

Per questo si chiede al Governo di coinvolgere i professionisti tecnici che in questi anni più direttamente hanno gestito norme, procedure e cantieri con Super bonus, ne conoscono le complessità e sono in grado di indicare soluzioni tecniche adeguate.

Come ha sottolineato Angelo Domenico Perrini, Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, comprendere se i Superbonus siano stati efficaci o meno richiede un’analisi sistemica di indicatori di natura diversa che va ben oltre i puri aspetti contabili. “Prima di decidere se la spesa per l’efficientamento energetico degli edifici sia da considerare eccessiva, dovremmo capire in che contesto ci troviamo e che impiatti economici e sociali vengono generati da un investimento pubblico. Se è vero che è stato totalizzato un costo consistente a carico dello Stato, è altrettanto vero che gli effetti indotti da questa misura non sono irrilevanti e devono essere presi in considerazione per valutare l’efficacia sociale di questa spesa pubblica. Chiediamo al Governo di non 'liquidare' il Super bonus come spesa eccessiva, perché dietro quella spesa vi sono meccanismi di crescita finora non sufficientemente presi in considerazione”.

Continua Perrini: “Se gli interventi massivi di riqualificazione energetica di un patrimonio vetusto e inefficiente, come quello italiano non hanno alcun senso per il Governo, allora è vero che gli investimenti in Super bonus avrebbero potuti essere utilizzati diversamente. Considerando però la grave crisi energetica in cui ci troviamo oggi e gli obiettivi di risparmio energetico che l’Italia deve raggiungere entro il 2030, allora il quadro cambia radicalmente: per questo ribadiamo l’opportunità di istituire un Tavolo tecnico che rapidamente riformuli i meccanismi dei Superbonus, rendendoli meno onerosi per lo Stato, garantendo una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, non dimenticando che una parte dell’intervento pubblico si ripaga attraverso molteplici risorse attivate nel sistema economico”. E conclude: “Il CNI concorda con la decisione del Governo di abbassare il livello di detrazione dei Super bonus al 90% ma questo deve essere solo il primo passo per una revisione organica della materia che porti questa tipologia di bonus ad essere operativi nel lungo periodo”.