Codice dei contratti, Raffaele Cantone e ANAC: riflessioni su un Paese in cerca d'autore

08/02/2019

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Abbiamo criticato il nuovo impianto normativo sugli appalti pubblici sin dalle prime bozze circolate prima della pubblicazione in Gazzetta del D.Lgs. n. 50/2016. Non soltanto per i contenuti, che possono essere più o meno condivisibili, quanto per una struttura iperstatica formata da una moltitudine di provvedimenti attuativi che rendono la materia difficile da seguire.

Le norme vanno scritte per chi le applica e non per gli studiosi che hanno il tempo per andarci dietro e oggi l'impianto normativo sugli appalti pubblici crea serie problematiche sia a chi deve preparare i bandi che a chi deve partecipare alle procedure. Ciò nonostante, abbiamo anche ammesso che del nuovo Codice non tutto è da buttare; più volte abbiamo manifestato la necessità di una revisione "strutturale" del Codice che consentisse agli operatori di affidarsi ad un unico strumento normativo e non ad n provvedimenti dei quali molti modificati altre n volte.

Abbiamo anche criticato la soft law, sistema normativo ispirato ai Paesi anglosassoni ma anche ad una cultura evidentemente diversa da quella italica, non tanto per aver lasciato parte del potere legislativo ad un'Autorità terza, quanto perché sarebbe stato più efficace potenziare i poteri e le risorse della defunta Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP). Benché contrari all'idea stessa che dei contratti pubblici se ne dovesse occupare un'Autorità chiamata "Anticorruzione", perché lascerebbe intendere all'esterno un'idea sbagliata e mortificante per l'intero settore, occorre fare una attenta riflessione sulle parole rilasciate dall'attuale Presidente dell'ANAC Raffaele Cantone, riguardo le sue ipotetiche dimissioni (leggi articolo).

Cantone non si dimetterà, lo ha ammesso lui stesso, è però evidente che il suo mandato è agli sgoccioli e terminerà alla naturale scadenza del contratto o con un eventuale e non difficile da ipotizzare avvicendamento da parte dell'attuale esecutivo. Le parole di Cantone sono però state accolte nel modo più sbagliato. Sui social non sono mancati i commenti polemici di chi ha contestato la scelta di non dimettersi prima di aver ottenuto un nuovo incarico o di chi, invece, ha parlato dell'ANAC come un concentrato ingiustificato di potere.

Potrà piacere o no, ma in un contesto socio-politico-culturale mortificante, l'operato dell'Autorità Nazionale Anticorruzione è la dimostrazione di come qualsiasi Ente non può prescindere dalla guida illuminata di chi deve essere chiamato a dirigerlo. Sono stati diversi gli errori commessi in questi anni e noi abbiamo provato a raccontarli tutti, spesso in modo duro e sempre con onestà intellettuale e buona fede, ma una cosa deve essere chiara: l'ANAC è stata guidata da una persona competente e autorevole. A prescindere da cosa succederà al Codice e all'ANAC, possiamo solo sperare che persone come Raffaele Cantone possano sempre essere chiamate nelle posizioni chiave di un Paese che mai come oggi necessita di eccellenze come la sua.

Nella speranza che chi ha avuto modo di osservare da vicino l'operato del Presidente dell'Anticorruzione ne abbia anche apprezzato le capacità indipendenti dalla bandiera e certo che difficilmente chi verrà dopo di lui potrà operare meglio (anche se "l'ottimismo è il sale della vita"), vogliamo lanciare l'hashtag #ioStoconCantone che vi invito a condividere sui vostri profili social.

A cura di Ing. Gianluca Oreto

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