Professioni tecniche: tutto quello che devi sapere per lavorare in Qatar

La notizia della recente acquisizione in Qatar da parte della Impregilo - Salini della commessa per la costruzione dello stadio Al Khor, una città a circa 50...

23/07/2015
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Professioni tecniche: tutto quello che devi sapere per lavorare in Qatar

La notizia della recente acquisizione in Qatar da parte della Impregilo - Salini della commessa per la costruzione dello stadio Al Khor, una città a circa 50 km dalla capitale Doha, ha riaperto l'attenzione dei professionisti italiani che si occupano di progettazione, direzione e collaudo di interventi edilizi, verso l'estero.

Per la verità, tanto interesse è determinato soprattutto dallo scandire dei dati negativi del mercato italiano. Infatti, non accenna a finire la crisi continua che affligge il mercato delle costruzioni in Italia, e stiamo parlando del settimo anno continuo di calo del valore degli immobili dal 2007 al 2014 (leggi articolo) e stiamo parlando di una perdita costante del settore del numero degli occupati pari a circa 500.000 unità (leggi articolo) con un passaggio da 1.964.000 a 1.454.000.
Collegato a questo stato di crisi (ovviamente) è il settore professionale.

I redditi dei professionisti sono calati mediamente del 26% dal 2007 (leggi articolo) e, per parlare solo della categoria cui appartengo, il reddito di un ingegnere libero professionista, secondo il Centro studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri, è passato da un valore medio annuo di 43.000 euro del 2008 ad un valore di poco superiore a 33.000 euro del 2014. Devo tuttavia riferire che nel Sud sono numerosissimi i casi di colleghi che dichiarano flessioni maggiori.

Riferiti i numeri di questo sterminio, e continuando nel filone indicato da Gianluca Oreto (leggi articolo 1 - articolo 2), senza impegolarci in sterili dietrologie tutte nostrane, seguo il ragionamento di indicare una strada ottimistica.

Innanzitutto bisogna ricordare che rispetto al passato si registra la maggiore apertura mentale delle giovani leve a trasferirsi all'estero. Le ragioni di questo interesse sono molteplici:

  • sarà l'Erasmus che proietta sistematicamente i nostri giovani in realtà europee tangibili (più di 3 milioni di studenti italiani hanno partecipato al programma Erasmus dalla sua nascita);
  • sarà che i nostri giovani temono meno l'impatto con le altre culture (circa il 50% dei nostri giovani al di sotto dei 40 anni si dichiarano disponibili a trasferirsi, di questi 8 su 10 sono residenti al sud - leggi articolo).

Altri dati, ancora più impressionanti, sono quelli forniti dall'AIRE (Associazione Italiani Residenti all'Estero) che citano una stima media di una presenza annua di 21 milioni di italiani all'estero (maggiori informazioni).

Insomma, l'italiano medio ha voglia di estero.
Però, concretamente, come si va all'estero ? e come si sceglie un paese nel quale trasferirsi ? e soprattutto, se non si è più giovani, si riescono ad avere chance adeguate?
Questo articolo è orientato verso i tecnici che non hanno più una giovane età e che si trovano a dover cercare lavoro perché costretti dalle necessità. Di seguito qualche consiglio utile.

La lingua

Innanzitutto, per quanto sia logico e scontato, occorre indirizzarsi verso un paese di cui si conoscono i rudimenti della lingua estera più parlata. Per esempio nei paesi del Maghreb è opportuno conoscere il francese. In Sudamerica è gradito lo spagnolo o il portoghese.
Nel resto del mondo in generale occorre l'inglese. Viene accettato come lingua base di comunicazione nelle sue forme più semplici.
Nel Regno Unito e negli States invece l'inglese deve essere conosciuto bene (per bene intendo almeno un B2 parlato e scritto). Senza questo requisito è difficile che si riesca a fare breccia.

