Cosa fare quando il cliente non paga?

17/05/2018

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I professionisti italiani sono le vittime più silenziose della crisi economica iniziata nel 2007: alla mancanza di lavoro che ha comportato una riduzione media dei fatturati di circa il 30% si è aggiunta la difficoltà ad ottenere il pagamento del proprio compenso.

Un corpus di tutele specifiche per i lavoratori autonomi è stato introdotto dalla legge 81/2017, in vigore dal 14 giugno 2017, che prevede anche alcune tutele in caso di mancato pagamento o ritardo nel saldo fatture. Le nuove disposizioni considerano abusive, e ne disconoscono ogni effetto, le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o di recedere da esso senza congruo preavviso nonché le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento. È’ inoltre prevista l’integrale deducibilità “degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà”.

Tuttavia si tratta di tutele minime che, in concreto, non risolvono il problema del recupero del credito da parte del libero professionista che, spesso, si limita ad aspettare, sollecitando personalmente il pagamento e quindi ottenendo evidentemente scarsi risultati.

Segnalo per inciso che il "cliente insolvente" è una circostanza da segnalare alla propria compagnia di Responsabilità Civile professionale poiché è frequente che, a fronte di un’ingiunzione di pagamento da parte del libero professionista per avere il legittimo compenso, il cliente risponda, innocentemente, che il mancato pagamento è motivato da chissà quali errori professionali.

Tornando al tema che ci occupa, il recupero crediti può dunque dare risultati soddisfacenti solo con determinate premesse: occorre che il professionista a cui si affida questa delicata attività per proprio conto sia preparato, organizzato e perseverante. Deve essere preparato perché deve conoscere la materia che tratta e le normative che la disciplinano, organizzato perché solo questo gli consente di risolvere in modo efficace ed efficiente le pratiche, perseverante perché avere a che fare con i debitori richiede pazienza e costanza.

È’ preferibile pertanto rivolgersi ad avvocati specializzati oppure società di recupero crediti che abbiano comprovata esperienza, offrano soluzioni di pagamento a risultato ottenuto e che siano in grado di gestire efficacemente anche il recupero di piccoli importi, coniugando la necessità di esigere il pagamento con il contenimento dei costi di recupero.

Il recupero del credito può avvenire in via stragiudiziale o attraverso procedure di recupero crediti giudiziale.

Il recupero crediti giudiziale consiste nel rivolgersi all’Autorità Giudiziaria al fine di ottenere la condanna del debitore al pagamento del dovuto: se, nonostante la condanna al pagamento, il debitore non dovesse adempiere, non resterebbe che pignorare i suoi beni (...se ne ha) per soddisfarsi su di essi. È opportuno quindi accertarsi della solvibilità del debitore e della convenienza economica della procedura prima di intraprendere questa strada.

L’attività di recupero crediti stragiudiziale, invece, consiste nel tentativo di recuperare il credito mediante la negoziazione con il debitore per evitare di ricorrere all’azione legale che, come è noto, comporta un elevato grado di incertezza sui tempi, sui costi e sull’esito stesso del tentativo di recupero. Col recupero crediti stragiudiziale il libero professionista creditore può ottenere i seguenti benefici:

  • riduzione dei tempi di riscossione,
  • abbattimento dei costi,
  • possibilità di preservare il rapporto professionale con il debitore,
  • possibilità di ottenere subito i benefici fiscali della perdita sui crediti in caso di esito negativo.

Quanto sopra riguarda, come detto, le azioni che il professionista può porre in atto nel caso di un credito già maturato nei confronti di un cliente insolvente. Esiste però anche la possibilità di tutelarsi preventivamente dall'eventuale futura insolvenza di un cliente.

In particolare, per tutelarsi dal rischio - cioè dalla "possibilità", che non è ancora "certezza" - di insolvenza o ritardo del pagamento da parte del cliente, il libero professionista ha anche la possibilità di stipulare la polizza di Tutela Legale, quell’assicurazione con la quale l'assicuratore prende in carico le spese legali, processuali e peritali occorrenti all'assicurato non solo per difendersi, ma anche per agire legalmente per il risarcimento di danni subiti, garanzia molto interessante per non dover rinunciare al tentativo di far valere i propri diritti solo per timore che le spese legali superino il valore della causa stessa. Tale polizza, in genere, prevede l’estensione per il recupero crediti sia limitatamente alla sola fase stragiudiziale che con estensione anche alla fase giudiziale (tuttavia con costi piuttosto alti).

Inoltre, se il creditore è un soggetto fallibile, cioè un’azienda (ma non un privato o una Pubblica Amministrazione), è possibile stipulare la cosiddetta polizza credito. Si tratta di un servizio svolto da compagnie assicurative specializzate e si basa sulla valutazione preventiva degli acquirenti a cura dell'assicuratore. Il contratto è stipulato dal libero professionista nel proprio interesse, a differenza di ciò che accade con le cauzioni, e prevede uno scoperto obbligatorio. A differenza delle altre polizze assicurative, la stipula del contratto non rende automatica la copertura per il fatto che è necessario che l’assicurato avanzi formale richiesta del fido per ciascun cliente/debitore. In sintesi, l'assicurazione del credito si compone generalmente di tre tipologie di servizio:

  • l'analisi preliminare dell'affidabilità dei clienti, cioè la loro capacità di onorare gli impegni assunti,
  • la gestione delle azioni bonarie o legali per il recupero dei crediti,
  • l'erogazione del risarcimento in caso di insolvenza dell'acquirente.

In conclusione, viste anche la complessità e difficoltà di soluzione di casi concreti, il mio consiglio è comunque di sottoscrivere sempre un disciplinare di incarico (cosa che, tra l’altro, è oggi dovuta per legge) prevedendo il pagamento di acconti frequenti e di piccolo importo, piuttosto che di pochi acconti di importo elevato, per avere la possibilità e la tranquillità di "mandare a quel paese" il cliente insolvente.

A cura di Cristina Marsetti (c.marsetti@allins.it)
Ingegnere libero professionista e intermediario assicurativo

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