Nuovo Codice Appalti: perché non scegliere il doppio decreto?

Più degli aspetti tecnici, di sicuro valore, ciò che mi ha colpito nell’audizione del Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone sul recepimento delle direttive e...

21/03/2016
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Nuovo Codice Appalti: perché non scegliere il doppio decreto?

Più degli aspetti tecnici, di sicuro valore, ciò che mi ha colpito nell’audizione del Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone sul recepimento delle direttive europee su appalti e concessioni e sul riordino della normativa nazionale, è una frase che lo stesso ha utilizzato nella replica ad un intervento del Senatore Marco Filippi.

Sulle sue critiche relative all’impostazione generale del Codice il Presidente Cantone ha risposto testualmente “Ammetto pure io mi sarei aspettato una cosa diversa però devo anche dire che in questi tempi l’idea di pensare a come dover rifare il codice con un’altra impostazione e con una legge delega così complicata non era possibile. Io credo che questo sia quanto di meglio si poteva fare tenendo presente i tempi e tenendo presente una legge delega che ha tanti aspetti meritori ma che è stata caricata moltissimo in fase parlamentare”.

In verità, anch’io mi rendo conto che è impossibile riscrivere il Nuovo Codice dei contratti nel rispetto delle condizioni e dei principi dettati dalla legge delega e nel rispetto delle direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE in un tempo così limitato, ma non capisco il perché non si sia voluto utilizzare il meccanismo previsto dalla legge delega del doppio decreto legislativo: il primo (decreto di recepimento) per recepire le direttive europee da adottare entro il 18 aprile ed il secondo (decreto di riordino) per  il riordino complessivo della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture da adottare entro il 31 luglio 2016.

Il Parlamento avrebbe avuto un maggior tempo tecnico di oltre tre mesi per evitare quello che si legge tra le righe dell’affermazione di Raffaele Cantone.

La necessità non era soltanto di fare presto ma, anche, di realizzare una nuova normativa, nel rispetto delle sane esigenze della pubblica amministrazione, degli operatori del settore e dei fruitori delle opere pubbliche senza un problema temporale così cogente; in pratica la necessità è di avere il meglio e non quanto di meglio poteva essere fatto tenendo conto di tempi così ristretti. Questa soluzione dell’unico decreto non era obbligatoria né tantomeno è stato dettato dall’Europa ma, purtroppo, se si dovesse continuare con l’unico decreto entro il 18 aprile, non avremo il meglio anche per altre perplessità rilevabili sia nell’intervento del Presidente Cantone che nelle osservazioni di molteplici operatori del settore.

Il Governo ed il Parlamento hanno avuto, dal 18 aprile 2014 (data di pubblicazione delle direttive sulla Gazzetta europea) ben 24 mesi per adeguarsi alle direttive europee ma il Governo, soltanto nel mese di novembre 2014, dopo 7 mesi, ha presentato un disegno di legge attraverso il quale riceveva la delega per il recepimento delle tre direttive e per il riordino della normativa di settore. Soltanto dopo oltre 14 mesi dalla presentazione della legge delega, il Parlamento è stato capace di approvarla definitivamente e su 24 mesi disponibili Governo e Parlamento mentre ne hanno utilizzato ben 21 per definire la legge delega, adesso, vogliono recuperare il tempo trascorso approvando in soli tre mesi un Decreto Legislativo pieno di tante luci ma, anche, di parecchie ombre, che governerà il comparto dei lavori pubblici per i prossimi anni.

E’ vero che la legge delega dà la facoltà al Governo di adottare entro il 18 aprile 2016 un unico decreto legislativo al posto del primo di recepimento delle direttive entro il 18 aprile e del secondo di riordino entro il 31 luglio ma alla luce dei tanti segnali leggibili nell’audizione del Presidente Cantone sarebbe auspicabile che tutte le forze interessate (associazioni di imprese, consigli nazionali, sindacati, enti appaltanti) da tale importante provvedimento spingano le forze politiche a comprendere che è opportuno scegliere la strada del doppio provvedimento con più tempo per evitare quello che ha detto Cantone e cioè che il provvedimento predisposto dal Governo “sia quanto di meglio si poteva fare tenendo presente i tempi e tenendo presente una legge delega che ha tanti aspetti meritori ma che è stata caricata moltissimo in fase parlamentare”.

A cura di Arch. Paolo Oreto