Poi - se si cerca un lavoro e non si va fuori con i soldi del babbo (che è una cosa degnissima per l'amor del cielo, però non è la condizione di tutti) - occorre individuare un gruppo di paesi in cui fare le proprie ricerche, perché allargando la platea delle ricerche è maggiore la possibilità di successo.
Di seguito facciamo l'esempio dei Paesi del Golfo, che sono in grande espansione.

Cominciamo oggi dal Qatar

Innanzitutto, come ha già scritto Gianluca Oreto (leggi articolo) il Qatar sembra la terra promessa delle costruzioni, non solo per la preparazione del Paese all'avvenimento dei Mondiali di Calcio 2022, ma anche per tutto il resto del movimento imprenditoriale.
Ci si riferisce alla realizzazione di stadi, ma anche di infrastrutture (strade ed autostrade, metropolitane) investimenti in stabilimenti (chimici ed oil/gas - petrolio) etc.

Il paese misura una crescita costante del proprio PIL intorno al 6%, dopo aver addirittura toccato il 12% nel 2011. Il reddito medio pro capite si aggira sui 102.000 US $ e su una popolazione stimata (dati ICE) di 2.200.000 ab. (stima Dicembre 2014), si ha una Popolazione Qatarina di 300.000 (13,6%) ed una Popolazione straniera: di 1.900.000 (86,4%) (provenienti da India, Nepal, Filippine, Egitto, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan, etc).

Secondo la rivista Qatar Construction News sono attesi 299.711 milioni di dollari di investimenti di cui ben 139.000 circa nel settore delle costruzioni e 108.000 in quello dei trasporti.

Qatar 1

La grande concentrazione di investimenti crea una oggettiva tensione positiva del mercato del lavoro.
Lasciando perdere le maestranza che provengono dall'India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka (qui si parla di stipendi da 200 euro/mese), gli stipendi dei tecnici nel settore delle costruzioni sono di sicura soddisfazione.

Si deve ovviamente tenere conto che stiamo parlando di stipendi da espatriato.
Cioè di stipendi su cui non paghi le tasse in Italia, ma nel paese in cui risiedi in base agli accordi bilaterali tra l'Italia ed il Paese estero.
Ovviamente dipende da una serie di fattori. Io ho semplificato, pensando che il reddito prevalente sia all'estero, se però hai lasciato la famiglia a casa e questa famiglia amministra i beni stesi al sole, allora la questione cambia e vale la regola del reddito prevalente (maggiori info), meglio parlarne con il vostro commercialista).

Normalmente, ad un espatriato, viene riconosciuta oltre allo stipendio, la cosiddetta "allowance" che dipende dalla mansione e dalle condizioni di lavoro (in città oppure in un campo etc.). Sarebbe un contributo di spese per il mantenimento locale, che abitualmente esclude il noleggio dell'auto che è a carico dell'azienda.

Per intenderci, con il cambio dell'euro sul dollaro ad 1,4, lo stipendio lordo di un quadro italiano da 80-100.000 euro all'anno era pari a quello di un dirigente di scuola anglosassone (140.000 US $), eravamo decisamente fuori mercato!!!
Oggi con il dollaro che si avvia alla parità siamo molto più competitivi.

Per dare una dimensione, se siete un quadro e andate a fare un lavoro di responsabilità, se mettiamo che uno stipendio potrebbe essere pari a 7.000 euro mese (oggi pari quasi a 28.000 rial) e le allowance a circa 3.000 rial, se vi danno macchina e telefonino, secondo l'esperienza di tutti, potete accettare e state bene.

Un'altra variabile da tenere d'occhio è l'assicurazione medica.
Non succede nulla, va bene. Ma se per caso doveste andare in ospedale, la vostra carta di credito potrebbe non essere sufficiente. Allora è bene munirsi di assicurazione sanitaria.
La grandi aziende normalmente hanno le assicurazioni sanitarie aziendali.
Se però non riuscite a fare diversamente, vi potete riferire a qualche broker italiano che vi metterà in contatto con compagnie internazionali (per esempio con Europe Essistance o SOS). Sono assicurazioni che danno una buona copertura in caso di sinistro, e costano circa 100 euro/mese.

