Sblocca Cantieri e Codice dei contratti: giudizio negativo di CGIL, CISL ed UIL

11/06/2019

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Pesante il giudizio che CGIL, CISL ed UIL hanno espresso nel corso dell’audizione di ieri all’VIII Commissione (ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei Deputati sul disegno di legge di conversione in legge del Decreto-Legge 18 aprile 2019, n. 32 (c.d. Decreto Sblocca Cantieri) recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici”.

Le tre sigle sindacali premettono che non è veritiera poi l'affermazione che attribuisce al Codice dei Contratti la responsabilità del blocco degli appalti in Italia. Tutti i dati empirici, le stesse relazioni semestrali dei competenti Uffici di Camera e Senato, comprovano invece una crescita elevata del mercato degli appalti pubblici salito a quota 139,5 miliardi nel 2018 nei settori delle forniture, dei servizi, e in modo particolare grazie alla spinta dei bandi per le opere pubbliche saliti fino a quota 32,3 miliardi, pari ad un incremento di più 37% rispetto al 2017.

Il blocco, precisano nella propria relazione i tre Sindacati, attiene:

  • ai 36 passaggi autorizzativi oggi necessari:
  • ai continui rimpalli di competenza;
  • spesso al prolungarsi delle cosiddette “conferenze di servizi” che nate per semplificare ed individuare i livelli di responsabilità e competenza funzionano poco e male;
  • alla scarsa qualità delle stazioni appaltanti.

La vera operazione da compiere era appunto quella di ridurre drasticamente il numero delle stazioni appaltanti, passando da quasi 56.000 a qualche migliaio, qualificandole e dotandole di adeguato personale tecnico, giuridico e amministrativo.

Anche in questo caso la proposta di riforma va nella direzione opposta in quanto viene sospeso l'obbligo per i Comuni non capoluogo di provincia di centralizzare le procedure di appalto e ridando a tutti, anche alle micro realtà Comunali, la possibilità di appaltare in proprio. E' poi del tutto incomprensibile, se non in una logica tipicamente clientelare e dispersiva delle risorse pubbliche, la scelta di qualificare la società “Sport e Salute spa” quale Centrale di Committenza, e la costituzione della società per azioni “Italia infrastrutture spa”.

Per i tre Sindacati, i punti maggiormente critici, del disegno di legge di conversione, sono:

  • la sospensione dell'obbligo di scegliere i commissari di gara tra gli esperti iscritti all'albo istituito presso l'Anac;
  • l'aumento al 40% della soglia dei subappalti;
  • la sospensione dell'indicazione della terna dei subappaltatori in fase di gara anche per le attività maggiormente esposte a rischi d'infiltrazione mafiosa;
  • l'abolizione dell'obbligo, per l'impresa offerente, di dimostrare essa l'assenza di motivi di esclusione in capo ai subappaltatori;
  • la modifica art. 47 comma 2, e relativa all'affidamento dei lavori ai consorzi stabili non considerati subappalti;
  • la soppressione della norma che stabiliva che l'affidatario del subappalto non avesse partecipato alla procedura per l'affidamento dell'appalto.

In allegato il testo integrale del documento consegnato nel corso dell’audizione.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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