Social Privacy: Come tutelarsi nell'era dei social network

27/05/2014

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L'antropologo e psicologo sociale Robin Dunbar negli anni '90 teorizzò un numero (detto poi numero di Dunbar) che avrebbe dovuto rappresentare il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l'identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre.

Negli anni '90 tale numero era compreso tra 100 e 250 persone. All'inizio degli anni '90 era appena scomparsa Arpanet (rete nata per scopi militari da cui prende spunto internet), era nato il linguaggio HTML e il CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) aveva annunciato la nascita del World Wide Web, ma soprattutto Mark Zuckerberg andava ancora alle scuole elementari e nei suoi progetti più grandi non vi era certo quello di diventare il più giovane miliardario al mondo con la creazione del primo grande social network.

Oggi Dunbar probabilmente dovrebbe rifare i suoi calcoli. Tra Facebook, Twitter, Linkedin e Google + (solo per citare i più conosciuti in Italia), la rete sociale che ognuno di noi si è creata nel mondo virtuale ha ampiamente valicato i limiti delle 250 persone. Ma non solo, la portata mediatica che il nostro profilo e quello delle nostre professioni ha nei motori di ricerca ha sforato ogni limite. Tutti siamo presenti nel web e tutti siamo accessibili. Questo con le necessarie conseguenze: violazioni privacy, furti d'identità, pratiche commerciali scorrette, illazioni e tanto altro ancora.

Questo ha indotto il Garante della Privacy ad affrontare in modo organico il problema della privacy nell'era dei social network con la pubblicazione di un utile opuscolo (gratuito e scaricabile in allegato) che analizza i principali fenomeni, problemi e opportunità legate all'uso dei social network, e propone consigli e soluzioni che possano aiutare la "generazione 2.0", utenti alle prime armi, insegnanti e famiglie, esperti e manager.

Un vero e proprio vademecum che ha l'obiettivo di aumentare la consapevolezza degli utenti e offrire loro ulteriori spunti di riflessione e strumenti di tutela, e aiuta ad utilizzare le opportunità offerte dal mondo digitale difendendosi dalla trappole della Rete.

"Non esistono più barriere - sottolinea il Presidente dell'Autorità, Antonello Soro - tra la vita digitale e quella reale: quello che succede on-line sempre più spesso ha impatto fuori da Internet, nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri. Proprio per questo nel mondo di Internet è necessario non perdere mai di vista il corretto rapporto tra le nuove forme di comunicazione sociale e la tutela della propria e dignità e di quella degli altri".

Il vademecum è suddiviso in quattro capitoli:
  1. Facebook & co
  2. Avvisi ai naviganti
  3. Ti sei mai chiesto?
  4. 10 consigli per non rimanere intrappolati
Chiude il vademecum un glossario "Il gergo della rete" che introduce alcuni termini ed espressioni gergali che si incontrano con maggiore frequenza nelle cosiddette reti sociali.

Interessante è la sezione dedicata ai professionisti in cui 6 semplici domande invitano a riflettere sui contenuti della propria vita virtuale, in particolare:
  1. Il gruppo di persone abilitate a interagire con la tua identità corrisponde al target professionale che ti sei prefissato di raggiungere?
  2. I gruppi ai quali sei iscritto sui social network possono avere effetti negativi sul tuo lavoro?
  3. Se vieni contestato on-line da un componente iscritto alla tua rete sul social network, sei preparato a reagire in maniera appropriata?
  4. Hai valutato se stai condividendo informazioni con qualcuno che può danneggiarti?
  5. Sai che numerosi servizi di chat - inclusi quelli offerti dai siti di social network - permettono di registrare e conservare il contenuto della conversazione avvenuta con gli altri utenti?
  6. Quando offri un servizio ai tuoi clienti, chiedi di essere retribuito per il tuo lavoro. Ti sei mai domandato come paghi i servizi "gratuiti" e le "app" che utilizzi su Internet?

A cura di Gabriele Bivona
© Riproduzione riservata



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