Allarme ribassi: il CNAPPC avvia un’indagine sui costi di progettazione

20/01/2010

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Dopo le interessanti risposte fornite dai maggiori esponenti delle libere professioni intervenuti sull'argomento nel corso del mese di dicembre dello scorso anno, non cessa l'attenzione dei professionisti sul tema legato ai all'allarme per i "ribassi selvaggi" sulle tariffe professionali.
Superata una prima fase di impeto, basata esclusivamente sulla protesta coatta contro il criterio del massimo ribasso, il sondaggio lanciato ha, ormai, assunto delle peculiarità tali da non poter più trascurare i risultati raggiunti dal tavolo di concertazione virtuale che ha portato centinaia di professionisti a condividere esperienze e riflessioni.

Sull'argomento interviene oggi il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, paesaggisti, conservatori che in un recente comunicato stampa, qui di seguito riportato, dà notizia dell'avvio di una indagine sui costi della progettazione e delle altre prestazioni professionali degli architetti italiani che ha in programma, a breve, la pubblicazione dei “protocolli prestazionali”.
Nel comunicato stampa viene precisato che il Consiglio nazionale agirà in definitiva su due percorsi distinti e paralleli: indagine sui costi delle prestazioni e attualizzazione dei sistemi tariffari esistenti.

"A ogni prestazione - spiegano gli architetti Nevio Parmeggiani e Domenico Podestà, Presidenti rispettivamente del Dipartimento Ordinamento e Magistratura, e Legislazione nazionale e europea, protocolli prestazionali, del Consiglio nazionale - deve evidentemente corrispondere un adeguato compenso la cui congruità possa essere verificata e accertata. L'iniziativa che avvieremo coinvolge il superamento dell'asimmetria informativa, la trasparenza delle prestazioni, l'eventuale propedeutico riesame del sistema tariffario, i compensi per le nuove prestazioni e comunque il supporto al contratto fra i contraenti in funzione della applicazione dell'art. 2233 del c.c., dopo l'abolizione dei minimi tariffari obbligatori".

"Indubbiamente - spiegano ancora - è un processo innovativo per noi architetti italiani, ma non per gli architetti di altre nazioni europee che lo stanno applicando o lo stanno sperimentando da diverso tempo. Il riferimento al sistema tariffario ancorato a percentuali sugli importi delle opere, ancorché rifiutato dalle posizioni concorrenziali dell'antitrust, attualmente non costituisce sicura garanzia della qualità delle prestazioni."

Il sistema innovativo dei "costi effettivi" è certamente più realistico e quindi meno contestabile da parte della committenza e gli aspetti attinenti il valore intellettuale del momento creativo possono essere superati con valutazioni già contemplate dal codice civile.
Porsi al cliente avendo un parametro di base economico più certo per il compenso della prestazione, in relazione alle modalità, ai tempi e alle difficoltà che presenta l'incarico è senz'altro un motivo di serietà e di affidamento dell'architetto.

Parmeggiani e Podestà sottolineano inoltre che l'intento "è quello di modernizzare la nostra professione adeguandola all'Europa e i capitolati prestazionali, che potranno maggiormente consentire, insieme ai costi delle prestazioni, la qualità della prestazione stessa, possono permetterci di farlo. Entrambi i sistemi sono innovativi e mai affrontati nella nostra realtà professionale e possono avere ricadute positive a vari livelli nei rapporti con la committenza e più in generale con la società costituendo elemento di sicuro prestigio per la categoria".

"Non per questo, comunque, - proseguono - vengono abbandonate le attività di recupero della tariffa con minimi obbligatori in accordo con altre categorie professionali, ma dobbiamo riconoscere che la Legge 143/49, pur valida nei principi, non è più consona a molte odierne attività prestazionali, così come, in alcune parti, il DM 4/4/2001 per i Lavori Pubblici. I costi economici reali delle prestazioni saranno di grande aiuto per la costruzione di un sistema tariffario rinnovato che proporremo alle istituzioni pubbliche a garanzia della trasparenza per il nostro giusto compenso".

Il Consiglio nazionale degli architetti si dice certo che una tariffa con un minimo assicurato, collegato ad un'accertata qualità della prestazione e alla realtà dei costi sostenuti, rappresenti un notevole passo in avanti per modernizzare di questa professione confermando anche la volontà di ribadire, nelle sedi opportune, la necessità del ripristino dei minimi tariffari obbligatori, sia nel settore privato che, in particolare, nel settore pubblico e, nel frattempo, con opportuni correttivi e modifiche, operare perché le tariffe siano più coerenti con la realtà di oggi.

E concludono precisando che "E' auspicabile che al termine di questo lavoro (realizzato con un uso intenso di sistemi informatici, affidato a soggetti esterni al Consiglio nazionale, e garantendo rigorosamente l'anonimato degli architetti che saranno coinvolti) il tutto confluisca in un unico sistema tariffario oggettivo e condiviso sia per il pubblico che per il privato".

Un'iniziativa di tale importanza - viene anche ricordato - potrà avere esiti concreti soltanto se verrà coinvolto il maggior numero di studi professionali e se la categoria sarà consapevole della sua validità. E' previsto un forte coinvolgimento degli iscritti agli Ordini tramite un'azione propositiva e incentivante degli stessi Ordini provinciali anche attraverso incontri a livello regionale e locale.

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A cura di Paolo Oreto
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