MILANO E BOLOGNA NEL SEGNO DEL MADE IN ITALY

10/05/2007

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Milano e Bologna unite insieme nel segno del made in Italy: una svolta per il settore dopo la guerra fredda più che annunciata.
Allo studio una società comune che abbia come compito principale la promozione e l’integrazione dei due poli fieristici.

La situazione odierna tra i due poli fieristici a confronto:
BOLOGNAFIERE: 260 mila metri quadri di superficie espositiva complessiva (sia coperta che esterna); fatturato di 120 milioni di euro per il 2006; 26 eventi e manifestazioni realizzate nel corso del 2006; 20.211 espositori che hanno aderito alle diverse manifestazioni.
FIERA MILANO: 470 mila metri quadri di superficie espositiva complessiva (sia coperta che esterna); fatturato di 335 milioni di euro per il 2006; 88 eventi e manifestazioni realizzate nel corso del 2005-2006; 32.405 espositori che hanno aderito alle diverse manifestazioni.

Secondo Claudio Artusi, amministratore delegato di Fiera Milano, “è giunto il momento di uscire da questa competizione sfrenata a somma zero per il sistema fieristico ed avviare una strategia di collaborazione. E’ normale che l’impulso parta da Milano, fiera leader in Italia ed in Europa, e che susciti l’interesse di Bologna, il secondo centro espositivo nazionale. Ma l’offerta di Milano è aperta a tutte le fiere, da Rimini a Verona, a Cremona, perché è in gioco la competitività stessa delle imprese italiane sui mercati internazionali.
Per quanto riguarda la casa comune che vorremmo costruire con il sistema fieristico vi sono due ambiti di collaborazione. Innanzitutto dobbiamo fare in modo che si moltiplichino progetti ed investimenti per rendere più internazionali le manifestazioni che si svolgono in Italia, a partire da quelle ospitate da Milano e Bologna e quindi dobbiamo fare uno sforzo comune per attirare più operatori dall’estero. Dobbiamo rendere più grandi e rappresentative le mostre che organizziamo all’estero, in modo che costituiscano una via d’accesso diretta per le imprese italiane interessate a radicarsi su quei mercati.
Il secondo ambito di collaborazione riguarda l’Italia. Penso che si debbano individuare una serie di mostre ed eventi per valorizzarli e promuoverli al massimo livello. Queste mostre hanno, per storia e tradizione, un rapporto consolidato con il territorio di riferimento e dunque sarebbe dannoso trasferirle altrove. Ma le due fiere possono mettere in campo le rispettive forze per far convergere visitatori ed espositori sui rispettivi eventi.
Ciò che a noi interessa, in questa fase, è di far comprendere che le fiere devono rispondere ai bisogni delle imprese. In uno scenario nuovo, dove si ragiona su mercati sempre più vasti, sono necessarie risposte nuove. L’alleanza Milano-Bologna, allargata ad altri quartieri, se andrà in porto, è un segnale forte che ci auguriamo possa avere numerosi sostenitori, a incominciare dalle istituzioni. Ed è comunque una grande opportunità che i presidenti di Confindustria e Confcommercio, Luca Corsero di Montezemolo e Carlo Sangalli, siano in questa fase rispettivamente presidente di Fiera Bologna e vicepresidente di Fiera Milano”.


A cura di Paola Bivona
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