Codice Appalti e Direttive Europee: la Camera approva il ddl Appalti

La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega per il recepimento delle tre direttive Europee sugli appalti. Con 343 voti favorevoli, 78 c...

18/11/2015
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Codice Appalti e Direttive Europee: la Camera approva il ddl Appalti
La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega per il recepimento delle tre direttive Europee sugli appalti.

Con 343 voti favorevoli, 78 contrari e 25 astenuti, ieri pomeriggio a Montecitorio i deputati hanno approvato in prima lettura il disegno di legge recante "Deleghe al Governo per l'attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture".

Il testo è stato pesantemente modificato rispetto alla versione che era stata licenziata dal Senato il 18 giugno scorso e per questo motivo il testo approvato alla Camera tornerà in seconda lettura a Palazzo Madama.

Tante le luci ma altrettante le ombre su un disegno di legge che contiene all'interno alcuni principi condivisibili ed altri meno. Il provvedimento è stato ancora una volta modificato rispetto all'ultima versione approvata dall'VIII Commissione della Camera dei Deputati e ha subito innumerevoli e sostanziali modifiche rispetto a quello approvato al Senato.

Tra le innumerevoli modifiche è utile ricordare la più significativa che riguarda lo spacchettamento dell'unico decreto legislativo in due, ma con la precisazione che adesso non sarà un obbligo ma il Governo potrà decidere se utilizzare il meccanismo dell'unico decreto legislativo entro il 18 aprile 2015 o del doppio decreto legislativo, il primo entro il 18 aprile 2015 ed il secondo entro il 31 luglio 2015.

Si aprono, dunque, due diversi scenari:
  1. nel caso di due decreti legislativi, il primo che dovrebbe contenere il recepimento delle 3 direttive europee e contestualmente l'abrogazione delle parti incompatibili del codice dei contratti (D.Lgs. n. 163/2006), del Regolamento (D.P.R. n. 207/2010), e di altre disposizioni anche prevedendo opportune disposizioni di coordinamento, transitorie e finali; con il secondo si arriverà, invece, all'integrale abrogazione del Codice dei contratti e del Regolamento.
  2. nel caso di un unico decreto legislativo (assai improbabile considerati i tempi rimasti), si andrebbe verso il recepimento delle direttive e la definizione integrale delle nuove regole sugli appalti.
In ogni caso, il Governo avrà l'obbligo di rispettare gli oltre 80 principi e criteri direttivi specifici contenuti nel disegno di legge delega.

Appare utile ricordare che l'attuale Regolamento (D.P.R. n. 207/2010) sarà sostituito, così come disposto al comma 5 del provvedimento stesso, da linee guida di carattere generale proposte dall'ANAC e approvate con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che dovranno essere trasmesse prima dell'adozione alle competenti Commissioni parlamentari per il parere.

Il tempo a disposizione è ormai limitato perché pur ipotizzando che il provvedimento venga approvato così com'è al Senato e che non debba tornare alla Camera, è possibile che venga pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro la fine del mese e a quel punto resterebbero soltanto 4 mesi e mezzo alla scadenza del 18 aprile 2016. Ma bisogna anche considerare i tempi tecnici per l'adozione dei due (molto probabilmente) decreti legislativi:
  • la Presidenza del Consiglio dei ministri dovrà coordinare, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentita l'ANAC, lo svolgimento delle consultazioni delle principali categorie di soggetti pubblici e privati destinatari della nuova normativa;
  • dovranno essere acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata che devono pronunciarsi entro venti giorni;
  • dovranno essere acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti che devono pronunciare entro trenta giorni.

Il tempo stimato necessario per le consultazioni e per i pareri non sembra possa essere inferiore a due mesi e, considerato che altri 15 giorni dovrebbero trascorrere per la firma del Capo dello Stato, per il visto della Corte dei conti e per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il tempo residuo per la predisposizione del provvedimento può essere valutato, ben che vada, in due mesi.
L'ovvia domanda che è lecito porti è: sarà sufficiente?

Entrerò nel dettaglio del provvedimento nei prossimi giorni ma non posso fare a meno di ribattere ad un comunicato stampa del Consiglio degli Architetti P.P.C. di ieri pomeriggio che con toni trionfalistici annuncia l'approvazione da parte della Camera del provvedimento aggiungendo che "Tra gli innumerevoli aspetti positivi che il provvedimento contiene vanno considerati, tra gli altri, l'abolizione dell'incentivo del 2% per i progettisti interni alla P.A., fino ad ora una vera e propria alterazione del mercato".
Orbene da una attenta lettura del comma 1, lettera qq) del provvedimento si può affermare tranquillamente che l'incentivo è rimasto per la direzione dei lavori, i collaudi, programmazione e la predisposizione e controllo delle procedure di bando e di esecuzione dei contratti.

