Concorsi di idee e di progettazione motore di riqualificazione urbana

"Vi è una marea nelle cose degli uomini, che presa per tempo, conduce alla fortuna..." è in assoluto il passo del Giulio Cesare che più ci entusiasma per que...

di Danilo Maniscalco - 15/09/2016
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Concorsi di idee e di progettazione motore di riqualificazione urbana

"Vi è una marea nelle cose degli uomini, che presa per tempo, conduce alla fortuna..." è in assoluto il passo del Giulio Cesare che più ci entusiasma per quella capacità tutta whitmaniana di contenere moltitudini. E quella marea è qui, oggi e per Panormus, tutto porto, si chiama "Concorso" (di idee e di progettazione)! Un'estensione territoriale di concorsi affidati a talenti di tutte le età con la promessa che dal progetto giudicato vincitore, uscirà senza deroghe il nuovo habitat così immaginato.

A fronte di un piano regolatore impantanato tra sigle e retini in modalità primo Novecento e incatenato da burocratici stratagemmi mummificanti, il Concorso esteso a tutte le aree di risulta da riqualificare e da ripensare della città, migliaia, rappresenta per la città del sacco edilizio priva di servizi essenziali e congestionata dal traffico veicolare, l'unica chance qualitativamente all'altezza di una visione degna da capitale europea della cultura.
Un vero e proprio manifesto del "Terzo Design Urbano" per parafrasare lo straordinario manifesto del terzo paesaggio di Gilles Clement.

Deve esser chiaro fino a divenire coscienza collettiva che siamo in possesso di tutti gli strumenti di analisi e pianificazione necessari a migliorare qualsiasi spazio pubblico di fruizione collettiva, dalla riqualificazione delle aree dello Zen di Gregotti, allo spazio verde sotto casa, dalla meravigliosa struttura dell'ex Chimica Arenella, al canile di quartiere, la soluzione è sempre la stessa, affidare al potere incisore del progetto di architettura, la cura del degrado e dell'abbandono prodotto da decenni di mala politica e pessima urbanistic, attaverso lo strumento assoluto e risolutivo del Concorso.

Non è una invenzione di chi scrive, il portato culturale di una attività frenetica concorsuale ha già cambiato il volto in positivo di città come Barcellona, Bilbao, Berlino, Rotterdamm, Murcia, Valenzia per citare le mete turistiche più comuni ai nostri viaggi.

Viaggi in cui ammirati, ci chiediamo il motivo del nostro imperante degrado di casa!
Teniamo a precisarlo perché dalla consapevolezza dipende il reale cambiamento etico ed estetico, il degrado non è un destino ineluttabile ma una scelta anche quando è tollerata!

Non possiamo arrenderci, ma al contrario divenire massa critica e scegliere quegli strumenti capaci di sovvertire un presente inadeguato e deprimente. Basterebbe guardare al nostro glorioso passato anche recente: attività concorsuale fu quella che portò Gotfried Semper a scegliere il progetto di Giovan Battista Filippo Basile per il Teatro Massimo di piazza Verdi, che i turisti chiamano "Max"!

Attività concorsuale fu quella che ha prodotto l'unico esempio di architettura contemporanea pubblica, nella nuova pretura del gruppo di progettisti capitanato da Iano Monaco a metà degli anni Ottanta.
Poi più nulla.
E non per colpa degli architetti, questi sconosciuti!
Ma per colpa della peggior classe politica dal dopo guerra ad oggi.

Spetta alla polis ordinare il caos prodotto dal vento dei barbari.
Spetta alla polis la governance del territorio attraverso i migliori strumenti conosciuti.
Allora siamo già massa critica?
E cosa ne pensiamo dei concorsi di idee e di progettazione?

Resta sempre valido che, la bellezza salverà Palermo.

A cura di Arch. Giulia Argiroffi
Arch. Danilo Maniscalco
Ing. Gianluca Oreto