Cile vs Italia 8.3 a 0, ma si parla di terremoto

In questo strano articolo partiamo dai numeri; Cile e Italia, due paesi lontani geograficamente e non solo. L'obiettivo è analizzare il terremoto avvenuto ne...

08/10/2015
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Cile vs Italia 8.3 a 0, ma si parla di terremoto
In questo strano articolo partiamo dai numeri; Cile e Italia, due paesi lontani geograficamente e non solo. L'obiettivo è analizzare il terremoto avvenuto nel paese sudamericano il 16 settembre scorso; evento del quale, tra l'altro, ci siamo già dimenticati.
Il nodo è proprio questo: è possibile dimenticare in pochi giorni un sisma di magnitudo 8.3, con tsunami al seguito? La questione non può essere liquidata giustificandola solo con l'esiguo numero di morti e la lontananza geografica.

Ma cominciamo dai numeri, vediamo le squadre in campo e quali sono le regole del gioco.
Popolazione
Italia 62 milioni.
Cile 17 milioni.

Prodotto Interno Lordo
Italia 2 mila miliardi di $ (8° pos. mondiale).
Cile 250 milioni di $ (38° pos. mondiale).

Tasso di alfabetizzazione
Italia 99,2% (47° pos. mondiale).
Cile 98,7% (65° pos. mondiale).
L'Italia parte favorita, nettamente.

Il 16 settembre 2015, alle ore 19:54 locali, un sisma di magnitudo 8.3 ha colpito la località costiera di Coquimbo, in Cile, con ipocentro ad una profondità di 25km (Con terremoti di tale intensità può essere fuorviante parlare di ipocentro ed epicentro, in quanto le rotture si estendono su superfici di decine di kilometri; l'ipocentro va ad identificare solamente l'ipotetico punto di partenza, la cosiddetta "enucleazione").

Dopo pochi minuti, gli addetti ai lavori hanno cominciato a ricevere mail e messaggi seguiti con apprensione: una tale magnitudo, a così poca profondità e in zone abitate non è uno scherzo.
Tutti attendavamo, dopo l'evento, il disastro.

Per metterci in una posizione di facile comprensione, prendiamo il valore 6.3 quale "magnitudo potenziale standard" italiana; è un parametro inesistente, ci serve solo per questa relazione. Lo scopo è avere un paragone utilizzando un ordine di grandezza basato su sismi recenti, in termini storici e di memoria collettiva (Umbria e Marche, Abruzzo, Emilia). I due cubi sopra ci mostrano dunque la proporzione (Trattandosi di scala logaritmica, mentre una differenza di magnitudo pari a 1 è equivalente a un fattore 31,6, una differenza di magnitudo pari a 2 è equivalente ad un fattore 1000) tra l'energia liberata con una magnitudo 6.3 e quella liberata con un 8.3; il rapporto è di uno a mille e quest'energia, ovviamente, è direttamente proporzionale alle azioni agenti sulle opere investite dalle onde sismiche nel loro percorso.
Immediatamente dopo l'evento la Oficina Nacional de Emergencia del Ministerio del Interior y Seguridad Pública (ONEMI - ONEMI è l'equivalente del nostro Dipartimento di Protezione Civile; consiglio una visita al loro sito http://www.onemi.cl), attraverso i propri strumenti informatici, ha elaborato alcuni dati fondamentali nella gestione a breve e lungo termine dell'emergenza, ottenendo grafici (Le immagini di questa relazione sono tratte dalle elaborazioni di USGS - U.S. Geological Survey) di probabilità per alcuni parametri significativi.


