Decreto Crescita, dal MEF le 4 'i' per far ripartire l’Italia

Investimenti, incentivi, imprese, immobili. Per rilanciare l’economia in un contesto internazionale che si è andato progressivamente deteriorando, il governo...

26/04/2019

Investimenti, incentivi, imprese, immobili. Per rilanciare l’economia in un contesto internazionale che si è andato progressivamente deteriorando, il governo punta su quattro direttrici d’azione contenute nel DL Crescita approvato dal Consiglio dei Ministri. Quattro ‘i’ che riassumono un insieme organico di misure volte a sostenere da subito il sistema produttivo e ad invertire il trend negativo degli investimenti. Con uno stanziamento complessivo di circa 1,9 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui un miliardo di euro nel solo 2019 e 450 milioni annui nel biennio 2020-2021.

Sul fronte degli investimenti, l’obiettivo è rilanciare la spesa delle Amministrazioni Pubbliche, da un decennio in progressiva riduzione, da circa il 3% a meno del 2% del Pil, con gli investimenti fissi lordi che nel 2018 fanno segnare un ulteriore calo rispetto al 2017, scendendo a poco più di 37 miliardi di euro. Si prevedono interventi sulle procedure di realizzazione delle opere, volti a utilizzare le risorse già destinate, e lo stanziamento a favore dei Comuni di 500 milioni per piccoli investimenti di rapida esecuzione, finalizzati alla messa in sicurezza delle infrastrutture e degli edifici e all’efficienza energetica. Dal lato degli investimenti privati, nel 2019 arrivano 150 milioni per il Fondo di garanzia per lo sviluppo della media impresa e viene rifinanziato con 100 milioni di euro il Fondo di garanzia per la prima casa.

Il decreto reintroduce inoltre il superammortamento al 130% sui beni strumentali nuovi, aumenta la deducibilità dell'Imu per gli immobili delle imprese e semplifica la mini-IRES introdotta con la legge di bilancio 2019, puntando ad una progressiva riduzione dell'aliquota sugli utili reinvestiti fino al 20,5%. Viene predisposta la tutela dei marchi storici italiani, con l’istituzione di un apposito registro mentre viene inasprita l’azione di contrasto all’Italian Sounding, vietando l’utilizzo del marchio ‘made in Italy’ al di fuori dei casi previsti.

Gli indennizzi ai risparmiatori

Via libera alle norme che chiariscono la platea e le modalità di accesso per azionisti e obbligazionisti al Fondo di Indennizzo Risparmiatori, per il quale sono stati stanziati complessivamente 1,5 miliardi di euro nel triennio 2019-2021. Si apre così l’iter che porterà ai rimborsi per i risparmiatori coinvolti dai crac bancari: saranno automatici per il 90% circa della platea, ovvero chi ha un reddito imponibile inferiore ai 35.000 euro o un patrimonio mobiliare inferiore ai 100.000 euro, soglia elevabile a 200.000 euro subordinatamente all’approvazione della Commissione Europea. Per il restante 10% viene predisposto un indennizzo semiautomatico, con la semplificazione dei processi di verifica da parte di una Commissione tecnica attraverso la tipizzazione in diverse categorie delle violazioni massive e dei criteri che portano all’erogazione diretta dell’indennizzo. Entro il limite massimo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore, gli azionisti avranno diritto ad un indennizzo pari al 30% del costo di acquisto mentre per gli obbligazionisti subordinati tale soglia sale al 95%.

Ulteriori misure per la crescita

Il decreto contiene una serie di ulteriori misure volte a sostenere la crescita dell’economia. Vengono potenziate le assunzioni negli enti locali, al fine di favorire la ripresa degli investimenti compatibilmente con il rispetto dei conti pubblici, viene autorizzata la mobilità in deroga fino a fine 2019 per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa (di Porto Marghera e della Campania). Arriva la proroga al 2020 del termine previsto per la trasformazione in Spa delle banche popolari, mentre vengono predisposte le norme per consentire l’eventuale ingresso del Ministero dell’Economia e delle Finanze nel capitale sociale di Alitalia. Fra le diverse norme, novità anche per l’Ilva: viene eliminata l’esclusione dalla responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale e limitata solo alle condotte legate all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Restano penalmente rilevanti le condotte in violazione della tutela dei lavoratori della sicurezza e di norme ambientali.

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