Emergenza Venezia, Comodo (Fond. Inarcassa): 'Servono manutenzioni continue e diffuse'

21/11/2019

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L'emergenza acqua alta che sta vivendo la città di Venezia, i terremoti che sgretolano le città del centro Italia spazzando via interi paesi, l'allerta meteo che negli ultimi anni ha devastato la città di Genova, il crollo del ponte Morandi...sono solo alcune delle emergenze che hanno devastato il nostro Paese, che fanno parte di una lista molto più ampia i cui elementi hanno in comune l'incuria e l'assenza di pianificazione centrale che trasformi gli effetti di eventi prevedibili in ordinaria amministrazione.

Di questo argomento ne ha discusso il Presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo, che, in occasione della Festa dell’Architetto 2019, organizzata il 15 e il 16 novembre nell’ambito degli eventi per la Biennale d’Arte, ha affermato che l’evento della Biennale “può essere utile anche, e soprattutto, in un momento così difficile per la città proprio per ricordare il valore dell’ingegneria e dell’architettura in fasi così delicate per la vita di un territorio e di un Paese. Va detto, per quanto attiene a Venezia, che la realizzazione del Mo.s.e. può essere la soluzione di una delle criticità ma non di tutte. Occorrerebbero proficui investimenti anche per le opere, altrettanto importanti, di manutenzione, dei canali ad esempio, degli edifici storici e del patrimonio artistico e demaniale della città. L’attenzione è stata concentrata in questi lunghi anni sull’opera del Mo.s.e., che ha superato la cifra record di oltre 5 miliardi, ma non si può lasciare in alcun modo scoperta l’esigenza di concentrare risorse anche, in ‘tempo di pace’, sulla cura delle calli, sulla bonifica delle parti degradate della città, sui ponti e i rialzi, sulla pulizia dei canali. Insomma, il Mo.s.e. ha attirato grandi capitali e va quindi completato al più presto, sperando che si riesca a farlo entro la data indicata del 2021, ma resta aperta, comunque, la questione di una fondamentale, continua e capillare azione di manutenzione. Di fatto, uno dei cardini del principio e della pratica della prevenzione, a Venezia come in tutto il resto d’Italia, per strutture e infrastrutture”.

Già la storia aveva dimostrato, nei secoli passati, che Venezia richiede misure calibrate “non solo contro agenti esterni come le maree, al cui contenimento è deputata la costruzione del Mo.s.e., ma anche interni, con fiumi e canali, da controllare e gestire con lungimiranza, affrontare il dissesto idrogeologico con la prevenzione e non più come un’emergenza”, continua Comodo.

L’anomalia veneziana è anche rappresentata dal tipo di allagamento che si è verificato: “Il vero problema - conclude il Presidente di Fondazione Inarcassa - non è paradossalmente l’acqua alta, o meglio non solo, ma il fatto che essa sia salina. Questo comporta una serie di conseguenze più gravi rispetto alle consuete alluvioni che riversano sulle città acqua dolce. I danni provocati da quella salata non sono visibili subito, ma il sale corrode le strutture, si infiltra nelle porosità dei materiali, dai mattoni agli intonaci e con il clima secco tende poi a cristallizzarsi diventando pericoloso nel tempo per la stabilità dei materiali. Ecco perché serve prevenire”.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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