Codice dei contratti, La Mendola (CNAPPC): 'Ottimista ma c'è tanto lavoro da fare'

Nelle ultime settimane la riforma degli appalti pubblici attuata dal Governo Renzi nel 2016 è stata uno degli argomenti principali trattati dai media. Tra le...

19/06/2018
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Codice dei contratti, La Mendola (CNAPPC): 'Ottimista ma c'è tanto lavoro da fare'

Nelle ultime settimane la riforma degli appalti pubblici attuata dal Governo Renzi nel 2016 è stata uno degli argomenti principali trattati dai media. Tra le principali dichiarazioni ricordiamo quelle del Presidente ANCE Gabriele Buia che recentemente si era detto stanco "di sterili polemiche sul Codice appalti che vedono i costruttori come unici detrattori di questa riforma" (leggi articolo).

Sul tema abbiamo intervistato il Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC Rino La Mendola, che ha avuto modo di seguire da vicino la redazione del Decreto Legislativo n. 50 /2016, nel ruolo di Coordinatore del Gruppo “Lavori Pubblici” della Rete delle Professioni Tecniche.

D. Quali sono le parti del Decreto Legislativo n. 50/2016 che salverebbe?

Salverei tutte le parti scritte in accoglimento ai nostri emendamenti, di cui provo a ricordare i più importanti:

  1. Il drastico ridimensionamento del criterio del prezzo più basso, adesso applicabile sono negli affidamenti i cui importi stimati siano inferiori a 40.000 euro;
  2. L’obbligo di calcolare l’importo da porre a base di gara con il cosiddetto Decreto Parametri (art.24 comma 8), che ha segnato una notevole inversione di tendenza rispetto a norme quali il decreto Bersani o il DL 1/2012, convertito in legge 27/2012, che aveva abrogato del tutto le tariffe professionali;
  3. Il recupero degli articoli 9 e 10 della vecchia tariffa n°143 del 1949 (vedi art.24 comma 8bis), grazie ai quali vengono reintrodotti diritti importanti per i liberi professionisti, quali il diritto all’acconto, la maggiorazione del 25% delle prestazioni rese in caso di interruzione non adeguatamente motivata dell’incarico, il diritto di liquidazione delle parcelle entro sessanta giorni dalla presentazione;
  4. Il Divieto di affidare Servizi di Architettura e Ingegneria a titolo di sponsorizzazione o di semplice rimborso in luogo dei corrispettivi spettanti ai professionisti (art.24 comma 8 ter), che scongiura il rischio che le Stazioni Appaltanti possano continuare ad affidare Servizi delicati come quelli della progettazione a fronte di importi largamente sottodimensionati piuttosto che irrisori (come già accaduto a Catanzaro), con grave nocumento per la trasparenza e per la qualità delle prestazioni che devono essere rese dall’affidatario.
  5. L’apertura dei concorsi ai giovani talenti ed ai professionisti in grado di garantire progetti di qualità, anche se non in possesso di grandi fatturati e di un numero notevole di dipendenti, grazie all’art.152 comma 5, che consente al vincitore di un concorso di potere dimostrare il possesso dei requisiti economico-finanziari a valle della procedura concorsuale, nella fase di affidamento dei successivi livelli della progettazione, anche attraverso la costituzione di un raggruppamento. Tale elemento segna un nuova linea di tendenza votata a restituire potere contrattuale ai cervelli e non più ai fatturati, anche se c’è ancora molto da lavorare.
  6. La riduzione del peso dei requisiti economico-finanziari per la partecipazione alle gare per l’affidamento di S.A.I. (art.83). Ad esempio, il fatturato degli ultimi anni può essere sostituito da un’adeguata polizza di assicurazione (art.83 comma 4 lettera c).
  7. L’abolizione di balzelli come la cauzione provvisoria che i liberi professionisti erano costretti a versare alla stazione appaltante per poter partecipare ad una gara di progettazione (art.93 comma 10);
  8. La drastica riduzione dei lavori in house, Infatti, l’art.177 sancisce l’obbligo, per i concessionari, di esternalizzare almeno l’80% dei lavori, servizi e forniture, compresi i servizi di architettura e ingegneria (art.177).

D. Quali sono invece le modifiche da introdurre per il superamento delle criticità dell’attuale testo del codice in vigore?

