Abusivismo edilizio: 17 mila nuovi immobili abusivi nel 2016

Nonostante il 2016 si sia chiuso con una diminuzione del 7% dei reati di natura ambientale, continua a dilagare in tutta la Penisola il problema dell’abusivi...

04/09/2017
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Abusivismo edilizio: 17 mila nuovi immobili abusivi nel 2016

Nonostante il 2016 si sia chiuso con una diminuzione del 7% dei reati di natura ambientale, continua a dilagare in tutta la Penisola il problema dell’abusivismo edilizio con 17mila nuovi immobili abusivi.

Lo ha messo in luce Ecomafia 2017, pubblicazione edita da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e Novamont, realizzata grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (l’Arma dei carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e delle regioni e delle province a statuto speciale, la Guardia di finanza, la Polizia di Stato, e delle Capitanerie di porto, e gli altri organi di polizia giudiziaria l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia) e presentata da Legambiente, che racconta storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, evidenziando come nel 2016 siano stati 25.889 i reati ambientali accertati su tutto il territorio nazionale, 71 al giorno, circa 3 ogni ora.

Nella classifica dei reati ambientali svettano ancora le quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso: in vetta la Campania con 3.728 illeciti, davanti a Sicilia (3.084), Puglia (2.339) e Calabria (2.303). La Liguria resta la prima regione del Nord, il Lazio quella del Centro. Su scala provinciale, quella di Napoli è stabilmente la più colpita con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811).

Quest’anno il Rapporto Ecomafia - dichiara Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente – ci restituisce una fotografia che non ha solo tinte fosche, come nelle scorse edizioni, ma anche colori di speranza grazie anche alla legge che ha introdotto nel codice penale i delitti ambientali e che ha contributo a renderci un paese normale, dove chi inquina finalmente paga per quello che ha fatto. Ora è importante proseguire su questa strada non fermandosi ai primi risultati ottenuti, ma andando avanti investendo maggiori risorse soprattutto sulla formazione degli operatori proposti ai controlli e dando gambe forti alle Agenzie regionale di protezione ambientale, che stanno ancora aspettando l’approvazione dei decreti attuativi, previsti dalla recente riforma del sistema delle Agenzie, da parte del ministero dell’Ambiente e della Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Nonostante la speranza nella nuova legge, restano poco rassicuranti i dati sull’abusivismo edilizio, il ciclo illegale dei rifiuti, gli incendi e le agromafie. Anche nel 2016 il cemento selvaggio la fa da padrone. Secondo le stime del Cresme, gli immobili fuori legge costruiti sarebbero ben 17mila. In aumento i reati contestati nella gestione dei rifiuti, nel 2016 sono stati 5.722 con una crescita di quasi il 12%, le persone denunciate (+18,55), quasi 16 al giorno, gli arresti 118 (+40%) e i sequestri 2202. Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2017 le inchieste sono diventate 346, con 1649 ordinanze di custodia cautelare, 7.976 denunce e il coinvolgimento di 914 aziende. I paesi esteri coinvolti sono saliti a 37 (15 europei, 8 asiatici e 13 africani e uno americano). Sommando i sequestri effettuati nell’ultimo anno e mezzo, e solo nell’ambito di 29 inchieste monitorate, le tonnellate bloccate sono state più di 756.000. Un quantitativo di rifiuti tale che per trasportarlo servirebbero 30.240 tir, che messi in fila coprirebbero la stessa strada che da Roma arriva a Modena.

Per contrastare le illegalità ambientali - dichiara Stefano Ciafani Direttore generale di Legambiente - è fondamentale che siano approvate quelle norme che mancano ancora all’appello a partire da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive. Servono anche norme che prevedano i delitti contro la flora e la fauna protette, pene più severe contro le archeomafie e anche l’accesso gratuito alla giustizia alle associazioni. L’Italia dimostri con fatti concreti di voler investire e puntare davvero sull’economia civile per contrastare quella ecocriminale e per promuovere un’economia sostenibile e innovativa fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della solidarietà, capace di creare lavoro e contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese”.

Diversa la posizione del Deputato Claudia Mannino (Gruppo Misto) che su abusivismo e rifiuti ha realizzato la sua maggiore attività parlamentare. "Le norme per contrastare e gestire l'abusivismo edilizio ci sono - afferma la Mannino - basta volerle applicare e fare rispettare sia a livello comunale che regionale che ministeriale. Serve fare sistema per non creare disagio sociale (in primis applicare le sanzioni per chi non demolisce in autonomia e poi acquisire al patrimonio comunale per dare in affitto gli immobili che non si trovano in zone a rischio) e soprattutto utilizzare gli immobili della PA, del demanio e quelli confiscati alla mafia per assegnarli ai nuclei familiari disagiati. I comuni e gli amministratori in genere non devono fare lacrime di coccodrillo, devono iniziare a gestire il problema".

Ad aumentare i numeri degli abusi hanno certamente contribuito un ventennio di condoni edilizi che dai primi anni 80 hanno consegnato il Paese nelle mani dell'abusivismo edilizio. Come correttamente sottolineato dal Deputato Mannino, infatti, il problema non è l'assenza di una normativa che contrasti gli abusi, ma la reale volontà politica nel volerla applicare. Emblematico il caso di Licata, comune dell'Agrigentino, che ha costretto alle dimissioni il 36enne sindaco Angelo Cambiano, che aveva "preteso" di eseguire l'ordine della Procura di Agrigento di demolire le oltre 160 case tutte a prova di sanatoria, edificate entro i 150 metri dal mare e dichiarate abusive con sentenza passata in giudicato.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it