Prevenzione del rischio sismico: dall’Ance le proposte per un piano nazionale

Dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto scorso, l’urgenza di dare il via a un'azione mirata ed efficace di messa in sicurezza del terr...

02/09/2016
© Riproduzione riservata
Prevenzione del rischio sismico: dall’Ance le proposte per un piano nazionale

Dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto scorso, l’urgenza di dare il via a un'azione mirata ed efficace di messa in sicurezza del territorio e del patrimonio immobiliare nazionale diventa non più rimandabile. Per questo motivo l’Ance ha messo a punto una proposta, che verrà sottoposta all’attenzione dei decisori pubblici, finalizzata a definire misure operative, fiscali e costruttive efficaci e stringenti per mettere il nostro Paese in condizioni di resistere a eventi calamitosi sempre più frequenti. Precisa l’ANCE che:

  • appare evidente la necessità di sviluppare un processo quanto più efficace per mettere in sicurezza il territorio e il patrimonio immobiliare nazionale: abitazioni civili, immobili destinati ad attività economiche (alberghi, uffici, fabbriche, ecc.) ed edifici pubblici a carattere strategico (ospedali, scuole, caserme, ecc.);
  • appare necessario, in questo quadro, adottare un piano dotato di risorse certe e stabili che permetta di intervenire , anzitutto, nelle aree di maggiore pericolosità (zone 1 e 2 della classificazione sismica).

Per quanto riguarda gli immobili pubblici, l’ANCE precisa che è necessario il rapido avvio di un piano di prevenzione del rischio sismico che, sul modello di quanto già previsto per la messa in sicurezza delle scuole e la riduzione del rischio idrogeologico, consenta di intervenire su tutte le strutture pubbliche, con una visione unitaria e con la necessaria concentrazione dei fondi.

Con riferimento al patrimonio edilizio privato, l’Ance sta procedendo ad una valutazione dello stock distinto per destinazione d’uso epoca di costruzione e tipologia della struttura edilizia, a seconda della zona di rischio (1 e 2) in modo da quantificare la dimensione necessaria degli interventi di messa in sicurezza; con riferimento, poi, agli edifici destinati ad attività commerciali, un tale piano dovrebbe prevedere la messa in sicurezza di questi ambienti di lavoro entro un periodo di 10 anni, pena la perdita dell’agibilità dell’edificio e, quindi, l’impossibilità di proseguire l’attività. Con riferimento, per ultimo, agli edifici destinati a abitazioni private, è necessario prevedere le seguenti quattro linee d’azione:

  1.  Prevedere regole che consentano di aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza del rischio;
  2.  Introdurre l’obbligatorietà della diagnosi dell’edificio:
  3.  Utilizzare la leva delle detrazioni d’imposta per consentire di realizzare gli interventi di adeguamento sismico:
  4.  Fissare un congruo periodo per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, pari a 10 anni dal varo del piano per la messa in sicurezza degli edifici in zona 1, e a 20 anni per quelli in zona 2.

 L’ANCE, aggiunge, per ultimo che è necessario anche nel settore privato, introdurre una qualificazione delle imprese che operano sul mercato; una qualificazione che tenga conto del know how aziendale, della capacità di organizzare e controllare il processo produttivo in modo da garantire la corretta e adeguata realizzazione degli interventi, attraverso l’utilizzo delle migliori e più adeguate tecnologie costruttive.

In allegato la nota integrale dell’ANCE sul Piano di prevenzione del rischio sismico.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it