Equo compenso, critiche da Confprofessioni al disegno di legge

Confprofessioni critico sul disegno di legge per l'equo compenso nelle parti relative all'azione di classe e all'Osservatorio nazionale

di Redazione tecnica - 29/07/2021
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Equo compenso, critiche da Confprofessioni al disegno di legge

"Se vogliamo davvero tutelare i liberi professionisti, sono da correggere alcune distorsioni che emergono dall’ultima versione della proposta di legge sull’equo compenso, in caso contrario saranno ancora una volta i professionisti ad essere penalizzati da una norma nata per proteggerli". Queste le parole del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, con le quali ha commentato il disegno di legge sull’equo compenso, in discussione in questi giorni alla Camera.

Equo compenso: necessarie modifiche

Un commento col quale il Presidente Stella sollecita il Parlamento ad intervenire per evitare quelle che definisce "anomalie" sul potere attribuito agli Ordini professionali e le distorsioni applicative della norma.

"Nel provvedimento ci sono ancora diverse anomalie - conferma Gaetano Stella - Anzitutto, si attribuisce agli ordini professionali il compito di aggiornare i parametri di riferimento delle prestazioni professionali e, al tempo stesso, di stipulare modelli standard di convenzioni che le imprese possono adottare anche in deroga ai parametri stessi. Ci chiediamo, allora, a che cosa servano i parametri, ma soprattutto siamo davvero sicuri che un modello standard possa rispondere in maniera efficace a una prestazione professionale complessa? Che fine ha fatto il principio di libera pattuizione tra professionista e cliente?".

Equo compenso: obblighi e sanzioni a carico dei liberi professionisti?

"L’equo compenso nasce con l’intento di proteggere i liberi professionisti, ma nella norma  si introducono nuovi obblighi e nuove sanzioni a loro carico, senza che sia previsto alcun onere a carico dell’impresa e della Pubblica Amministrazione che non rispetta l’equo compenso - continua il Presidente Stella - C’è tempo per modifiche anche nell’ambito di applicazione del provvedimento rispetto alle aziende, perché così come congegnata si riferisce soltanto all’1% delle imprese presenti in Italia".

Equo compenso tra class action e potere di rappresentanza

Altro punto su cui Confprofessioni chiede di intervenire è contenuto negli articoli 7 (Azione di classe) e 8 (Osservatorio nazionale sull’equo compenso). Articoli semplici ma dalla "portata" molto importante perché offrono per la prima volta la possibilità ai Consigli nazionali di incidere sulla rappresentanza dei loro iscritti.

Da una parte viene previsto (art. 7) che la tutela dei liberi professionisti possa avvenire attraverso un'azione di classe proposta dal Consiglio nazionale dell’ordine al quale sono iscritti i professionisti interessati o dalle associazioni maggiormente rappresentative, individuate dai rispettivi ordini. "Abbiamo forti dubbi - afferma Stella - anche sulla class action che di norma si adotta in presenza di un diritto soggettivo omogeneo e non di un interesse. Basterebbe, a nostro avviso, un’azione inibitoria già prevista dal nostro ordinamento, anche per evitare l’esplosione di una conflittualità esasperata tra professionisti in concorrenza tra loro".

Dall'altra (art. 8) viene prevista una vigilanza dell'applicazione delle nuove norme sull'equo compenso mediante un Osservatorio nazionale sull’equo compenso, istituito presso il Ministero della giustizia e composto da un rappresentante per ciascuno dei Consigli nazionali degli ordini professionali. In questo caso nessuno spazio alle Associazioni sindacali. "Infine - conclude il Presidente di Confprofessioni - la composizione dell’Osservatorio nazionale sull’equo compenso deve essere maggiormente inclusiva e ricomprendere anche le associazioni di rappresentanza dei professionisti, esprimendo così la più corretta dimensione della realtà del mondo professionale".