LETTERA APERTA DI MAURO MORONI AMMINISTRATORE INARCHECK

Una lettera aperta, un'analisi informata e provocatoria e infine una possibile proposta per uscire dal tunnel del malessere esistenziale che caratterizza il ...

28/09/2006
Una lettera aperta, un'analisi informata e provocatoria e infine una possibile proposta per uscire dal tunnel del malessere esistenziale che caratterizza il nostro settore.
Chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, riusciremo, prima o poi, ad andare da qualche parte?
Il fallimento del "progetto Martinat" e le sue conseguenze.
La domanda di validazione, che fra il 2005 e il primo semestre del 2006 si è attestata su livelli assai modesti, nonostante gli obblighi di legge.
I motivi della mancata nascita di nuovi organismi di ispezione accreditati.
L'improvvisa impennata di bandi che ha caratterizzato lo scorso mese di agosto, inquietanti per il livello di farraginosità delle richieste di prestazione, per la quantità di contenuti illegittimi, per la spregiudicata arbitrarietà di giudizio che consentono.

Questi sono alcuni dei temi trattati dall'ing. Moroni, amministratore delegato di Inarcheck SpA, in una lettera aperta agli organismi di ispezione e controllo della qualità dei progetti e delle opere e a tutti coloro che si ritengano parte interessata dall'argomento della qualità nel settore della progettazione e costruzione di opere edili.
Questi i temi e molte le domande ancora senza risposta: come e da cosa è regolata oggi la validazione? cosa può legittimamente aspettarsi la stazione appaltante pubblica, quando chiede sinteticamente un supporto tecnico-amministrativo per la verifica del progetto ai fini della validazione? quali sono le estensioni, quali i limiti al livello di dettaglio a cui su deve spingere l'organismo di ispezione nel condurre la verifica? su quale carico di lavoro e di responsabilità o su quale sistema o algoritmo si può basare un'amministrazione per valutare la congruità di una parcella in regime di Bersani-Visco?

E poi ancora: perché nessuno si sta muovendo per cercare di fare chiarezza, di tutelare, di mettere in sesto il sistema? chi dovrebbe e chi potrebbe farlo?
Un'analisi impietosa, o forse semplicemente oggettiva, delle cause e delle conseguenze di un mancato avvio, di un'occasione che forse non è – non dovrebbe essere, speriamo che non sia – ancora del tutto persa: quella di un sistema di controllo serio, approfondito, qualificato a garanzia della qualità, legittimità, fattibilità tecnica ed economica delle opere pubbliche. Pubbliche e cioè nostre, di ciascuno di noi. Progettate, appaltate, costruite e gestite con i nostri soldi.
Non si tratta di sterile polemica o di un mero esercizio autoptico, bensì di una sintesi dello stato dell'arte, che termina con la proposta concreta di una soluzione.
Naturalmente è solo una delle soluzioni possibili. Vi invitiamo a leggerla, a contestarla e, addirittura, a proporci le alternative
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