Ricostruzione sisma, per Rete Professioni Tecniche poco coinvolgimento e troppa burocrazia

RPT respinge le “accuse” di scarso interesse dei professionisti nella ricostruzione post terremoto e ribadisce le difficoltà nel portare avanti i progetti

di Redazione tecnica - 15/09/2022
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Ricostruzione sisma, per Rete Professioni Tecniche poco coinvolgimento e troppa burocrazia

Per rimanere in tema, potrebbero definirsi critiche “costruttive”, quelle contenute nella lettera che la Rete delle Professioni Tecniche ha indirizzato al Commissario Straordinario per la Ricostruzione post Sisma 2016, Giovanni Legnini.

Ricostruzione Sisma, per RPT troppa burocrazia e scarso coinvolgimento dei tecnici

Una nota dai toni abbastanza duri, che inizia mettendo in evidenza l’impegno dei professionisti nella difficile opera di ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto del Centro Italia, nonostante la selva normativa composta da circa 130 ordinanze oltre a leggi, decreti, circolari e innumerevoli linee guida, senza che vi sia un testo di coordinamento delle principali disposizioni.

Problemi quindi non soltanto tecnici, ma soprattutto burocratici: “Il mondo delle professioni ha sempre evidenziato che il quadro normativo, pur con gli interventi correttivi dei Commissari di governo, avrebbe condotto ad una ricostruzione che non avrebbe risposto con immediatezza alle legittime istanze dei cittadini di rientrare nelle proprie case”. Un apparato di procedure estremamente pesante, come evidenziato dai dati contenuti nel rapporto di giugno 2022, nonostante il numero elevato di figure impiegate:

  • 93 impiegati presso struttura commissariale (+ 357 % gestione commissario Legnini);
  • 1315 impiegati presso uffici per la ricostruzione (+ 20% gestione commissario Legnini);
  • 2300 professionisti (iscritti per la ricostruzione con più di una pratica sisma – dato stabile).

Ritardi nella ricostruzione: le cause secondo RPT

E se il Commissario avrebbe evidenziato che tra i principali responsabili dei ritardi sul processo di ricostruzione ci sarebbero proprio i professionisti (pochi gli iscritti nell’elenco degli interessati agli interventi e nel tempo non se ne iscrivono altri), RPT rilancia con un’altra accusa: non solo il cospicuo numero di tecnici a disposizione per la gestione commissariale della ricostruzione è stato sottratto da quelli che prima operavano nella libera professione (tecnici locali), riducendo, di fatto, la capacità produttiva potenziale, ma molti di quelli che avevano interesse a lavorare nella ricostruzione la stanno progressivamente abbandonando.

Il motivo? Le complicazioni e gli impedimenti burocratici, che scoraggiano i professionisti alla partecipazione della ricostruzione: “Ci permettiamo di evidenziare che il tempo di preparazione di un progetto di ricostruzione, se non fosse sovraccaricato da elaborati inutili, e dalla richiesta al professionista di raccogliere e predisporre innumerevoli e ripetitive dichiarazioni dei proprietari, potrebbe ridursi notevolmente, a vantaggio della rapidità e la qualità delle prestazioni tecniche”.

Ma gli appunti di RPT non si fermano qui, per sottolineare anche numerosi altri aspetti:

  • i professionisti si sono occupati (gratuitamente) dell’iniziale censimento del danno effettuando centinaia di migliaia di sopralluoghi e redigendo le ormai note schede FAST e AEDES;
  •  a distanza di 6 anni, se i professionisti non avessero curato le manifestazioni di interesse sugli interventi (ancora una volta gratuitamente) la struttura commissariale non avrebbe mai potuto determinare la stima dei danni ed il rapporto presentato;
  • il basso numero di professionisti impegnati nella ricostruzione richiamato più volte nel rapporto giugno 2022 è la cartina di tornasole rispetto alle tante responsabilità che essi assumono e dei molteplici adempimenti burocratici che vengono richiesti andando ad impegnare economicamente i professionisti ed allontanandoli di fatto dalla ricostruzione;
  • si è voluto limitare, invece che implementare come era invece auspicabile per accelerare le progettazioni, il numero dei professionisti coinvolti nella verifica delle singole pratiche;
  • non si è voluto concretamente attuare un aumento al tetto degli incarichi di progettazione e direzione lavori che di fatto premierebbe chi sta lavorando con correttezza e celerità alla ricostruzione;
  • i dati del rapporto confermano che nel sisma stanno lavorando solo professionisti e imprese locali, a dimostrazione che i sostegni economici delle attività sono appena sufficienti e non attraggono operatori economici più “distanti”.

Il Superbonus 110% non rallenta la Ricostruzione

Capitolo a parte per il Superbonus 110%, sul banco degli imputati perché avrebbe rallentato sia l’attività dei professionisti che delle imprese, impegnati su questo fronte piuttosto che su quello della ricostruzione.

Secondo RPT l’argomento dovrebbe indurre una riflessione. “Anche su tale circostanza ci si dovrebbe interrogare, poiché si tratta di un altro indicatore del fatto della scarsa appetibilità degli interventi sisma 2016. Piuttosto il modello di semplificazione, in particolare urbanistica, adottata per il superbonus (v, CILA superbonus), dovrebbe essere preso a riferimento per una velocizzazione della ricostruzione”.

Infine, la stanchezza dei professionisti nel non vedere riconosciuto il proprio operato: “Se ai cambiamenti geo politici e pandemici avvenuti negli ultimi anni sono seguite ordinanze, indispensabili, per compensare alle imprese i rincari dei materiali, dall’altra parte non è stato fatto nulla per i professionisti, che invece sono chiamati a svolgere ancora una volta gratuitamente ulteriori incombenze. E purtroppo lo svolgimento di una quantità sempre maggiore di prestazioni non può far altro che fiaccare ulteriormente la già compromessa appetibilità della ricostruzione.

Ma, come dicevamo all’inizio, le critiche di RPT vogliono essere costruttive: la lettera si conclude infatti con un appello alla collaborazione, per “rimettere al centro la qualità del progetto, aggiornare le dotazioni tecnologiche per snellire la gestione delle pratiche e programmare in modo ottimale le scadenze degli interventi”.