Codice Appalti e Direttive Europee: al posto del Regolamento una 'Soft Law' predisposta dall'ANAC

Ritorna oggi alle 14, sul tavolo della VIII Commissione (Ambiente, Terrirìtorio e Lavori Pubblici) della Camera dei Deputati, il Disegno di legge delega rela...

16/09/2015
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Codice Appalti e Direttive Europee: al posto del Regolamento una 'Soft Law' predisposta dall'ANAC

Ritorna oggi alle 14, sul tavolo della VIII Commissione (Ambiente, Terrirìtorio e Lavori Pubblici) della Camera dei Deputati, il Disegno di legge delega relativo al recepimento delle Direttive Europee e, quindi, alla riforma degli appalti.

La seduta di oggi, a cui dovrebbe partecipare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, doveva ripartire dai circa 500 emendamenti presentati dai componenti della Commissione ma sembra che sugli stessi non ci sarà nessuna discussione in quanto il Ministro confermerà la posizione del Governo, che è quella di proporre un emendamento che modificherà alle radici il disegno di legge delega per tenere conto del fatto che non si riscriverà il regolamento generale in quanto lo stesso sarà sostituito da una "Soft law" predisposta dall'ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) di Raffaele Cantone.

Ecco il motivo per cui, sul sito della Camera non sono visibili gli emendamenti già presentati; gli stessi, con buona pace per coloro che li hanno predisposti, non saranno più trattati e saranno, di fatto, sostituiti dall'unico emendamento che presenterà il Governo entro l'inizio della prossima settimana.

Oggi Delrio dovrebbe spiegare di quale tipo di "Soft law" si tratta in considerazione del fatto che la locuzione (Soft law) è tratta dalla lingua inglese e che, difficilmente traducibile in italiano, indica nel linguaggio giuridico una serie di fenomeni di regolazione connotati dalla produzione di norme prive di efficacia vincolante diretta.

In pratica, con questa novità si ritorna indietro di quasi un anno (18 novembre 2014) quando il Governo presentò il ddl delega al Senato e oggi, praticamente, ricominciamo da zero.

Il presidente della Commissione Ermete Realacci, per giustificare la mancata trattazione degli emendamenti presentati ha, recentemente, dichiarato che "Non ha senso riprendere i lavori per affrontare aspetti marginali quando abbiamo davanti questa questione fondamentale da affrontare. La correttezza e la trasparenza del passaggio parlamentare richiede questa condizione. C'è accordo con il ministro che la discussione debba riprendere da questo emendamento, anche perché i gruppi e i relatori avranno poi la possibilità di presentare subemendamenti".

La nuova posizione del Governo è, anche, giustificata dall'avvicinarsi del 18 aprile 2016 e dalla necessità di recepire entro tale data le tre direttive europee 2014/23/CE, 2014/24CE e 2014/25/CE.
Ecco, dunque, la preoccupazione di stringere i tempi e di pensare soltanto ad un nuovo Codice, lasciando la regolamentazione dello stesso a linee guida predisposte dall'ANAC che ha anche dato, informalmente, la sua disponibilità e che, dopo i poteri di vigilanza e quelli di regolazione del settore, acquisirà presto anche quello di regolamentazione.

Le linee guida (Soft law) che saranno predisposte dall'Anac dovrebbero creare, a differenza di un Regolamento emanato con Decreto, una disciplina flessibile, in grado di adattarsi alla rapida evoluzione che caratterizza il settore dei lavori pubblici.
La soft law si contrappone ai tradizionali strumenti di normazione (leggi, regolamenti ecc. definita hard law), emanati da parlamenti, governi ecc. i quali producono norme dotate di efficacia vincolante nei confronti dei destinatari.
Gli accordi di questo genere non creano obblighi giuridici tra le parti contraenti ma soltanto impegni politici il cui rispetto è rimesso alla volontà delle parti.

In mancanza di un'efficacia vincolante diretta, la garanzia dell'osservanza delle norme di soft law riposa sull'autorevolezza del soggetto che le ha emanate (nel nostro caso ANAC) e, quindi, sulla loro forza persuasiva. Tali norme non danno luogo a situazioni giuridiche soggettive direttamente tutelabili in sede giurisdizionale, ma ciò non toglie che il giudice ne possa tenere indirettamente conto.

Ma quello che più spaventa è il fatto che, vanificando il lavoro fin qui svolto da Camera e Senato, il Governo dà la sensazione di voler accentrare tutto con il progetto molto più grande di distruzione dei lavori parlamentari.
A distanza di un anno tutto è nuovamente in gioco in poco tempo perché sembra che i, provvedimento debba essere licenziato dalla commissione in tempo per andare il Aula il 28 settembre e dopo un probabile voto di fiducia ritornare al Senato per un altrettanto probabile nuovo voto di fiducia.

A cura di Arch. Paolo Oreto