Il decreto legislativo, che con ogni probabilità sarà approvato, avrà lo scopo di assicurare maggiore equità fiscale senza aumentare il gettito complessivo delle imposte sugli immobili. La legge delega prevede, infatti, che la riforma avvenga a invarianza di gettito, tenendo conto delle condizioni socio-economiche e dell'ampiezza e composizione del nucleo familiare, così come riflesse nell'ISEE, da rilevare anche attraverso le informazioni fornite dal contribuente, per il quale sono previste particolari misure di tutela anticipata in relazione all'attribuzione delle nuove rendite, anche nella forma dell'autotutela amministrativa.
In realtà gli analisti hanno già rilevato che ci saranno necessariamente degli aumenti nella valutazione che si attesteranno tra il 30 e il 180%. Per questo motivo e al fine di evitare una rendita catastale al di sopra dei valori di mercato, il valore finale della rendita ottenuto sarà automaticamente ridotto del 30%.
La riforma del catasto avrà l'ardito compito, dunque, di correggere le sperequazioni delle attuali rendite immobiliari. Tra i principi e criteri per la determinazione del valore catastale la delega indica, in particolare, la definizione degli ambiti territoriali del mercato, nonché la determinazione del valore patrimoniale utilizzando il metro quadrato come unità di consistenza in luogo del numero dei vani.
Sarà assicurato il coinvolgimento dei comuni nel processo di revisione delle rendite, anche al fine di assoggettare a tassazione gli immobili ancora non censiti.
Nella valutazione delle unità immobiliari non ci sarà più distinzione tra case di lusso e popolari, ma i valori saranno stimati in base ad alcune variabili, quali: la metratura, l'intorno, la tipologia edilizia, lo stato di conservazione, la presenza dell'ascensore, il piano e l'affaccio. In funzione della valutazione, le u.i. saranno classificate in 8 categorie anziché 26.
La montagna partorirà un topolino o il Governo riuscirà a rispettare i tempi con l'approvazione di un decreto che dovrà comunque passare dal Parlamento per l'approvazione finale?
A cura di Gabriele
Bivona