Recepimento direttive Appalti, l'AVCP rivendica la centralità del suo ruolo

Dopo un silenzio di riflessione e successivamente alla notizia sul tavolo tecnico relativo al recepimento delle nuove direttive relative agli appalti, alle c...

27/05/2014
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Dopo un silenzio di riflessione e successivamente alla notizia sul tavolo tecnico relativo al recepimento delle nuove direttive relative agli appalti, alle concessioni ed alle utilities, ed alla ventilata ipotesi di una sua soppressione (Piano Cottarelli), l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è intervenuta con l'unico strumento consentito dall'attuale normativa, inviando al Governo ed al Parlamento l'atto di segnalazione n. 3 del 21 maggio 2014 e avente ad oggetto "Direttive n. 2014/24/UE sugli appalti pubblici, n. 2014/25/UE, sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e n. 2014/23/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione".

Nelle conclusioni dell'atto di segnalazione è precisato che, per una migliore realizzazione degli obiettivi proposti, non si può prescindere da un fattivo coinvolgimento dell'Autorità stessa nella fase di recepimento delle direttive comunitarie, attraverso un'auspicata partecipazione attiva ai tavoli tecnici. Ricordiamo che il tavolo tecnico relativo al recepimento delle nuove direttive europee è stato già costituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che il tavolo stesso si è insediato ma non ne conosciamo i componenti.

L'Autorità ha, inoltre, precisato che, per la centralità del ruolo svolto nell'ambito della contrattualistica pubblica, è già depositaria di un patrimonio conoscitivo che ben potrà essere messo a disposizione quale utile ausilio ai fini delle modifiche di sistema che il recepimento delle direttive renderà necessarie.

Con il problema legato al recepimento delle nuove direttive si profila, dunque, uno scontro tra l'Autorità ed il Governo sul coinvolgimento o meno dell'Autorità stessa alla stesura delle nuove regole sugli appalti ma, certamente, l'atto di segnalazione è una dichiarazione di guerra in verità quasi obbligato. Non vogliamo entrare nel merito del problema ma da un punto di vista formale il Governo o ha il coraggio di sopprimere l'Autorità o non può fare a meno di coinvolgerla nel recepimento delle Direttive poiché, altrimenti, l'Autorità, agli occhi degli operatori del settore, risulterebbe, comunque, delegittimata.

Nell'atto di segnalazione l'Autorità, dopo le necessarie premesse, tratta dettagliatamente, in due separati paragrafi, la "Direttiva appalti pubblici di lavori, servizi e forniture e Direttiva utilities" e le "Concessioni".

L'Autorità ha, anche, precisato che l'attuale regolamentazione molto spinta ha prodotto forti incentivi al contenzioso, con la constatazione che spesso l'aggiudicazione e l'esecuzione dei contratti viene rallentata dal contenzioso stesso con conseguente grave danno per la finanza pubblica e per la qualità dei servizi offerti alla e dalla pubblica amministrazione.

La scarsa efficienza che ne deriva per il sistema è testimoniata, tra l'altro, dai continui interventi che il legislatore si vede costretto ad effettuare sulla materia; interventi dovuti proprio alla eccessiva regolamentazione prodotta che necessita continuamente di essere modificata.

È opinione, dell'Autorità, che il recepimento delle direttive possa costituire un importante punto di svolta per le pubbliche amministrazioni e che sia necessario modificare l'attuale quadro normativo, prevedendo che nel recepimento delle direttive il legislatore si limiti ad individuare gli obiettivi che l'azione amministrativa deve conseguire.

Quale risvolto di un recepimento snello, dovrebbe essere rafforzata la funzione di regolazione dell'Autorità nel senso indicato dall'art. 83, par. 4 della direttiva Appalti, secondo cui gli Stati Membri sono tenuti a provvedere: "a) che siano disponibili gratuitamente orientamenti e informazioni per l'interpretazione e l'applicazione del diritto dell'Unione sugli appalti pubblici, al fine di assistere le amministrazioni aggiudicatrici e gli operatori economici, in particolare le PMI, nella corretta applicazione della normativa dell'Unione in materia, e b) che sia disponibile il sostegno alle amministrazioni aggiudicatrici per quanto riguarda la pianificazione e la conduzione delle procedure d'appalto".

Concludendo con l'occasione del recepimento delle direttive comunitarie, l'Autorità ritiene che sia necessario dar vita ad un corpus normativo che rechi una disciplina snella, essenziale, costituita da poche, chiare e stabili regole, sia in materia di appalti (ivi compresi i settori speciali) sia in materia di concessioni, attribuendo, nel contempo, un più ampio e specifico potere di regolazione all'Autorità stessa.

In pratica l'Autorità potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo determinante nella regolazione del mercato dei contratti pubblici, attraverso atti interpretativi delle norme esistenti, in seno ai quali sarebbero agevolmente individuabili, altresì, le best practices di settore, in modo tale da essere proiettate sull'intero mercato attraverso atti di soft regulation opportunamente individuati, oltre che nelle determinazioni e nei bandi-tipo, in specifiche comunicazioni interpretative e raccomandazioni, per orientare i comportamenti dei soggetti regolati.

In tal modo, a giudizio dell'Autorità, si realizzerebbe l'apprezzabile obiettivo di avere regole certe e snelle, introdotte dalla norma primaria di recepimento, la cui attuazione, anziché essere irrigidita dall'applicazione di norme di natura regolamentare (attuative e/o esecutive delle prime), avverrebbe attraverso l'esercizio di un dinamico potere regolatorio riconosciuto ad un'autorità amministrativa indipendente.

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