Ponte della Navetta, Parma: parte ufficialmente la sperimentazione del BIM nella PA

07/08/2017

1.228 volte

Lo scorso 28 luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando per “Lavori di realizzazione del nuovo ponte ciclopedonale della Navetta nel Comune di Parma”. La progettazione definitiva, iniziata in modo tradizionale dopo un concorso di idee, è stata condotta dal Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna, guidato dall’Ing. Pietro Baratono (attuale Presidente della “Commissione ministeriale BIM”), allo stadio esecutivo tramite l’utilizzo di metodi e strumenti elettronici (BIM).

Il bando è stato redatto includendo nei documenti di gara il “Capitolato Informativo” (CI). Il documento, che nei paesi di cultura anglosassone è chiamato EIR: “Employee Information Requirement”, si configura come un’appendice del capitolato speciale d’appalto con l’obiettivo di organizzare una serie di domande/specifiche che la Stazione Appaltante richiede in merito alle modalità di gestione informativa e informatizzata di tutta la filiera, fino alla gestione dell’opera. Il documento segue le linee di indirizzo delle nuove specifiche tecniche UNI-11337:2016 “Edilizia e opere di Ingegneria Civile: Gestione digitale dei processi informativi” emanate ufficialmente all’inizio di quest’anno. La stesura dell’appalto ha visto il Provveditorato lavorare di concerto con gli esperti BIM di Harpaceas i quali, per altro, sono stati parte attiva del gruppo di lavoro UNI che ha predisposto le norme.

Con questa sperimentazione la P.A. punta ad ottenere un flusso informativo più veloce e preciso, per ridurre le problematiche in cantiere migliorando e anticipando la fase di controllo, per prevenire il più possibile i contenziosi che, come sappiamo, trovano spesso appoggio nelle carenze tecniche e progettuali.

Le tre fasi della progettazione, preliminare, definitiva ed esecutiva, sono state inizialmente redate secondo il metodo tradizionale: disegni 2D e documenti di gara. Per poter raggiungere lo scopo della sperimentazione del BIM, il Provveditorato ha richiesto la modellazione 3D informata, in appoggio ai documenti di gara, redatto sul progetto esecutivo. Il modello 3D è stato richiesto in formato neutro e aperto, così da essere disponibile per qualsiasi offerente, indipendentemente dagli strumenti in uso da quest’ultimo. Viene rispettato quindi uno dei vincoli suggeriti dalle nuove norme UNI 11337 e, con l’utilizzo delle sintassi aperte IFC, viene utilizzata e richiamata la norma UNI EN ISO 16739:2017. Quest’ultima norma, meglio conosciuta come IFC – Industry Foundation Classes - corrisponde alla sintassi redatta e mantenuta da buildingSMART Internazionale. L’Appaltatore può così realizzare un modello di costruzione BIM-based sviluppando un flusso collaborativo efficace coinvolgendo la Direzione Lavori (Stazione Appaltante) e il costruttore (Appaltatore).

Andando più in dettaglio si nota un tratto importante contenuto nel capitolato ovvero la richiesta di allineare le informazioni 2D con quelle 3D in tutti i casi nei quali ciò si dovesse rivelare necessario così da arrivare al termine dei lavori con una modellazione sempre aggiornata e qualitativamente impeccabile a vantaggio della successiva fase di gestione della infrastruttura.

Con questo bando la Stazione Appaltante ha dimostrato di voler innovare le proprie procedure, così come succede oltre confine, senza dimenticare che è solo attraverso investimenti procedurali migliorativi da parte di tutte le parti coinvolte e nel rispetto delle loro prassi ed esperienze lavorative che si possono ottenere risultati economicamente e qualitativamente vantaggiosi.

L’introduzione del BIM per gradi e step successivi di applicazione crescente, così come prevede il Codice Appalti, consente di non trascurare l’aspetto formativo dello staff della PA, passaggio indispensabile per implementare il BIM al meglio e con il miglior profitto possibile.

La sperimentazione ha investito anche aspetti non direttamente “tangibili” come ad esempio alcuni processi tradizionalmente dialettici tra la direzione lavori e l’impresa costruttrice, con lo scopo di riproporli in chiave digitale immaginando l’utilizzo di un sistema collaborativo e di archiviazione che si configurasse proprio come un “ACDat” (Ambiente di Condivisione Dati) o anche CDE (Common Data Environment) così come indicato dalla norma UNI 11337. Il Capitolato Informativo esprime e sintetizza questi concetti richiedendo ai partecipanti al bando di gara di rispondere impegnandosi ad esplicitare la propria strategia digitale nella loro risposta attraverso l’Offerta per la Gestione Informativa (oGI), un documento altresì previsto dalla norma tecnica.

Con questo approccio la Direzione Lavori potrà senz’altro migliorare il processo di controllo e verifica sullo stato di avanzamento dei lavori.  L’auspicio è che questo percorso sperimentale intrapreso dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna possa costituirsi come caso di riferimento per tutte le Stazioni Appaltanti pubbliche (e private) per il conseguimento di innovazione metodologica, maggior comprensione delle proprie necessità, maggior qualità di realizzazione e contenimento dei costi. Tutti aspetti per altro già emersi anche nella fase iniziale di redazione preventiva dei modello posti a base gara, durante la cui attività sono state infatti risolte, anticipandole, alcune problematiche legate ad imprecisioni progettuali e vizi procedurali, prima che potessero trasformarsi in potenziali motivi di rivalsa degli appaltatori sulla committenza.

A cura di Fabrizio Ferraris
Direttore Marketing e Comunicazione Harpaceas

© Riproduzione riservata

PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE

PARTECIPA PER PRIMO ALLA DISCUSSIONE
Esprimo il consenso al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. n.163/2003 e secondo le finilità illustrata nell'informativa