In particolare, a SX vediamo le "estimated fatalities" (la percentuale "vincente", quella del 39%, ci porta un range di possibili vittime stimata tra le 10 e le 100 unità) mentre a DX le "estimated economic losses", in milioni di US$ (la percentuale "vincente", quella del 49%, ci porta un range di perdita economica stimata tra 100 e 1000 milioni di $). Le previsioni, i grafici, sono soggetti necessariamente ad incertezza; se guardiamo in particolare alle possibili vittime, passare da un potenziale di 100 a quello di 1000 era una questione di 7 punti percentuali. Ma da qualche parte bisognava partire, quindi la macchina dei soccorsi si è messa in moto.
Il terremoto non è avvenuto nel deserto, ma in zone abitate; la shake map è impressionante ed è impressionante correlare la magnitudo alla popolazione delle città più vicine all'epicentro:




VIII MMI - Illapel, 23 mila abitanti.
VIII MMI - Ovalle, 77 mila abitanti.
VII MMI - Monte Patria, 14 mila abitanti.
VII MMI - Salamanca, 13 mila abitanti.
VII MMI - La Serena, 155 mila abitanti.
VII MMI - Vicuna, 13 mila abitanti.
V MMI - Santiago, 5 milioni abitanti.
V MMI - Vina del Mar, 300 mila abitanti.
V MMI - Valparaiso, 280 mila abitanti.
V MMI - Puente Alto, 510 mila abitanti.
V MMI - Mendoza, 900 mila abitanti.

Lo scorrimento massimo, in prossimità della faglia che determina il confine tra la placca South America e la Nazca, è stato di circa 6m. La durata della scossa principale è stata di oltre un minuto.
Nella capitale Cilena, Santiago, a più di 230 km di distanza dell'epicentro, migliaia di persone hanno trascorso la notte in strada; a Buenos Aires, 1100 km di distanza, molti edifici pubblici (incluso il campus universitario) sono stati evacuati; nei quartieri Belgrano e Palermo le persone hanno dormito in strada. Altre città argentine come Mendoza e Rosario hanno attivato evacuazioni di massa.
Lo abbiamo già detto, i dati sul terremoto sono impressionanti; ma non c'è tempo per discuterne perché è molto probabile che un tale evento generi uno tsunami. Così è; le prime onde, con altezza fino a 5 m, si sono abbattute sulla costa dopo soli 25 minuti dal sisma; l'esercito era già attivo, ma soprattutto la popolazione sapeva cosa fare. Nelle 3 ore successive all'evento un milione di persone sono state evacuate e messe al sicuro.
Esito: 13 morti (11 per lo tsunami, 4 per il sisma). 400 edifici sono inutilizzabili (sono crollati o dovranno essere abbattuti) e ulteriori 700 hanno subito gravi danni.
I numeri impressionano ancora, ma questa volta in positivo. Per chi scrive, a tutti i livelli, questa è la vittoria di una società evoluta: edifici sicuri, conoscenza del problema, popolazione preparata, protezione civile, resilienza. Proviamo a parlarne.

Il Cile è una delle zone maggiormente sismiche del pianeta. Prendendo in considerazione anche solo i terremoti più intensi degli ultimi 50 anni, troviamo:
1960 Magnitudo 9.5 - 5000 morti.
1973 Magnitudo 6.7 - 0 morti.
1985 Magnitudo 7.9 - 177 morti.
1997 Magnitudo 7.1 - 7 morti.
2010 Magnitudo 8.8 - 500 morti.

Facciamo adesso un parallelo con il nostro paese (lo so, non è elegante fare certi conti, ma nemmeno il terremoto è elegante ad arrivare senza l'invito...):
1968 Magnitudo 6.1 - 370 morti.
1976 Magnitudo 6.4 - 965 morti.
1980 Magnitudo 6.9 - 2914 morti.
1997 Magnitudo 6.1 - 15 morti.
2002 Magnitudo 6.0 - 28 morti.
2009 Magnitudo 6.3 - 309 morti.
2012 Magnitudo 5.9 - 27 morti.

