Decreto VIA: Bocciato dalla VIII commissione parlamentare

Rispedito al mittente il testo che introduce il procedimento unico. Giudizio pesante quello della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul decreto ...

15/05/2017
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Decreto VIA: Bocciato dalla VIII commissione parlamentare

Rispedito al mittente il testo che introduce il procedimento unico. Giudizio pesante quello della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul decreto VIA proposto dal Ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. La nuova valutazione di impatto ambientale non soddisfa la commissione parlamentare, che la rispedisce al mittente corredata di un parere non vincolante, e munito di prescrizioni, ma dal tono piuttosto severo.

La Commissione scrive di “provvedimento confuso, non lineare e a tratti intricato e ulteriormente appesantito; il mal riuscito tentativo di implementare la valutazione tecnica con il potere decisionale finale in capo al soggetto politico”. “Con il decreto in esame - secondo la commissione - si aprono vere e proprie deregulation normative a favore di particolari settori, a partire da quello energetico, non funzionali alla tutela ambientale ma protese al sostegno di rilevanti interessi economici non sempre legittimi e trasparenti”. Un vero macigno, su cui viene contestata dalla commissione “la determinazione di lasciare esclusivamente in capo al soggetto politico, il Ministro, il potere decisionale su una materia strettamente amministrativa, fatto che rende improponibile una modifica anche solo parziale del provvedimento”. Molte erano state le richieste di modifiche al decreto sulla Via (Valutazione Impatto Ambientale) prima dell’esame. Circa 20 erano i punti di modifica richiesti, fra i quali il regime transitorio; i livelli progettuali oggetto della Via; il dibattito pubblico; le deroghe.

Diverse le criticità partite anche da province e regioni verso lo schema di decreto approvato preliminarmente il 10 marzo dal consiglio dei ministri in attuazione della direttiva europea 2014/52/Ue in materia di Via per le infrastrutture, e adesso all’attenzione delle commissioni parlamentari. Per la camera, la relatrice del testo, Maria Chiara Gadda, aveva chiesto al governo di confermare l’impianto del testo, coerentemente con la direttiva comunitaria e con i. provvedimenti parlamentari approvati in questi anni. Come il dibattito pubblico di cui all’articolo 22 del decreto 50/2016 (il nuovo codice dei contratti pubblici), che dovrebbe assicurare la partecipazione dei Territori anche in sede di Via. Le deroghe richieste sembrano eccessive anche per le Regioni ed a parere delle Regioni, lo schema di decreto Via era da apprezzare in alcuni punti, ed in altri no.

Tra i punti a favore venivano indicati:

  • rafforzamento della qualità delle procedure Via;
  • maggiore responsabilizzazione delle autorità competenti e del committente;
  • richiamo alla produzione di elaborati di qualità;
  • introduzione esplicita di sistemi sanzionatoli dissuasivi di comportamenti;
  • previsione di destinare i relativi proventi per finalità connesse al miglioramento e rafforzamento delle attività di vigilanza, prevenzione, monitoraggio ambientale, alla verifica delle prescrizioni previste nel procedimento di Via;
  • protezione sanitaria delle popolazioni in caso di incidenti o calamità naturali.

Tra i punti di criticità:

  • previsione di un regime transitorio (vacatio legislativa) finalizzato a consentire alle Regioni e Province autonome il passaggio nel tempo dell’attuazione dalle vecchie alle nuove procedure;
  • livello progettuale definitivo per le procedure di Via regionali;
  • elementi progettuali certi e sufficientemente approfonditi per la procedura di verifica;
  • sostituzione con il progetto di fattibilità (ex preliminare del vecchio codice appalti);

Non è possibile - teneva a precisare la relatrice del provvedimento alla camera, riguardo all’ultimo punto - paragonare il vecchio “preliminare” al nuovo “progetto di fattibilità” molto più dettagliato, per cui verrà chiesto di definire con decreto, e in modo univoco, quali sono i casi di opere per le quali serve il definitivo”.

In allegato il resoconto della seduta di mercoledì 10 maggio della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati.

A cura di Salvatore Sbacchis