Industria del cemento: Continuo declino con produzione al -80%

L’Associazione italiana tecnico economica cemento (AITEC) nell’audizione tenuta martedì 21 febbraio scorso, all’8a Commissione (Lavori pubblici, Comunicazion...

27/02/2017
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Industria del cemento: Continuo declino con produzione al -80%

L’Associazione italiana tecnico economica cemento (AITEC) nell’audizione tenuta martedì 21 febbraio scorso, all’8a Commissione (Lavori pubblici, Comunicazioni) del Senato ha riferito sulle profonde difficoltà del proprio comparto come conseguenza del crollo del settore edilizio.

Il Presidente Giacomo Marazzi ha illustrato la situazione di crisi in cui versa l’industria nazionale del cemento, tra le più significative del nostro manifatturiero e strategica per il Paese, che in questi anni ha registrato una diminuzione di oltre il 60% in termini di volumi di produzione, di mercato e di valore aggiunto.

La crisi iniziata nell’ormai lontano 2008 non è ancora terminata; rispetto ai valori registrati 9 anni fa nel 2017 verrà registrata una diminuzione di oltre il 60% in termini di volumi di produzione, di mercato e di valore aggiunto. I valori di mercato sono tornati, nel 2017, su livelli registrati nel 1960.

Consumo nazionale di cemento (t/000)

Questo drastico ridimensionamento ha determinato, su una struttura imprenditoriale che nel 2006 era solida, capitalizzata e molto redditiva, la chiusura di 25 impianti e la perdita del 30% degli occupati.

Sulla base dei dati Eurostat emerge che nel 2015 il prezzo del cemento in Italia era il più basso d’Europa tale da risultare:

  • la metà di quello determinatosi in Francia e in Inghilterra;
  • inferiore del 22% rispetto alla media EU27.

Non si hanno statistiche comparative sui costi di produzione ma si stima che l’Italia sia tra i paesi con i costi di produzione più elevati in quanto:

  • il settore è energy intensive: il costo dell’energia rappresenta oltre il 60% dei costi di produzione;
  • il costo dell’energia elettrica in Italia è tra i più elevati d’Europa per l’incidenza dei costi di sistema;
  • le imprese cementiere registrano difficoltà, sui territori di riferimento, nell’utilizzo dei combustibili alternativi, pratica ampiamente consigliata nel resto d'Europa, soluzione che porta un congruo risparmio nei costi energetici delle imprese e a una gestione maggiormente sostenibile del ciclo dei rifiuti urbani e industriali.

Nel corso dell’audizione, l’Associazione ha chiesto una maggiore attenzione allo sviluppo e completamento delle grandi infrastrutture attraverso il rilancio di una politica di investimenti nazionali da effettuarsi con risorse pubbliche certe.

 “Chiediamo il rilancio di una politica infrastrutturale italiana effettuata con risorse pubbliche credibili e uno sforzo nel superamento della mancanza di capacità amministrativa da parte delle stazioni appaltanti, quelle più piccole in particolare” viene affermato nel documento presentato nel corso dell’audizione ed aggiungono, anche, che “Spesso le risorse stanziate in bilancio non riescono ad essere impegnate perché le regole nella spesa in opere pubbliche sono veramente complesse. Auspichiamo un’entrata in vigore veloce ed efficiente del nuovo codice degli appalti e che questo venga valutato anche in base al numero di gare e all’ammontare di spesa che si riuscirà ad impiegare negli anni. Abbiamo letto sul tema con preoccupazione l’audizione alla presente Commissione dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale di RFI, il maggiore player delle opere pubbliche, che annunciava, a fronte di un potenziale incremento del 72% delle gare per lavori nel 2016, un calo effettivo del 30% determinato essenzialmente dal nuovo Codice Appalti che ha portato un generale prolungamento e irrigidimento della gestione delle attività negoziali”.

Il rischio paventato dall’Associazione è quello di un aggravarsi della capacità competitiva dell’Italia, per la quale le infrastrutture sono fondamentali, e di lasciar chiudere, dopo 10 anni di forte ridimensionamento del mercato, un numero di impianti produttivi di cemento superiore a quello necessario a soddisfare la domanda fisiologica, ritrovandosi nella condizione di dover importare, nei prossimi anni, un prodotto insostituibile per le costruzioni.

In allegato il testo integrale dell’audizione

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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