Emotional rescue - il terremoto tra emergenza ed emozione

Partiamo dalla definizione di EMERGENZA: circostanza imprevista, accidente; particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immed...

26/09/2016
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Emotional rescue - il terremoto tra emergenza ed emozione

Partiamo dalla definizione di EMERGENZA: circostanza imprevista, accidente; particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato, soprattutto nella locuzione stato di emergenza. Abbiamo quindi lo STATO DI EMERGENZA: Attività svolta quando si verificano eventi non pianificati che possono produrre danni; si basa su un insieme di regole, strumenti e procedure, volti a ridurre i possibili danni derivanti dalla situazione di emergenza.  

Cos'è allora l'emergenza, la circostanza imprevista? L'inchino della Costa Concordia è emergenza; lo scontro fra treni è emergenza; l'esplosione alla fabbrica è emergenza. Il terremoto NON è emergenza. Il terremoto è naturale, frequente, monotono. Dei terremoti sappiamo tutte le cose fondamentali: dove saranno, di quale intensità; ipotizziamo anche stime sul periodo storico in cui avverranno.

Andrea Barocci

Fino ad agosto 2016 le mappe sopra, dal sito INGV, rappresentavano le probabilità di accadimento di terremoti di magnitudo superiori a 5,5 nei successivi 10 anni, suddivise in zone sismotettonicamente omogenee (mappa SX) o su griglia spaziale da 1km2 (mappa DX). Il rosso corrisponde al 30% e le mappe erano aggiornate al 2013. Una previsione praticamente perfetta.

Oggi, nessuno sano di mente può definire il terremoto in Italia una circostanza imprevista.

E invece, dopo ogni scossa ripartono le solite dinamiche ormai, quelle sì, pluricollaudate. Il soccorso emozionale nel paese delle grandi emozioni. Tante le lacrime; ma molti più i soldi che arrivano non si sa come nè da dove, visto che quando si cerca qualche spicciolo per la prevenzione non si trova mai nulla.

Tutti a mangiare l'Amatriciana e a fare collette, ma solo per placare il temporaneo senso di colpa; perchè tutti abbiamo pensato "per fortuna che la scossa non è venuta a casa mia". Perchè in cuor nostro tutti sappiamo di non essere sicuri.

E poi, sempre nella procedura dell'emotional rescue, arrivano i professoroni. L'appennino si allarga! L'accelerazione è stata più alta di quella da normativa! Sinceramente, a chi importa? Agli edifici che facevano schifo? Anche i professoroni cercano di fare la loro parte, chiusi dentro i loro uffici dai quali non sono mai usciti, per placare il senso di colpa; quando scrivono norme basate sul loro mondo accademico che vede la luce da una sola finestra.

Tutti siamo colpevoli. L'appennino si muoveva anche prima e gli edifici facevano schifo anche prima. Qualcuno l'aveva detto, ma magari non abbastanza forte; qualcun'altro l'aveva ascoltato, ma senza troppa convinzione. Sono i dettagli e i silenzi che generano le tragedie.

Facciamo uno sforzo di immaginazione: se avessimo iniziato a lavorare seriamente dopo qualcuno degli ultimi terremoti (1976? 1997? 2001? ... ) quanto avremmo potuto fare? Quanta consapevolezza in più nei cittadini, da trasmettere poi come una malattia alla classe politica? Quanti edifici avremmo potuto verificare, sistemare, dislocare? Quanti soldi avremmo risparmiato spendendoli bene prima, piuttosto che buttarli dopo l'evento?

E poi, diciamolo, si vede anche in questo la mediocrità della nostra classe politica; nella volontà di non prendere decisioni che contano, a volte impopolari. Facile fare la voce grossa dopo il terremoto; facile dire che cambierà tutto e riempirsi la bocca con  parole come prevenzione, piani di emergenza, sicurezza degli edifici esistenti. Sono stati ben pochi i politici che in tempo di pace hanno osato dire queste cose, magari con interrogazioni alle quali le risposte sono state sempre elusive.

Vogliamo citare la California? La verifica di sicurezza è stata resa obbligatoria; se un cittadino non la fa, fuori dall'edificio viene affisso un cartello con la scritta Questo stabile non è stato verificato, entrate a vostro rischio a pericolo. Perchè in Italia non possiamo farlo? Perchè il governo non ha verificato neppure i suoi di edifici (Ord. 3274/2003); come può pretendere di darlo come obbligo ai suoi cittadini?!

Senza andare in America, abbiamo esempi virtuosi anche vicini; la Romania, dopo il terremoto di Vrancea del 1977, mise in campo politiche virtuose assieme a normative all'avanguardia. Le scelte sono state coraggiose e non politicaly correct: anche qui se l'edificio non è sicuro il proprietario è costretto all'affissione di un cartello; nel frattempo si è iniziata una seria compagna di manutenzione degli immobili.

Andrea Barocci

L’immagine di cui sopra è tratta da Seismic risk mitigation in the Romania – Synergy from international projects e si riferisce alla zonazione probabilistica del picco di accelerazione al suolo secondo il codice di progetto P100-2004 (tempo di ritorno di 100 anni), secondo la quale si assume PGA = 0.24g per la zona di Bucarest. In questa immagine viene, altresì, specificato come, per Bucarest e per un tempo di ritorno di 475 anni, i valori del picco di accelerazione al suolo corrispondano a PGA≥0,35g.

Però nel nostro stato siamo molto bravi a insegnare. E' interessante leggere sul sito della Farnesina, tra le informazioni generali e avvertenze per chi si reca in Romania: Per la sua configurazione e posizione geografica, la Romania è uno dei Paesi europei a maggiore rischio sismico. La zona maggiormente a rischio sismico è l’area situata nel sud-est del Paese, in particolare la regione montuosa della Vrancea, colpita nel marzo del 1977 da un devastante terremoto che causò oltre 1500 vittime, nonché ingenti danni anche nella capitale Bucarest. La provincia della Vrancea è tuttora soggetta a fenomeni sismici. Altre scosse sono state registrate nelle aree al confine tra le province di Galati e Braila. L’Ispettorato Generale per le Situazioni d’Emergenza (www.igsu.ro), subordinato al Ministero degli Interni romeno, ha predisposto un manuale in lingua romena che contiene le informazioni necessarie su come agire in caso di terremoto e del quale è opportuno prendere visione.

La notte del 23 settembre nella zona della città di Nereju Mic è stata registrata una scossa di terremoto di Mw 5.6; non si registrano danni di rilievo, anche se la scossa è stata avvertita anche a grande distanza.

Il giorno successivo, a Roma, una palazzina è crollata a Ponte Milvio, per infiltrazioni d'acqua, dicono.

Chissà se la Farnesina distribuisce anche ai turisti che visitano l'Italia informazioni utili verso i rischi che corrono? Attenti, in Italia ci sono i terremoti, ma a volte gli edifici crollano anche da soli, perchè fanno schifo. Comunque, mangiate tranquilli una bella Amatriciana.

A cura di Ing. Andrea Barocci