Cessione crediti PA: criticità normativa penalizza le professioni tecniche

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sulla base delle segnalazioni dei propri iscritti, ha individuato una criticità nella normativa sulla cessione dei cr...

03/03/2015
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Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sulla base delle segnalazioni dei propri iscritti, ha individuato una criticità nella normativa sulla cessione dei crediti della Pa al sistema bancario. Gli istituti rifiutano la cessione pro-soluto di gran parte dei crediti dei professionisti tecnici, in quanto classificati come "spese in conto capitale". Armando Zambrano: "Chiediamo che tutte le prestazioni professionali siano considerate esattamente per quello che sono, ovvero spese di parte corrente, mettendo un punto finale su una vicenda, quella dei debiti contratti dal PA, mai pagati, che non fa onore a questo Paese".

Nel percorso di liquidazione dei debiti della Pubblica Amministrazione, avviato dal Governo, i liberi professionisti che vantano un credito certificato per lavori svolti per una struttura della PA rischiano di essere fortemente penalizzati.
Il problema è legato ad una norma contenuta nel Decreto legge n. 66 del 2014 che prevede che possano essere liquidati, attraverso la cessione pro-soluto presso il sistema bancario, solo i crediti di parte corrente certi, liquidi ed esigibili per "somministrazioni, forniture ed appalti e per prestazioni professionali " svolte per Pubbliche Amministrazioni. Viene pertanto esclusa la possibilità di liquidare crediti per spese in conto capitale effettuate dalle Pubbliche Amministrazioni.

Di recente alcuni Ordini provinciali degli Ingegneri hanno segnalato, con grande preoccupazione, al CNI alcuni casi in cui più istituti bancario hanno rifiutato di procedere alla liquidazione di un credito secondo le procedure del pro-soluto perché afferenti a prestazioni professionali di progettazione di opere pubbliche classificate come spesa in conto capitale.

L'eccezione sollevata dagli istituti bancari è corretta in osservanza di una norma che, viceversa, andrebbe immediatamente modificata poiché tale norma spinge le Amministrazioni pubbliche a classificare come spesa in conto capitale il pagamento di un servizio (la prestazione professionale) che in modo evidente non può essere considerata tale.

"Le Amministrazioni pubbliche classificano le attività di progettazione di un'opera e l'opera medesima in modo identico, ovvero come spesa capitale, il che è palesemente fuorviante - afferma il presidente del CNI Armando Zambrano - E' evidente che la spesa per una prestazione professionale è un servizio, quindi classificabile come spesa di parte corrente, mentre la realizzazione di un'opera è una spesa in conto capitale. Non solo lo Stato per anni non ha pagato ai liberi professionisti e ad alle imprese lavori conclusi e regolarmente eseguiti, ma ora che sono state definite apposite procedure di liquidazione dei debiti rischiamo un nuovo stallo perché le norme sono contraddittorie. Non siamo più disposti ad accettarlo".

"Il CNI si sta muovendo - continua Zambrano - affinché il Ministero dell'Economia e delle Finanze si adoperi molto rapidamente per un chiarimento ed eventualmente per una modifica dell'comma 1 dell'art 37 del Dl n. 66 del 2014 che determina, nei fatti, l'esclusione di molti liberi professionisti dalla possibilità di cessione pro-soluto dei propri crediti vantati nei confronti della PA. Chiediamo, pertanto, che tutte le prestazioni professionali siano considerate esattamente per quello che sono, ovvero spese di parte corrente, mettendo un punto finale su una vicenda, quella dei debiti contratti dal PA, mai pagati, che non fa onore a questo Paese".

A cura di Ufficio Stampa CNI