Istat: Report sull’ambiente urbano

In ritardo il percorso dei capoluoghi verso la sostenibilità, divari territoriali ancora da colmare

di Redazione tecnica - 22/06/2021
© Riproduzione riservata
Istat: Report sull’ambiente urbano

L’Istat propone una panoramica degli indicatori dell’ambiente urbano, utile come benchmark per la futura valutazione dei programmi di ripresa post crisi (Green deal europeo e Piano nazionale di ripresa e resilienza, PNRR) e focalizzata su alcuni temi dell’8th Environment Action Programme dell’Unione europea. I dati sono riferiti ai 109 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane.

Temi analizzati

I temi analizzati sono i seguenti:

  • trasporto pubblico locale (sviluppo delle infrastrutture su ferro, veicoli a basse emissioni, tendenze della domanda e dell’offerta),
  • mobilità sostenibile (car e bike sharing, piste ciclabili),
  • transizione ecologica (investimento nelle fonti rinnovabili, riqualificazione energetica degli edifici, verde urbano, contenimento del consumo di suolo),
  • economia circolare (acquisti verdi; corretto conferimento e riciclo dei rifiuti urbani),
  • transizione digitale (informatizzazione dei servizi alla cittadinanza e alle imprese),
  • trasparenza e partecipazione (rendicontazione sociale e ambientale, pratiche di progettazione partecipata).

A essi si aggiungono alcuni indicatori sulle condizioni dell’ambiente urbano, riferiti all’inquinamento atmosferico e acustico e all’efficienza dei servizi idrici.

Divario territoriali in tutti gli indicatori

Nel 2019, quasi tutti i principali indicatori dei capoluoghi mostrano un ampio divario territoriale polarizzato lungo l’asse Nord-Sud, con le città del Mezzogiorno in posizione di svantaggio (con la sola eccezione della produzione fotovoltaica). I capoluoghi metropolitani dispongono di un’offerta più ampia e diversificata di servizi di mobilità e sono più avanti nella digitalizzazione dei servizi, ma hanno minore disponibilità pro capite di aree verdi accessibili e sono in ritardo nella gestione dei rifiuti.

Trasporto pubblico locale

Il Trasporto pubblico locale (Tpl) presenta due principali criticità: la carenza di infrastrutture per il trasporto rapido di massa e l’obsolescenza del parco circolante.

Tornano a crescere nei comuni capoluogo domanda e offerta di trasporto pubblico locale (+3,2% e +1,7% sul 2018), ma restano forti squilibri territoriali. Il 34,8% degli autobus ha più di 10 anni.

Continuano ad aumentare i km di piste ciclabili (+15,5% dal 2015), ma la rete delle ciclovie resta insufficiente in molte città, soprattutto nel Mezzogiorno.

Più rifiuti urbani e meno raccolta differenziata nelle grandi città

Nella gestione del ciclo dei rifiuti nessun capoluogo metropolitano raggiunge il target del 65% di raccolta differenziata previsto dalla normativa europea.

I Comuni hanno un ruolo di primo piano nelle strategie di riduzione e corretto conferimento dei rifiuti urbani, che devono essere trasformati da costo a risorsa economica attraverso il riciclo, secondo l’approccio dell’economia circolare promosso dall’Unione europea con il Green Deal e condiviso dal PNRR, che punta anche a una riduzione dei divari territoriali esistenti.

Nel 2019, i comuni capoluogo hanno prodotto 10 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (-0,1% sul 2018), circa un terzo del totale Italia (30,1 milioni di tonnellate, -0,3% sul 2018). La quantità di rifiuti prodotti è di 559,8 kg per abitante (circa il 10% in più della media Italia). Il valore più alto si rileva nelle città del Centro (610,9 kg per abitante, contro 549,3 del Nord e 526,4 del Mezzogiorno).

Diminuisce l’acqua erogata ma aumentano le perdite idriche

Nel 2018, le perdite idriche totali ammontano al 37,3% del volume immesso nelle reti dei comuni capoluogo. Le perdite sono molto consistenti in tutte le ripartizioni, soprattutto nel Mezzogiorno, dove raggiungono il 48,7%, contro il 41,0% del Centro e il 27,9% del Nord. Tra i capoluoghi metropolitani le perdite più alte risultano a Catania (57,8%), le più basse a Milano (14,3%).

Le reti dei comuni capoluogo distribuiscono oltre il 30% della risorsa idropotabile, con consumi di acqua potabile erogata pari a 237 litri al giorno per abitante. Anche l’erogazione presenta differenze importanti tra le ripartizioni: dai 209 litri del Mezzogiorno ai 267 del Nord. Tra i capoluoghi metropolitani si osservano valori mediamente più alti, in particolare a Milano (365), Venezia (318) e Torino (286) al Nord; a Cagliari (246), Napoli (243), Catania (240) e Reggio di Calabria (235) nel Mezzogiorno.

Dal 2012 al 2018 il volume di acqua erogata nei capoluoghi si è ridotto del 13,1% (da 268 a 237 litri al giorno per abitante). Le perdite idriche totali in distribuzione, invece, sono aumentate fino al 2016 (dal 35,3 al 39,0%) e diminuite nel 2018 (37,3%).

Nel 2019 misure di razionamento sono state adottate in nove capoluoghi del Mezzogiorno tra cui Palermo e Reggio di Calabria.

Interventi di forestazione urbana

Trova crescente diffusione nelle città la forestazione urbana, nuovi boschi a sviluppo naturale che migliorano le condizioni climatiche e mitigano l’effetto “isola di calore” riducendo l’inquinamento in aria ambiente. Interventi di forestazione urbana sono presenti in 43 capoluoghi (28 nel 2011) e interessano 11 milioni di m2 di superficie, in aumento del 30% negli ultimi nove anni. La forestazione urbana è particolarmente diffusa nei comuni del Nord mentre è ancora poco presente nel Mezzogiorno.