Superbonus 110% e Legge di Bilancio 2022: no al ridimensionamento

Legambiente: “Il Governo sul Superbonus sbaglia: il 110% non deve essere ridimensionato ma corretto e migliorato”

di Redazione tecnica - 23/11/2021
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Superbonus 110% e Legge di Bilancio 2022: no al ridimensionamento

Dopo l’assegnazione in Commissione Bilancio al Senato è chiaro che il futuro delle detrazioni fiscali del 110% (ma anche del bonus facciate) si deciderà sul gong del 31 dicembre 2021. Ovvero solo dopo che Camera e Senato (con ogni probabilità con voto di fiducia ad un testo blindato dal Governo) daranno il via libera definitivo al testo della Legge di Bilancio 2022.

Superbonus 110%: il ddl di Legge di Bilancio 2022

E se il buongiorno si vede dal mattino, è chiaro che dopo le due bozze di disegno di legge circolate e quella arrivata al Senato, le prospettive per un orizzonte temporale più ampio per il superbonus risultano piene di insidie e molto ridotte.

Pur essendo vero che il Governo ha previsto un’estensione della scadenza per condomini ed edifici plurifamiliari (che dovrebbero essere equiparati), è chiaro che i paletti posti per la proroga per i soggetti beneficiari “persone fisiche” (quindi edifici unifamiliari e interventi trainati), ridimensionano notevolmente le possibilità di utilizzo del superbonus 110%.

Per quanto riguarda i soggetti beneficiari di cui all’art. 119, comma 9, lettera b) (persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari) del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), è stato, infatti, previsto che la proroga oltre il 30 giugno 2022 e fino al 31 dicembre 2022 vale unicamente:

  • se alla data del 30 settembre 2021 risulti effettuata la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) ovvero, per quelli comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici, risultino avviate le relative formalità amministrative per l’acquisizione del titolo abilitativo;
  • oppure per gli interventi effettuati su unità immobiliari adibite ad abitazione principale, di persone che hanno un ISEE non superiore a 25.000 euro annui.

Vincoli che di fatto renderanno inutilizzabile il superbonus non solo per le unifamiliari ma anche per gli interventi trainati realizzati da singole persone fisiche a seguito di intervento trainante realizzato dal condominio, per il quale il ddl di Bilancio 2022 ha stato previsto un orizzonte temporale più ampio (al 31 dicembre 2023).

Superbonus 110% e Legge di Bilancio 2022: il commento di Legambiente

Tra i soggetti che hanno evidenziato la necessità di rivedere i contenuti del disegno di legge di Bilancio, Legambiente. “Il governo Draghi sul Superbonus sta sbagliando di grosso: fermi il suo ridimensionamento e lo corregga per portarlo avanti nel migliore dei modi. Il Superbonus – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è infatti, ad oggi, l’unica misura concreta messa in campo per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti al 2030, che permette anche di contrastare il problema crescente della povertà energetica. Quanto ne è cosciente il governo? Poco o nulla e gli argomenti con cui è stata trattata la proroga della misura ne sono la triste conferma. Quanto previsto dal Consiglio dei Ministri è infatti, più che la trasformazione del 110% in una politica strutturale d’incentivo all’efficientamento energetico delle case dei cittadini, l’annuncio della fine della stessa al 2023. E non è stata cancellata da subito solo perché ci sono in ballo gli interessi delle grandi imprese, da quelle energetiche agli istituti di credito, sull’efficientamento dei condomini, per i quali sono stati “benevolmente” concessi altri due anni. Mentre vengono cancellati da subito gli interventi più piccoli che interessano solo le famiglie e le imprese artigiane”.

Superbonus 110% e Legge di Bilancio 2022: le domande di Legambiente

Le dichiarazioni del Ministro dell’Economia e delle Finanza, Daniele Franco, a cui hanno fatto seguito quelle del Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, hanno evidenziato da una parte l’insostenibilità economica del superbonus 110% e dall’altra i costi eccessivi della transizione ecologica.

Dichiarazioni che hanno generato alcune interessanti domande da parte di Legambiente:

  • come sono stati fatti i conti alla base delle scelte del Governo?
  • a parte l’esborso dello Stato nella forma del credito alle famiglie, sono stati considerati i maggiori introiti provenienti dai profitti legati al rilancio dell’edilizia e dall’emersione dal nero di molti lavori di ristrutturazione?
  • perché vengono omesse le maggiori tasse pagate da un mondo fatto di industrie, imprese edili, artigiani, professionisti, che nel giro di pochi mesi ha visto aumentare esponenzialmente volume d’affari e numero di occupati come non si vedeva da vent’anni?
  • ma, soprattutto, la contabilità del ministro tiene conto dei costi del mancato efficientamento del nostro patrimonio edilizio?
  • qual è la stima anche solo dei disastri degli ultimi anni?
  • il Governo mette in relazione le due questioni?
  • e infine, se un incentivo così sostanzioso all’efficientamento del patrimonio edilizio italiano viene valutato insostenibile, quali altre misure per raggiungere gli obiettivi del 2030 il Governo ritiene più sostenibili?

Secondo Legambiente “prima di abbandonare l’unica misura finora messa in campo, infatti, bisognerebbe proporre una o più alternative”.

Superbonus 110: le disposizioni da migliorare

L’attuale normativa sul 110% è però una misura tutt’altro che perfetta e andrebbe modificata in alcune parti. Non esclude – spiega Ciafani – ad esempio il sostegno alle fonti fossili, come nel caso delle caldaie a gas. È ingiusta perché esclude le case prive di impianto termico fisso, e quindi le famiglie più povere, nonché una parte importante del patrimonio edilizio del Sud d’Italia che è fatto di abitazioni che sono riscaldate con impianti meno efficienti e pericolosi, quali stufe a gas ed elettriche e che, proprio per questo, sarebbe più utile e sicuro rendere efficienti.
È tanto farraginosa da renderne complicato l’accesso a gran parte delle famiglie e alle piccole imprese. La sua farraginosità aumenta a dismisura lo spazio per gli abusi della burocrazia e non garantisce affatto una maggiore trasparenza e un maggior controllo sulle truffe. Disincentiva (rendendoli molto più complicati) gli interventi più performanti e coraggiosi, incentivando, di conseguenza, i progetti minimali, tesi esclusivamente a raggiungere il risultato minimo per l’accesso all’incentivo. Non prevede infine un accesso al credito agevolato, limitando molto la possibilità delle famiglie di usufruirne, è legata al finanziamento di singoli interventi e non incentiva interventi complessi di rigenerazione urbana”.

Detrazioni fiscali, Legambiente: servono delle Norme Tecniche per il settore

Il commento di Legambiente si conclude con una richiesta avanzata da tanto tempo: realizzare una sorta di Testo Unico sulle detrazioni fiscali che riordini l’intera materia e trasformino l’attuale politica di sostegno al settore delle costruzioni nel principale intervento per la riduzione dei gas climalteranti e di messa in sicurezza del fragile patrimonio edilizio del nostro Paese.

Un riordino che possa fornire trasparenza, non discriminare le famiglie in condizione di povertà energetica, agevolare le famiglie nell’accesso al credito, rendere più convenienti gli interventi tesi a raggiungere la massima efficienza energetica. Più che cancellare il Superbonus, bisognerebbe quindi rilanciare trasformandolo in una misura strutturale capace di diventare lo strumento principe anche per la rigenerazione urbana.