Come si entra nel paese?

Ogni stato ha la sua regola. In Qatar non vogliono essere presi in giro. Se andate con un visto turistico (e lo potete fare all'aeroporto) vogliono che abbiate comprato anche il biglietto di ritorno.
Il visto turistico dura un mese. Quasi tutti quelli che arrivano e cercano lavoro devono subire la tiritera del rinnovo e magari alla scadenza vanno in Oman e rientrano. E' un fatto tollerato ma è comunque indispensabile.

Il permesso definitivo sul passaporto si conquista con uno sponsor locale che ti assume per un periodo maggiore di 12 mesi.
Lo sponsor ha diversi diritti sul lavoratore (di quelli che mio padre, che ha fatto veramente le lotte dei lavoratori, non accetterebbe mai):

  1. se ti vuoi licenziare devi chiedere il permesso;
  2. se vuoi cambiare azienda devi chiedere il permesso;
  3. se vai in vacanza devi essere autorizzato (all'aeroporto controllano, è inutile fare i furbi).

Uno dei vantaggi a lavorare in Qatar è che l'ambasciatore italiano (Guido De Sanctis) oltre ad essere molto presente e disponibile, collabora attivamente con tutti. Anche lo staff sembra che rispecchi le caratteristiche del capo. Insomma un punto d'appoggio concreto.
Dette le cose base, resta tutto il resto.

Come si cerca il lavoro?

Ci sono moltissimi annunci on line, ma non sempre il cv di un europeo alla prima esperienza estera fa breccia. Qualche tempo fa parlai con Lorenzo Niccolai, il Regional Manager di Renardet-Oman. Un ingegnere italiano molto brillante, che parla correntemente quattro lingue ed ha un'esperienza estera fortissima.
Lui mi suggerì di farmi l'elenco delle ditte italiane che lavorano sul posto e di chiedere un appuntamento al responsabile oppure al capo del personale, domandando di poter lasciare il curriculum e/o fare un colloquio. Mi disse che, spesso, dal curriculum non si capisce che persona uno ha di fronte ma poi, con il contatto personale, se uno è piaciuto viene richiamato. A me sembrò subito una buona idea.

Io non l'ho mai sperimentata, però ho provato ad immedesimarmi nel cercatore di lavoro e non è così male.
Se uno si fa un po' di conti, cercare lavoro a Doha, da ingegnere, è un investimento che vale più o meno 1.000 euro. Tenuto conto che 1000 euro oggi valgono circa 3963.60 rial...

Allora, il biglietto aereo a/r preso bene si paga 500 euro. In zona industriale a Doha un posto letto può costare pochissimo (anche 100 rial), ma insomma si trova come fare. Il problema sono gli spostamenti, quasi tutti necessitano della macchina che va noleggiata sul posto e poi, poiché non so quanto mangiate, portatevi 500 euro in più per le emergenze...

L'interlocutore tipico dell'ingegnere è la società di costruzioni, oppure quella di ingegneria. La nostra laurea quinquennale è equiparata al Master Degree (quinquennale) e quindi è un titolo molto forte, ma si lavora anche con il diploma tecnico.

Per esempio questo è il caso di Claudio Moschini, mitico Site Engineer a Doha dove lavora presso lo Shelter Group nell'intervento denominato "The Pearl".

