Codice dei contratti: Cosa ci aspettiamo? Il nuovo Regolamento è in arrivo?

13/09/2019

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Quanta differenza nei discorsi sulla fiducia del Premier Conte! In quello del mese di giugno 2018 non mancarono gli strali contro il Codice dei contratti e contro l’ANAC, in quello di questi inizi del mese di settembre nessun riferimento né al Codice né all’ANAC. Ci siamo chiesti il perché e non abbiamo trovato alcuna giustificazione perché, a nostro modesto avviso, la situazione attuale non si differenzia molto da quella del mese di giugno 2018 per lo meno sotto l’aspetto delal chiarezza normativa.

Riflettevamo ieri su come si è arrivati tra la fine del mese di maggio e gli inizi del mese di giugno all’approvazione del testo definitivo della legge di conversione del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 (cosiddetto “sblocca cantieri”) convertito, successivamente nella legge 14 giugno 2019, n. 55. Ricordiamo tutti come, dopo gli oltri 1.000 emendamenti presentati alle commissioni riunite 8a 13a del Senato.

E ricordiamo che il Vice Premier Matteo Salvini, dopo l’esito delle elezioni europee che avevano incoronato la lega come primo partito in Italia, passava all’incasso e comunicava la presentazione di un emendamento della Lega che conteneva la parziale sospensione del Codice dei contratti sino al 31 dicembre 2020.

In pratica con il lunghissimo emendamento (articolo unico con 24 commi) di 5 pagine era affermato al comma 1 che per rilanciare gli investimenti pubblici e di facilitare l'apertura dei cantieri per la realizzazione delle opere pubbliche, nelle more della riforma complessiva del settore e comunque nel rispetto dei principi e delle norme sancite dall'Unione europea, in particolare delle direttive 2014/23/Ue, 2014/24/Ue, 2014/25/Ue, fino al 31 dicembre 2020, non trovavano applicazione, a titolo sperimentale, alcune norme del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Nello stesso emendamento venivano poi, introdotte pesanti modifiche all’articolo 36 del Codoce dei contratti (leggi articolo).

Con l’emendamento relativo alla sospensione del Codice dei contratti presentatato dal Senatore Pergreffi della Lega e con il successivo emendamento del Senatore Coltorti del Movimento 5 stelle che, di fatto, annullava l’emendamento della Lega, tornando al testo approvato dalle commissioni riunite 8a 13a del Senato venivano confermate le tensioni all’interno del Governo giallo-verde che si erano acuite dopo la mancata intesa sull’emendamento della Lega (leggi articolo).

Chi ha una buona memoria ricorda come si arrivò in definitiva ad un seccessivo emendamento sottoscritto dai senatori Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega). dell’emendamento unico presentato dalla Lega (leggi articolo)

Chi non ricorda come nel mese di giugno l’approvazione definitiva della legge di conversione in legge del decreto-legge sblocca cantieri portò alla definitiva decisione di lasciare l’ANAC non esplicita ma leggibile in una dichiarazione che lo stesso Cantone rilasciò alla presentazione della Relazione annuale sull'attività svolta dall'Autorità nel 2018; in quell’occasione Cantone disse "Non credo di sbagliare nel dire che quanto accaduto su quel testo non ha molti precedenti nella storia del nostro Paese: adottato con grandi auspici e senza nemmeno particolari contrarietà, da un giorno all’altro è diventato figlio di nessuno e soprattutto si è trasformato nella causa di gran parte dei problemi del settore e non solo. È innegabile che da quell’articolato sono derivate delle criticità, ma ciò è dovuto soprattutto al fatto che è stato attuato solo in parte, mentre i suoi aspetti più qualificanti (la riduzione delle stazioni appaltanti, i commissari di gara estratti a sorte, il rating d’impresa) sono rimasti sulla carta" (leggi articolo) con ulteriori pesanti critiche contenute nel suo intervento del corso dell’audizione dell’11 giugno al Senato (leggi articolo).

Queste semplici considerazioni per evidenziare come mentre, in atto, il nuovo Governo giallo-rosso parla di modifiche ai decreti sicurezza, nulla viene detto in merito alla necessità non soltanto di capire se è possibile riuscire a predisporre in tempi brevi il regolamento attuativo che dovrebbe sostituire tutta la soft law ma, anche, se è opportuno ritornare sui propri passi su alcune modifiche introdotte dal Decreto-legge n. 32/2019 che sono andate, indubbiamente contro la trasparenza, la libera concorrenza, la non discriminazione e la proporzionalità.

Perché il Premier Conte nei suoi discorsi sulla fiducia di questi inizi del mese di settembre alla Camera ed al Senato non ha parlato né del Codice dei contratti né dell’ANAC? Le risposte possono essere soltanto due: o perché ritiene che va tutto bene e che non si debba fare nulla o perché, invece, avrebbe qualche difficoltà ad affermare che le modifiche introdotte nel mese di giugno non hanno dato gli effetti sperati.

Noi siamo dell’avviso che le modifiche introdotte con il più volte citato decreto-legge n. 32/2019 convertito dalla legge n. 55/2019 hanno portato ad un Codice che ha perso di vista gli originari presupposti per il quale era stato predisposto in sostituzione del precedente (D.lgs. n. 163/2006) ed un dubbio ci assale.

Se nel giugno 2018, al posto del governo giallo-verde si fosse insediato un governo giallo-rosso con entrambe le componenti già, in precedenza, in buona armonia con il Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone avremmo avuto l’attuale testo del Codice dei contratti? Ed il Presidente Cantone si sarebbe dimesso? Noi riteniamo di potere rispondere “NO”.

Restiamo ora in attesa dei tanti provvedimenti rimasti inevasi e dell’approvazione del Regolamento attuativo che dovrebbe sotituire la soft law e che, così come previsto dal comma 27-octies, art. 216 del D.Lgs. n. 50/2019, dovrebbe essere predisposto entro il 16 ottobre 2019. Sarà mai vero? Attendiamo notizie dal nuovo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

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A cura di arch. Paolo Oreto

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