Palermo, Anello ferroviario e Teatro Politeama: 5 domande per in Sindaco Leoluca Orlando

05/05/2015

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Fu inaugurato a principio dell'esposizione universale di Palermo nel 1891 sul progetto vincitore di Concorso (allora si facevano i concorsi per decidere quale fosse la migliore espressione estetica del gusto vigente in corso) dell'architetto Giuseppe Damiani Almeyda.
Era impostato su un doppio ordine di palchi a loggiati sovrapposti, con unica cavea centrale, sormontata dalla migliore espressione ingegneristica del tempo con una struttura in metallo forgiata dalla palermitana fonderia Oretea, al di sopra si erse il gruppo bronzeo dell'artista Mario Rutelli. Aveva, ha, avrà? 950 posti a sedere.

Dico"avra" non per timore di prossime invasioni barbariche ma perché proprio a fianco del Teatro che porta il nome di Giuseppe Garibaldi, lungo la via Emerico Amari ad una decina di metri di profondità, giungerà nel prossimo anno e mezzo, lo scavo previsto per il finalmente realizzando "anello ferroviario", opera strategica che non posso non condividere e giudicare assolutamente necessaria ma che in quanto tecnico, che da ben quattro anni si occupa di rilievo e analisi dei quadri fessurativi già esistenti, pre-esistenti e scaturiti o meno a ridosso degli edifici che insistono sul tracciato del sistema della nuova metropolitana, non posso non farmi e porre all'attenzione delle autorità competenti delle domande mai necessarie quanto oggi.

Si, perché crollasse parte o porzione del teatro, cadrebbe parte della nostra Pompei.
Perché qui non parliamo di edilizia palaziale più o meno abusiva e rispondente o no alle norme tecniche specifiche in materia di costruzione, non parliamo di edifici dalla modesta qualità estetica e non storicizzati, qui stiamo parlando di uno tra gli edifici più rappresentativi di cui una borghesia illuminata ci ha volutamente lasciato traccia.

E già, perché da quanto ho potuto appurare in situ, esistono già quadri fessurativi accesi lungo il perimetro del vecchio Teatro neopompeiano, con lesioni ed ammaloramenti dell'apparecchio murario portante ben visibili persino ai non addetti ai lavori proprio nel prospetto laterale al di sotto del quale "necessariamente " si andrà ad intervenire con alterazioni dell'equilibrio del sottosuolo subito intorno che potrebbe tradursi in peggioramenti dei quadri fessurativi già esistenti e con la creazione di nuovi.

Porgo allora a Sindaco, Assessori competenti, Soprintendenza ai bb. cc. , Protezione Civile e figure apicali di Technis (impresa catanese che si è aggiudicata i lavori in questione) le seguenti ed umilissime domande:
  1. Quali accorgimenti tecnici sono stati immaginati e progettati per attenuare qualsiasi forma di interferenza almeno a ridosso del teatro?
  2. Esiste uno studio mirato e capillare del sottosuolo nell'immediato intorno del teatro?
  3. Si sono previste di concerto con la soprintendenza, opere provvisionali o di miglioramento della statica del teatro ancora prima che lo scavo, la costruzione di paratie o pali interverranno nell'ovvio cambio di configurazione del sottosuolo e dunque del teatro stesso?
  4. Si è provveduto prima che eventuali danni arrecati al teatro prima, durante e dopo la messa in esercizio della galleria e del passaggio dei mezzi, ad assicurare l'edificio con apposite polizze concernenti il recupero ed ogni altra attività finalizzate ad esso?
  5. A chi dovremo rivolgerci per avere le dovute e formali rassicurazioni che quel tratto di memoria urbana possa essere tramandata alle future generazioni?

Sono a favore della metropolitana, anzi auspico un rafforzamento della rete perché i km previsti non basteranno, il teatro Politeama a Piazza Castelnuovo, con la quadriga di Rutelli, i suoi marmi, i suoi colori e le sue ombre addolcite da forme eleganti e sinuose che coltivarono l'esplosione stilistica del miglior Liberty Europeo di la da venire, NON SI TOCCA.
Esigiamo di sapere.
Esigiamo risposte tecniche!
Vigileremo.

A cura dell'Arch. Danilo Maniscalco
 
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