Vale la pena anche aggiungere che sempre nel citato comunicato stampa si afferma che nel provvedimento viene affermata "la centralità del progetto pubblico, considerato negli ultimi venti anni solo un inutile orpello, ed il ricorso ai concorsi a garanzia della qualità progettuale e, quindi, dell'economicità e della sostenibilità di un'opera pubblica".
Anche su questo aspetto, è bene ricordare che il provvedimento non contiene nulla di simile se non larvati riferimenti ad ipotetici concorsi di progettazione quando al comma 1, lettera oo) si dice testualmente "valorizzazione della fase progettuale negli appalti pubblici e nei contratti di concessione di lavori, promuovendo la qualità architettonica e tecnico-funzionale, anche attraverso lo strumento dei concorsi di progettazione e il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici".

Per ultimo, desidero, poi, fare notare come il provvedimento che contiene al comma 1, lettera a) il principio relativo al divieto di introduzione o di mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive, in pratica introduce in alcuni casi principi che contraddicono quanto detto alla lettera a).

Per completezza di informazione, riporto di seguito i comunicati stampa del CNAPPC e dell'OICE.

Il commento del CNAPPC
"Ora il Senato approvi al più presto uno strumento fondamentale per combattere mafie e corruzioni, che finalmente stabilisce la centralità del progetto pubblico, considerato negli ultimi venti anni solo un inutile orpello, ed il ricorso ai concorsi a garanzia della qualità progettuale e, quindi, dell'economicità e della sostenibilità di un'opera pubblica".

Queste le parole del Presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie che ha continuato riportando gli aspetti positivi del provvedimento approvato alla Camera. "Tra gli innumerevoli aspetti positivi che il provvedimento contiene vanno considerati, tra gli altri, la cancellazione del massimo ribasso, causa di tante storture nel settore dei Lavori pubblici; l'abolizione del regolamento di attuazione, un passo importante, anzi decisivo, verso una effettiva semplificazione dell'intera materia; l'abolizione dell'incentivo del 2% per i progettisti interni alla P.A., fino ad ora una vera e propria alterazione del mercato".

"E' un segnale fortissimo per il nostro Paese per riaffermare la qualità dell'architettura, che rappresenta l'unica arma contro la cattiva sorte delle opere pubbliche, il malaffare, la mafia che sugli appalti pubblici ha costruito le fondamenta della sua economia, per avere, finalmente, buone architetture pubbliche, realizzate bene e al giusto costo e che rispondono concretamente ai bisogni dei cittadini".

Il commento dell'OICE
Per il Presidente dell'OICE, Ing. Patrizia Lotti "E' stato portato a termine un approfondito e serio lavoro di cui siamo particolarmente soddisfatti perché vengono accolti alcuni dei punti che storicamente, diciamo da almeno 15 anni, sono stati portati avanti dall'OICE, primo fra tutti quello della valorizzazione della progettazione e della centralità del progetto, ai quali si accompagna una nuova definizione del ruolo e delle funzioni delle stazioni appaltanti mirate sulle fase di programmazione e controllo. Non possiamo che ringraziare il Parlamento e il Governo per l'attenzione dedicata alle nostre proposte che sono state declinate in molte norme: dalla eliminazione dell'incentivo del 2% per la progettazione pubblica, alla limitazione dell'appalto integrato, all'introduzione di modelli innovativi di progettazione come il BIM, al divieto di ricorso al prezzo più basso nelle gare di progettazione".

Positivo anche il commento sul rafforzamento dei poteri dell'ANAC. "Abbiamo da subito chiesto che gli atti dell'Autorità fossero più vincolanti e che l'ANAC potesse rendere più omogenei i comportamenti delle stazioni appaltanti con atti vincolanti che possano rendere più equilibrato il rapporto con il committente pubblico e più omogenei gli atti di gara. Siamo felici che ciò sia contenuto nella legge approvata oggi così come siamo lieti della introduzione presso l'Autorità dell'albo dei commissari di gara, altro elemento di forte moralizzazione del settore. Adesso è importante calare i criteri di delega in norme chiare, semplici ed efficaci e che alle norme segua poi un altrettanto efficace azione di controllo sull'esecuzione dei contratti".

A cura di Arch. Paolo Oreto