In ufficio ha sotto di se 4 colleghi e sul campo 20 persone e gli italiani a Doha lo conoscono un po' tutti. Ma, la carriera di Claudio non nasce all'estero.
Ha fatto per tanti anni vita di studio professionale in Italia, diventando il capo gruppo del settore civile/strutture e maturando una notevole esperienza anche nel settore impiantistico.
La sua competenza era messa a disposizione dello studio per cui lavorava (CASETTA & DEL PIANO Ingg. Ass.ti - ex S.I.S. Engineering S.r.l.) ma quando si è reso conto che - a causa della crisi - ormai la sopravvivenza dello studio associato non era più determinata dalle sue competenze, ha deciso di guardarsi attorno, lasciando l'Italia dopo 22 anni di carriera complessiva e 14 anni nella sua ultima occupazione. Prima è stato da GOZZO Impianti S.p.A ad Algeri in qualità di MEP /Structural Site & CAD Coordination, Team Leader, poi per la Carpenteria CARENA S.r.l. come Project Engineer for Evolution Tower - "Crown Project" (Moscow) ed ora, da luglio 2014, a Doha.
La carriera estero di Claudio, come si vede, non è iniziata da molto ed è bene segnalare che è cominciata a 40 anni, proprio quando molti colleghi, depressi dalla inclemenza del mercato italiano, si considerano troppo anziani per guardarsi attorno e gettano la spugna.

Come Claudio, si potrebbero fare tanti esempi di colleghi che lavorano attualmente a Doha.
Parlando con i colleghi, uno che mi ha colpito particolarmente è l'esempio di Canio Pietragallo, ingegnere lucano doc, laureato all'Università degli Studi della Basilicata nel '95, numerose specializzazioni in materia HSE conseguite in Italia e all'estero, lunga esperienza in diversi Paesi nel mondo e attualmente unico italiano Manager per Qatargas Operating Company Ltd, società di Stato del Qatar, primo produttore mondiale di gas di petrolio liquefatto, e che, anche lui, probabilmente, non avrebbe mai pensato di giungere in Qatar come Claudio.
Canio, fin da studente aveva visto lungo nel suo futuro professionale, ed aveva puntato tutto sul mercato in espansione delle ricerche petrolifere e gas in Basilicata, ed effettivamente con la sua laurea in ingegneria per l'Ambiente e il Territorio e una specializzazione in Ingegneria dei giacimenti petroliferi è stato sempre ai vertici della professione in Italia, ha pubblicato numerosi articoli su riviste di settore ed è stato speaker in numerosi Convegni internazionali, facendo esperienze di livello e lavorando in posizioni manageriali per grandi aziende del settore, come la Foster Wheeler e la Techint.
Ai vertici della sua carriera professionale, il gruppo industriale per cui lavorava in Italia da ultimo, ha accusato gli effetti della crisi, perdite in bilancio e crisi occupazionale.
Così Canio, come Claudio, dopo 20 anni di onorata carriera italiana, si è rimesso in gioco (e solo con le sue competenze, si badi bene) per una sfida professionale nuova che lo ha portato in Qatar a ricoprire un ruolo adeguato alle sue capacità.

Direte voi, è facile così, l'ing. Pietragallo era già un dirigente!
Però va detto che le difficoltà del reinserimento sono uguali per tutti ed a tutti i livelli.
Un conto è cambiare azienda con il vento favorevole di un lavoro ed uno stipendio sicuro, un altro conto, nella attuale crisi europea, è cercare lavoro dicendo: sono disoccupato.
Sotto il profilo psicologico vi è una differenza totale.
Se volete, è una questione di prospettive e soprattutto di mentalità. Chi non ha un lavoro ha meno certezze e le riflette sull'interlocutore che può riceverne una impressione negativa.

La sicurezza in se stessi viene minata e chi, come persone che hanno avuto uno status lavorativo importante, si trova in questa nuova situazione, può subirne reali contraccolpi che gli impediscono di percepire nel mondo giusto le necessità di chi vi è di fronte. Ovviamente nessuno si può fare maestro ma, nel raccomandare sempre una buona dose di fiducia quando si cerca lavoro, chiudo qui questo contributo, rimandando ad altre riflessioni future sull'argomento.

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