Qui il Cile recupera nettamente sull'Italia; eventi come i massimi accaduti da noi per loro sono poco rilevanti. Energie in gioco di due o tre ordini di grandezza superiori alle nostre provocano lo stesso nostro numero di vittime; eppure anche i Cileni hanno abitazioni, infrastrutture, scuole, industrie.
Come in Italia hanno le faglie e le montagne. Il South American arc si estende per più di 7000 km, dal sud del Cile fino a Panama e segna la demarcazione tra le placche South America e Nazca (che si inabissa sotto la precedente); questa subduzione ha generato (e continua a generare) la cordigliera Andina ed una moltitudine di vulcani attivi. Le due placche hanno un movimento relativo costante che va dai 65 agli 80 mm all'anno.
Helia Vargas, una responsabile dell'ONEMI, dice al New York Times senza troppi giri di parole: I terremoti degli ultimi anni ci hanno fornito un'enorme opportunità di imparare ed il Governo ha costantemente riversato milioni di dollari nell'aggiornamento dei building codes, procedure di evacuazione, early warning e preparazione della cittadinanza.
Tutto semplice quindi: investire soldi per normative, protezione civile e consapevolezza.

Proprio il 24 settembre Santiago era stata la città scelta per un'esercitazione di massa con simulazione di un sisma di magnitudo 9. Ricardo Toro (E' un ex generale ora a capo dell'ONEMI; ha perso la propria moglie nel terremoto di Haiti del 2010) parla di quell'esperienza e del sisma con tsunami di ottobre, come di un esercizio simile a tutti quelli che, ogni anno, cittadini e forze dell'ordine ripetono per almeno sei o sette volte: Deve essere un protocollo, una cosa normale e abitudinaria; nell'emergenza l'improvvisazione è mortale. Parla poi delle costruzioni: La differenza tra vivere un terremoto e vivere un disastro la fanno anche i building codes, che in Cile sono estremamente severi. Ogni edificio deve resistere ad una magnitudo 9; già nel sisma del 2010, di magnitudo 8.8, su 6000 edifici prossimi all'epicentro solo 4 sono stati demoliti. Il merito è del lavoro congiunto di costruttori, tecnici e uffici governativi che controllano e autorizzano le costruzioni.
Come in Italia.

Poi c'è la popolazione, che sa tutto perché ha imparato tutto senza dimenticare. Senza dilungarsi sulle solite questioni che mi rendono noioso (e che mi annoiano), una delle bevande tipiche Cilene è il terremoto (Per curiosità, si fa con vino bianco, fernet, granatina e gelato all'ananas) ed un'altra si chiama replica.


Che la gente sia preparata lo si vede anche dall'esito di Did you feel it? (Anche la Protezione Civile Italiana ha attivato un servizio, via e-mail, che si chiama Hai sentito il terremoto?); 1249 cittadini hanno risposto (via e-mail o social) dipingendo perfettamente, con la loro percezione dell'evento, la shake map che abbiamo visto nelle pagine precedenti.
Quindi andiamo a chiudere; il Cile stravince questa partita sull'Italia. La vittoria della squadra deriva dai fondamentali:
- Sul terremoto che sarebbe arrivato il Cile sapeva tutto, eccetto la data di arrivo.
- Il governo Cileno è consapevole del proprio rischio, pertanto investe affinché si riduca.
- La popolazione Cilena è consapevole del proprio rischio, pertanto agisce affinché si riduca.

Su questi tre aspetti il nostro stato deve ancora allenarsi molto; diciamo che rispetto al Cile noi stiamo ancora scegliendo i giocatori ma non sappiamo ancora quale partita giocheremo. E, in questo momento storico, è criminale dire "Loro sono preparati perché hanno terremoti più grandi". Lo so che qualcuno lo pensa, ma non ditelo; abbiamo visto che in Italia, con i nostri terremotini, contiamo lo stesso numero di vittime del Cile (per non parlare del patrimonio edilizio e dei soldi per la ricostruzione).
Parliamone ancora di questo terremoto, analizziamolo, spezzettiamolo tutto e portiamolo da noi; usiamolo. Come non dobbiamo dimenticare i fallimenti, così dobbiamo continuare a parlare delle vittorie anche se sono di altre squadre. Impariamo.

A cura di Ing. Andrea Barocci