Dichiarazione shock di Davigo (ANM): nuovo Codice Appalti non serve a niente

“Il Codice appalti non serve a niente. Bisogna usare agenti infiltrati. Da anni si scrivono normative sugli appalti con regole sempre più stringenti che dann...

13/06/2016
© Riproduzione riservata
Dichiarazione shock di Davigo (ANM): nuovo Codice Appalti non serve a niente

Il Codice appalti non serve a niente. Bisogna usare agenti infiltrati. Da anni si scrivono normative sugli appalti con regole sempre più stringenti che danno fastidio alle aziende perbene e non fanno né caldo né freddo a quelle delinquenziali”.

Queste le parole che Pier Camillo Davigo Presidente dell’Associazione nazionale Magistrati ha affermato durante un Convegno organizzato lo scorso 10 giugno dai giovani di Confindustria di Santa Maria Ligure, aggiungendo anche che “Non si può dire che con l'Anac si combatte la corruzione, perché sarebbe contro la Costituzione. Per combattere la corruzione servono strumenti altamente invasivi che la Costituzione riserva alla sola magistratura. E l'Anac è un'Autorità Amministrativa, non può avere alcun potere serio per combattere la corruzione” concludendo che l’Anac “Fa cose ottime, ma non c'entrano niente con la repressione della corruzione”.

Dichiarazioni che certamente si scontrano con quelle che il Presidente ANAC Raffaele Cantone ha rilasciato durante un convegno di Confindustria del 19 maggio a Roma. “Sono molto preoccupato in questa fase di come sta avvenendo il recepimento del codice - ha affermato Cantone - C’è un clima surreale. C’è già chi sta dando sentenze sicure, sentenze di morte inappellabili, in un Paese in cui non esiste la pena di morte”.

Da parte nostra ci chiediamo chi dei due avrà ragione e riconosciamo almeno una delle tante problematiche che nelle ultime settimane abbiamo più volte evidenziato: la volontà di semplificazione che ha ispirato la redazione del Codice e la realtà dei fatti che vede un corpo normativo lievitato nella sostanza.

Con il nuovo Codice, infatti, non è stato risolto il problema della riduzione e della semplificazione delle norme perché leggendo con la dovuta attenzione il D.Lgs. n. 50/2016, predisposto in riferimento alla Legge delega n. 11/2016, non si può fare a meno di constatare che, nonostante, il numero inferiore di articoli rispetto all’attuale normativa, esiste un grande numero di provvedimenti attuativi, necessari per rendere operativo il nuovo articolato.

Pur non essendo possibile quantificare il numero di articoli che saranno contenuti nei 62 nuovi provvedimenti, non dovrebbe essere difficile dedurre che la sbandierata semplificazione non solo non ci sarà, ma che il nuovo sistema che sta per nascere renderà il comparto delle opere pubbliche più iperstatico di quello attuale con un numero di provvedimenti e, quindi, di norme di gran lunga maggiore di quello vigente. Chi ha pensato che con l’adeguamento della normativa nazionale alle Direttive europee, l’Italia avrebbe avuto finalmente la possibilità di redigere una nuova normativa semplice, moderna e facilmente attuabile, indubbiamente si sbagliava. Chi ha detto che si trattava di semplificazione, affermando che i 600 articoli dei previgenti Codice e Regolamento venivano sostituiti soltanto da 220 articoli, ha bleffato perché tra due norme non è possibile confrontare il numero di articoli che a volte hanno un solo comma ed altre diecine di commi e quando, tra l’altro, uno delle due norme da confrontare per entrare a regime ha necessità di ulteriori 62 provvedimenti.

Se si vuole fare un confronto, più che di parlare di articoli, bisognerebbe parlare di parole ed, allora, ho contato le parole del previgente D.Lgs. 163/2006 e del Regolamento n. 207/2010 che sono in totale circa 224.000. Le parole del D.Lgs. 50/2016 sono, invece, circa 111.500 ma, alle stesse occorre sommare quelle dei provvedimenti attuativi.

Non conosciamo le parole dei 62 provvedimenti ancora da adottare ma possono venirci in aiuto, come campione, i 7 che l’ANAC ha già predisposto, anche se non definitivi; orbene le 7 linee guida hanno una media di 5.200 parole ciascuno e, quindi, facendo una semplice moltiplicazione 62 provvedimenti avranno circa 322.000 parole. Ecco come il totale delle parole del nuovo codice unitamente a quelle dei provvedimenti attuativi si dovrebbe attestare a circa 433.500 parole, quasi il doppio di quelle delle norme previgenti.

A cura di Arch. Paolo Oreto