ALLARME RIBASSI: LE RISPOSTE DI BRACCIO ODDI BAGLIONI PRESIDENTE OICE

30/11/2009

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Cinque domande per cinque presidenti. Ecco, qui di seguito le risposte di Braccio Oddi Baglioni, Presidente Oice.

Sulla procedure di affidamento
Presidente, perché negli affidamenti degli incarichi il sistema più utilizzato è quello del prezzo più basso e non quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa?
Può essere che le Amministrazioni seguano la strada dell'aggiudicazione al massimo ribasso per i seguenti motivi: la procedura di gara è più rapida e più semplice; il rischio di contenzioso in fase di gara è ridotto, data la mancanza di significativi elementi contestabili;difficilmente all’amministrazione possono essere imputate responsabilità nella scelta dell’aggiudicatario. Questa apparente semplicità, si paga però nelle fasi successive perché sono frequenti i contenziosi; i tempi di esecuzione dell'incarico spesso si allungano; le prestazioni risultano nella maggior parte dei casi insufficienti, incomplete e non rispettose della normativa vigente, con conseguenti ripercussioni negative nella successiva fase di esecuzione dei lavori. Il metodo di aggiudicazione al prezzo più basso, d’altra parte, non permette di individuare il progettista più capace ed affidabile, bensì quello “che costa meno”.

Sulla derogabilità dei minimi di tariffa e sugli attuali ribassi
Presidente, qual è l’idea del suo Consiglio in merito al problema relativo alla derogabilità dei minimi di tariffa e come pensa che sia possibile evitare i ribassi "selvaggi"?
L'argomento è di forte attualità, e di particolare interesse per gli Associati OICE, tanto che stiamo organizzando un convegno per il 3 dicembre prossimo con tutti i protagonisti in campo: stazioni appaltanti, progettisti, politici e ordini professionali, proprio per chiarire una volta per tutte come superare l’impasse che si è venuto a creare con l’applicazione del “Pacchetto Bersani” alle gare per l'aggiudicazione dei “Servizi di Ingegneria e di Architettura”. Anticipo qui in sintesi le proposte di modifica che vorremmo fossero inserite nel nuovo regolamento del Codice degli Appalti:
1. Qualificare i prestatori di servizi di ingegneria e di architettura;
2. Vincolare le Amministrazioni ad indicare sempre, e puntualmente, nei bandi di gara relativi ai servizi di ingegneria e di architettura le prestazioni richieste e di motivare l'importo posto a base di gara con puntuale riferimento a tali prestazioni;
3. Ricorrere sempre, per i servizi di ingegneria e di architettura, al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa che privilegi sempre la qualità, da valutare con ridotti margini di discrezionalità, e non il prezzo;
4. Costituire “centrali territoriali di committenza”;
5. Prevedere l'obbligatorietà della congruità delle offerte con riferimento puntuale ai servizi di ingegneria e di architettura richiesti;
6. Eseguire sempre la “verifica del progetto”, prima della sua approvazione, nel rispetto di quanto contenuto nel Nuovo Regolamento.

Sulla dignità della professione
Presidente, ritiene che un ribasso "selvaggio" tolga dignità alla professione ed in tal caso quali meccanismi crede che possano utilizzare i Consigli provinciali e nazionali degli Ordini per porre rimedio ad un problema definito da tutti veramente grave?
Sicuramente il meccanismo di aggiudicazione al prezzo più basso porta a premiare i concorrenti che, pur sapendo di non poter realizzare la prestazione in conformità alla normativa vigente nel rispetto dei costi industriali, decidono di acquisire comunque l’incarico, riservandosi, dopo la sottoscrizione del contratto, di ridiscutere le condizioni e di impugnare ogni punto appellabile con lo scopo di ridefinire il corrispettivo. L'alternativa è la produzione di progetti di scarsa qualità tecnica ed architettonica, incompleti e comunque non conformi alla normativa. Tale secondo aspetto è tanto più possibile quanto la verifica dei progetti ai fine della validazione da parte del Responsabile Unico del Procedimento non viene curato con scrupolosa osservanza di quanto previsto dal Regolamento. Coloro i quali operano il tale modo, sarebbero sicuramente espulsi nel contesto di un mercato maturo. Pertanto, se viene scrupolosamente osservato da parte delle Pubbliche Amministrazioni quanto previsto dal Regolamento sui lavori pubblici e viene assicurato un modo di operare in linea con quanto affermato in risposta al punto precedente non sarebbe necessario alcun meccanismo da parte dei Consigli degli Ordini, se non quello di attenta vigilanza e di adozione di provvedimenti in caso di accertato mancato rispetto delle norme.

Sulla riforma delle libere professioni
Presidente, sino a qualche tempo fa le libere professioni tecniche erano molto vicine al CUP che era anche riuscito a presentare una legge di iniziativa popolare. Oggi la posizione delle professioni tecniche sembra più debole. Quali strumenti ritiene, oggi, possano essere utilizzati affinché in questa legislatura veda la luce la riforma delle libere professioni?
Non so dire se la uscita dal CUP delle professioni tecniche le abbia indebolite o meno. Bisogna attendere che il nuovo organismo di rappresentanza prenda posizione sui temi sul tappeto e poi si vedrà. Al momento non abbiamo elementi certi per dare un giudizio. Quel che è certo è che le ultime prese di posizione del CUP sono talmente retrograde da creare imbarazzo. Basti pensare alle dichiarazioni rese nelle audizioni per la indagine conoscitiva promossa dalle Commissione II – Giustizia e X - Attività produttive della Camera dei Deputati in relazione all’esame delle proposte di legge sulla riforma delle professioni intellettuali, dove, pur di dare contro alle associazioni professionali, è stato richiesto di cambiare il codice civile nel senso di affermare che solo le professioni ordinistiche sono professioni intellettuali. Visto il clima che si respira, la mia speranza è che in questa legislatura NON vada in porto nessuna riforma delle professioni: non potrebbe che essere una controriforma che aumenterebbe i poteri e i privilegi della casta. Mi auguro che riesca ad andare in porto solo una legge di regolazione delle associazioni professionali.

Sulle procedure per superare l’attuale crisi
Presidente, quali possono essere, secondo Lei tre possibili risposte all’attuale crisi delle libere professioni?
Nuove regole, che privilegino l’informazione all’utente delle capacità del professionista. Più concorrenza, con chiarezza dei ruoli e delle capacità, più formazione continua. Ricerca di nuovi mercati favorendo, anche con incentivi fiscali, la costituzione di reti tra gli operatori.

Ringraziamo il Presidente Baglioni per le sue interessanti risposte che metteremo a confronto con quelle degli altri presidenti già pubblicate.

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A cura di Paolo Oreto
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