Riforma Codice dei contratti e qualificazione stazioni appaltanti: vera semplificazione?

Alzare a 500 mila euro la soglia entro cui i Comuni possono gestire senza qualificazione l’affidamento dei lavori è una misura di semplificazione in grado di velocizzare gli appalti?

di Giulio Delfino - 20/12/2022
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Riforma Codice dei contratti e qualificazione stazioni appaltanti: vera semplificazione?

Vorrei condividere una mia riflessione in merito all’opportunità dell’innalzamento a 500 mila euro della soglia entro cui le stazioni appaltanti possono gestire senza qualificazione l’affidamento di lavori, norma corretta proprio a ridosso della prima approvazione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici dal Consiglio dei Ministri.

Il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture in conferenza stampa ha rivendicato tale misura affermando: "c'è innalzamento della soglia dell'affidamento dei lavori su indicazione del Consiglio di Stato sotto la quale i comuni possono procedere con l'appalto in maniera diretta senza fare ulteriori passaggi, si tratta di più dell'80% degli appalti" sottolineando che "se questo codice fosse già in vigore, l'80% degli appalti sarebbe più rapido, più veloce, più efficace e innovativo e ciò significa lavoro".

Tali affermazioni mi hanno lasciato un po’ perplesso poiché in realtà dal 2019 a tutt’oggi non solo questa norma è in vigore ma ogni stazione appaltante può gestire senza alcun limite di importo qualsiasi affidamento (servizi, forniture e lavori). Ciò proprio in virtù del Decreto Sblocca Cantieri voluto dallo stesso Salvini che con una deroga aveva congelato la norma del D.Lgs. 50/2016 sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, deroga poi rinnovata dai due decreti semplificazioni del 2020 e 2021.

Nonostante tale deroga non ho rilevato in questi anni una particolare velocizzazione degli appalti pubblici, tanto che sono passati una serie di interventi normativi di correzione, fino all’adozione di un nuovo codice.

Se è vero che la qualificazione delle stazioni appaltanti è uno strumento fondamentale per migliorare qualità e velocità degli appalti:

  • come per anni si è sentito affermare nel dibatto pubblico,
  • come da impegni presi con l’Europa per il PNRR,
  • come indicato nella legge di delega di tale nuovo codice,

perché poi all’atto pratico la non qualificazione per la gestione dell’80% degli appalti dovrebbe velocizzarne l’affidamento?

La qualificazione, tramite l’adozione di specifici criteri reputazionali con relativi punteggi, ha proprio la funzione di spingere le stazioni appaltanti a formarsi e dotarsi degli strumenti digitali (piattaforme telematiche per la gestione delle gare) e di personale professionalizzato per svolgere meglio e più velocemente gli appalti. È strutturata a livelli crescenti di qualificazione proprio per consentire anche ai Comuni più piccoli, con la qualificazione di base, la gestione degli appalti ordinari relativi alla propria Amministrazione.

Esentare per l’80% degli appalti la qualificazione, continuando a far gestire appalti a personale non formato e senza strumenti telematici, garantirà un’accelerazione nella gestione di tali appalti?

Potrà personale non qualificato procedere più speditamente, senza conoscere approfonditamente la normativa, considerato anche che l’anno prossimo entrerà in vigore un nuovo Codice di 230 articoli e 35 allegati?

Non c’è il rischio che ciò al contrario generi maggiore incertezza nelle scelte e pertanto ulteriori rallentamenti invece che accelerazioni?

Se il concetto è che una stazione appaltante qualificata, quindi capace di usare piattaforme telematiche ed in possesso di specifico personale formato in materia di contrattualistica pubblica, gestisce meglio e pertanto anche più velocemente gli appalti, allora a maggior ragione nella fascia in cui stanno l’80% degli appalti deve essere applicata.

Diversamente se si reputa la qualificazione delle stazioni appaltanti soltanto una causa di ritardi e lentezze, non ha senso la sua applicazione a nessuna soglia.

Penso che sia questo il tema veramente centrale sul dibattito relativo agli appalti pubblici: solo investendo sulle stazioni appaltanti, in termini di personale, formazione e strumenti telematici, sarebbe possibile una vera svolta, con accelerazione e contestuale miglior qualità nella gestione degli affidamenti.

Le normative di settore da sole non sono in grado di migliorare il sistema appalti, come dimostrano le continue modifiche che annualmente si ripetono, perché è altrettanto importante la qualità del personale che quotidianamente è chiamato ad applicarle.

Finché non sarà chiaro che il nodo centrale negli appalti pubblici sono le stazioni appaltanti che li gestiscono si continueranno a chiamare semplificazioni degli escamotage che non risolvono i problemi ma al contrario li aggravano e cronicizzano.