Contrasto alla corruzione: Cantone illustra il modello italiano

"Il contrasto alla corruzione non è solo un’esigenza morale e giuridica ma anche uno strumento di intervento su una infrastruttura di un Paese, quella etica,...

19/09/2018
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Contrasto alla corruzione: Cantone illustra il modello italiano

"Il contrasto alla corruzione non è solo un’esigenza morale e giuridica ma anche uno strumento di intervento su una infrastruttura di un Paese, quella etica, indebolita la quale l’economia fa fatica a girare. Nessuno seriamente possa contestare il dato che un’economia sana ha certamente un appeal maggiore di un’economia in cui l’illegalità la fa da padrona".

Lo ha affermato il Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) Raffaele Cantone in occasione della conferenza "La politica criminale ed il fenomeno della corruzione" tenutasi a Buenos Aires il 13 settembre 2018 nell’ambito della Giornata internazionale della compliance. Al centro dell’intervento del Presidente ANAC, il sistema di prevenzione e repressione della corruzione in Italia, con particolare riferimento al ruolo svolto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Durante il suo interessante intervento (allegato), il Presidente Cantone ha paragonato la corruzione al doping nello sport che "altera la concorrenza e la sana competizione fra le imprese, scoraggiando investimenti ed innovazione e riducendo l’efficienza e la produttività; al tempo stesso provoca un aumento della spesa pubblica, poiché dirotta parte delle risorse, impedendone un uso corretto". Purtroppo, però, Cantone ha anche riconosciuto che, diversamente dai reati come furti e rapine dove è possibile trovare "una parte (la vittima) che ha interesse a denunciarli anche nella speranza di recuperare i propri bene, nella corruzione non solo non c’è una vittima individuata (o meglio c’è ed è lo Stato e l’amministrazione pubblica) ma la comunanza di interessi fra corrotto e corruttore rende molto difficile da scoprire il delitto. In Italia, malgrado la corruzione non sia affatto un fenomeno marginale, in media solo 1 processo ogni 200 fra quelli all’esame della Corte Suprema di Cassazione riguarda questi reati!".

Proprio per questo motivo i numeri giudiziari che riguardano i reati per corruzione sono inidonei per fotografare l'entità di un fenomeno ma rappresentano solo la punta di un iceberg. "Le uniche classifiche di cui disponiamo oggigiorno che influenzano significativamente la reputazione di un Paese e orientano chi decide di investirvi - rileva Cantone - sono quelle di Trasparency international, fondate sulla percezione della corruzione, ovvero sulla “sensazione” soggettiva degli intervistati. Sono rilevazioni, dunque, che non possono essere sottovalutate perché fotografano il tasso di fiducia nei confronti delle istituzioni ma non sono certo in grado di fornire dati scientificamente attendibili".

Non è mancata una stoccata all'ultimo provvedimento varato dal Governo in materia di corruzione che Cantone afferma essere "definito con non poca retorica Spazza-corrotti”, a cui il Presidente ANAC contesta gli interventi patrimoniali in materia di corruzione, "Essi - afferma Cantone - utilissimi per la mafia, non possono essere esportati automaticamente in questa specifica situazione" e l’inasprimento delle pene accessorie "È una strada che può essere utilmente intrapresa, a condizione, però, di non mettere in discussione il principio della natura rieducativa delle pene".

Riportiamo in allegato la versione integrale dell'intevento del Presidente ANAC.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it