  1. Abbandonare del tutto l’appalto integrato, in parte rilanciato dal decreto correttivo, anche se limitatamente ai casi in cui gli elementi tecnologici e innovativi sono preminenti. Tale procedura, infatti, relega il progetto ad un ruolo marginale, tradendo principi fondamentali della legge delega, che puntava invece sulla centralità al progetto nel processo di esecuzione dei lavori pubblici. Siamo convinti, infatti, che se non vogliamo continuare a registrare contenziosi, varianti improponibili ed incompiute, i lavori devono essere sempre appaltati sulla base di un progetto esecutivo.
  2. Puntare ai concorsi in due gradi, quando la progettazione riguarda opere di architettura, nella consapevolezza che tale procedura costituisca lo strumento migliore per valorizzare la professionalità dei concorrenti e per garantire progetti di qualità.
  3. Sancire l’obbligo, per le stazioni appaltanti, di affidare i livelli successivi della progettazione e la direzione dei lavori al vincitore di un concorso, tranne nei casi di intervenuta impossibilità, sancita dalle norme in vigore;
  4. Abbandonare il criterio del prezzo più basso anche sotto la soglia dei 40.000 euro, per la quale è già consentito l’affidamento diretto, senza alcuna procedura competitiva. Ciò di fatto, rende del tutto inutile il ricorso a ribassi dei corrispettivi spettanti ai professionisti affidatari; ribassi che peraltro finiscono per compromettere la qualità delle prestazioni professionali rese. Quindi la nostra proposta è finalizzata a sancire che, nelle procedure di affidamento diretto, ai professionisti affidatari spettano i corrispettivi calcolati con il Decreto di cui all’art.24 comma 8 del codice, senza alcun ribasso.
  5. Puntare ad drastica riduzione del valore massimo attribuito all’offerta economica negli affidamenti con il criterio dell’OEPV, applicando contestualmente soglie di sbarramento sull’offerta tecnica e formule calmieranti sul ribasso. Ciò, con l’obiettivo di premiare la qualità del progetto e di disincentivare contestualmente i ribassi eccessivi;
  6. Abolire i limiti temporali nella valutazione delle esperienze curriculari, al fine di scongiurare il rischio che il mercato venga riservato solo a chi ha avuto la fortuna di lavorare negli ultimi anni;
  7. Stabilire in modo più chiaro il ruolo dei pubblici dipendenti rispetto ai liberi professionisti, assegnando prioritariamente ai primi le attività di controllo dell’intero processo di esecuzione di un opera pubblica (riconoscendo loro gli incentivi del 2% a prescindere se siano dirigenti o funzionari), ed ai secondi, la progettazione, la direzione ed il collaudo dei lavori.
  8. Abolire l’accordo quadro negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria. Ciò in quanto riteniamo che tale procedura introdotta dall’art.54 del codice, consentendo l’accorpamento di grossi appalti, che possono essere affidati ad un unico operatore economico con la possibilità di stipulare contratti integrativi durante i quattro anni successivi alla data dell’affidamento principale, sia una norma che aggira i principi fondamentali della direttiva comunitaria 2014/24/UE, che, al considerato 78, raccomanda alle amministrazioni aggiudicatrici di non accorpare, ma, al contrario, di dividere in lotti i grossi appalti, al fine di favorire l’accesso al mercato delle piccole e medie imprese.

D. Quale è la sua opinione su decreti attuativi del codice ed in particolare sul decreto sui livelli della progettazione recentemente approvato in Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici?

Riteniamo che l’attuale articolazione dei livelli progettuali debba essere rivista, in quanto presenta una serie di criticità, da riferire soprattutto alla scelta del legislatore di appesantire notevolmente la prima fase progettuale: il progetto di fattibilità ed economica, che deve essere peraltro supportato da idonee indagini geognostiche, geotecniche e talvolta sui materiali da impiegare, in una fase in cui il progetto non è ancora coperto da finanziamento (siamo a monte della programmazione annuale). Questo meccanismo può funzionare solo se il codice verrà supportato da una norma finanziaria (che in atto non vediamo) che rilanci concretamente un adeguato fondo di rotazione, con restituzione del somme in un decennio, a cui possano attingere le stazioni appaltanti per garantire una copertura d finanziaria della prima fase della progettazione.

D. In merito al decreto sui collaudi, in Consiglio Superiore, si è consumata una vera e propria battaglia sull’obbligatorietà di iscrizione all’Ordine dei pubblici dipendenti. Si ritiene soddisfatto dell’esito finale?

In merito alla bozza di decreto varata dal Consiglio Superiore Lavori Pubblici sul collaudo, abbiamo apprezzato la decisione dell’Assemblea di rivedere la posizione espressa il 23 maggio nella successiva seduta del 25 maggio 2018, recependo la nostra proposta di rendere obbligatoria l'iscrizione all'ordine per il collaudatore a prescindere che sia libero professionista o dipendente della pubblica amministrazione, nella consapevolezza che il controllore debba essere qualificato al pari del controllato.

D. Ritiene che la sostituzione del vecchio regolamento con le linee guida ANAC e la soft law sia stato un successo?

Abbiamo apprezzato il lavoro svolto dall’ANAC, ma siamo sempre più convinti che il regolamento costituisca uno strumento molto più agevole e pratico per tutti gli operatori del settore; regolamento che potrebbe essere comunque redatto dalla stessa ANAC; Autorità con la quale ci troviamo spesso in sintonia, condividendo una serie di principi votati alla trasparenza ed all’apertura del mercato agli operatori economici medio-piccoli.

D. Ottimista o rassegnato?

Sono senza dubbio ottimista, ma contestualmente consapevole che, da un lato, dovremo batterci per non perdere gli obiettivi raggiunti con il D.Lgs. n. 50/2016 e soprattutto con il decreto correttivo n. 56/2017 e, dall’altro, per superare le tante criticità residue dell’attuale normativa in materia di lavori pubblici. Sono convinto che, se continueremo a lavorare in sinergia in seno alla Rete delle Professioni Tecniche, riusciremo a raggiungere gran parte degli obiettivi già individuati.

Ringrazio il Vicepresidente La Mendola per il prezioso contributo.

A cura di Ing. Gianluca Oreto