Rischio idrogeologico, assegnati alle Regioni 800 milioni dal PNRR

Le risorse dovranno essere utilizzate entro la fine del 2025 e riguardano gli interventi previsti dalla Missione 2, componente 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

di Redazione tecnica - 07/12/2022
© Riproduzione riservata
Rischio idrogeologico, assegnati alle Regioni 800 milioni dal PNRR

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 dicembre 2022, n. 284 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 agosto 2022, con il quale si regolano le modalità di assegnazione e trasferimento delle risorse finanziarie di cui alla Missione 2, componente 4, investimento 2.1b del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le risorse sono già state ripartite tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano secondo la Tabella A allegata al DPCM.

Interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico: 800 milioni alle Regioni

La Missione 2, componente 4 ha nel suo complesso i seguenti obiettivi:

  • 1. rafforzamento della capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico tramite sistemi avanzati ed integrati di monitoraggio e analisi;
  • 2. prevenzione e contrasto delle conseguenze del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio;
  • 3. salvaguardia della qualità dell’aria e della biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine;
  • 4. garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento e gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche lungo l'intero ciclo.

L’Investimento 2.1b riguarda le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico. Come spiegato nell’approfondimento sul Piano Nazionale di ripresa e resilienza, per ridurre gli interventi di emergenza, sempre più necessari a causa delle frequenti calamità, è necessario intervenire in modo preventivo attraverso un ampio e capillare programma di interventi strutturali e non strutturali. Ad interventi strutturali volti a mettere in sicurezza da frane o ridurre il rischio di allagamento, si affiancano misure non strutturali previste dai piani di gestione del rischio idrico e di alluvione, focalizzati sul mantenimento del territorio, sulla riqualificazione, sul monitoraggio e sulla prevenzione. L’obiettivo è portare in sicurezza 1,5 milioni di persone oggi a rischio.

Nelle aree colpite da calamità saranno effettuati interventi di ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate, nonché interventi di riduzione del rischio residuo, finalizzato alla tutela dell'incolumità pubblica e privata, in linea con la programmazione e gli strumenti di pianificazione esistenti.

Le modalità di assegnazione risorse e i termini per il loro utilizzo

Le Amministrazioni Regionali dovranno predisporre gli elenchi degli interventi discendenti dai Piani approvati entro il 31 dicembre 2021 dal Dipartimento della protezione civile, accompagnati da una relazione che riporti la descrizione degli elementi a rischio, la descrizione del rischio residuo e il livello di progettazione disponibile.

Il termine ultimo per la realizzazione dei lavori è il quarto trimestre 2025, con la raccomandazione di provvedere tempestivamente alla realizzazione degli investimenti volti a fronteggiare il rischio di alluvione e il rischio idrogeologico in favore delle aree colpite da calamità.

Nel dettaglio, queste le scadenze da rispettare:

  • a) pubblicazione bandi di gara ovvero avvio della procedura di affidamento: entro il 31 maggio 2023;
  • b) stipula del contratto di appalto: entro il 30 settembre 2023;
  • c) inizio effettivo dei lavori con verbale consegna lavori entro il 15 ottobre 2023.

Il mancato rispetto dei termini comporta la revoca del finanziamento, lo stralcio del progetto dall’elenco approvato e la riassegnazione delle risorse.

Le regioni e le province autonome possono, dandone motivata giustificazione, chiedere rimodulazioni degli elenchi dei nuovi interventi, rese necessarie da affinamenti progettuali ovvero dalla possibilità di reimpiego di risorse liberatesi.

Sul punto, il DPCM specifica che l’ulteriore ripartizione delle risorse non utilizzate deve avvenire inderogabilmente entro il 31 dicembre 2023; inoltre entro la stessa data possono essere rimodulate anche le risorse finanziarie relative a interventi in atto e già individuati nell’ambito della programmazione delle risorse finalizzate all’attuazione di interventi pubblici volti a fronteggiare il rischio di alluvione e il rischio idrogeologico, entro il limite di 400 milioni di euro.

Documenti Allegati