Codice dei contratti: quale futuro ci aspetta?

Tutto ed il contrario di tutto. Potremmo definire così le affermazioni dei maggiori attori sulla scena del lungometraggio “Il Codice dei contratti: quale fut...

15/06/2018
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Codice dei contratti: quale futuro ci aspetta?

Tutto ed il contrario di tutto. Potremmo definire così le affermazioni dei maggiori attori sulla scena del lungometraggio “Il Codice dei contratti: quale futuro ci aspetta?”.

Iniziamo con le dichiarazioni del Premier Giuseppe Conte che, nel corso della replica alla Camera dei Deputati sulla fiducia al Governo (leggi articolo), è entrato sul tema del Codice dei contratti, riconoscendo che "In Italia gli appalti non partono, abbiamo un codice degli appalti pubblici che da due anni in pratica non viene applicato" aggiungendo, anche, che “Cercheremo di valutare bene il ruolo dell'ANAC, che non va depotenziato, evidentemente, ma, sicuramente, in questo momento, non abbiamo dall'ANAC quei risultati che ci attendevamo, forse avevamo investito troppo”.

Alle dichiarazioni di Conte avevano fatto seguito quelle di Luigi Di Maio che allo stabilimento Leonardo a Pomigliano ha affermato che: “Dobbiamo semplificare il Codice degli appalti perché ormai gli amministratori hanno paura di toccare qualsiasi delibera, qualsiasi atto, anche una votazione in Consiglio comunale sta diventando un problema perché è un codice complicato, illeggibile”; affermazioni riproposte anche nel corso dell’incontro con gli imprenditori di Confcommercio (leggi articolo).

Si tratta, in ogni caso di dichiarazioni negative che erano state un po’ stemperate dal Ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che nel corso di un incontro con il Presidente ANAC Raffaele Cantone aveva dichiarato "Oggi ho incontrato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione per uno scambio di vedute importante e costruttivo. Abbiamo parlato in particolar modo del nuovo Codice dei contratti e di quello che in esso va migliorato per far partire e ripartire tante opere pubbliche oggi bloccate.

Leggermente diversa la posizione che il Presidente Raffaele Cantone ha assunto nel corso della presentazione di ieri della relazione annuale relativa al 2017 (leggi articolo). Il Presidente ANAC, difendendo la riforma degli appalti dagli attacchi degli ultimi mesi e pur riconoscendo che il Codice vada migliorato, ha affermato di essere assolutamente contrario ad “una completa retromarcia” che “rischierebbe di creare una ulteriore fase di fibrillazione con una (nuova) crisi del settore dalla quale, invece, sia pure a fatica, si sta lentamente uscendo”..

Ma il Presidente Cantone non ha potuto fare a meno di constatare che “La qualificazione delle stazioni appaltanti, la scelta dei commissari di gara attraverso l’estrazione da un albo, il rating di impresa, la necessità della progettazione esecutiva, una più rigorosa regolamentazione del partenariato, il superamento della prassi delle deroghe per singoli appalti, l’opzione per un testo più snello non accompagnato da un regolamento lungo e prolisso, erano alcune delle novità che avrebbero dovuto favorire efficienza, semplificazione e trasparenza. A poco più di due anni di distanza, non si va (ancora) nella direzione auspicata: su alcuni aspetti, anche per non sempre giustificate critiche, si è già fatta marcia indietro con il correttivo del 2017; sono riapparse, per molti interventi, deroghe ad hoc e di recente alcuni hanno persino richiesto l’abrogazione del Codice, senza che nemmeno le più interessanti novità siano entrate in vigore” aggiungendo, anche che “La materia ha certamente bisogno di scelte chiare e inequivoche da parte del nuovo legislatore; il rilancio del sistema dei lavori pubblici necessita non solo di regole semplici e comprensibili, ma anche stabili, per consentire alla burocrazia il tempo di digerirle per poi applicarle in modo corretto”.

Si tratta di dichiarazioni che devono far riflettere e che contribuiscono a dare credito alle idee negative di coloro che ritengono l’attuale codice dei contratti, con i suoi errori iniziali, con il correttivo che lo ha modificato in punti che in un primo momento erano stati ritenuti essenziali quali quello dell’appalto integrato e con la miriade di provvedimenti attuativi ancora in gran parte inattuati, inadeguato a far da regia normativa alla ripresa dei lavori pubblici in Italia.

Ovviamente il Presidente Cantone separa le responsabilità dell'ANAC da quelle di altri ed aggiunge che “Il Codice prevedeva, fra l’altro, che il regolamento venisse sostituito da decreti ministeriali e linee guida, queste ultime da adottarsi anche da parte dell’Autorità, a cui spesso sono contestati ritardi e omissioni, non rispondenti, però, al vero. A noi spettava redigere 10 linee guida e proporre 3 decreti al Ministro delle infrastrutture e ad oggi, malgrado sia stata necessaria la revisione dei testi già adottati a seguito del correttivo, l’Autorità ha definitivamente licenziato 6 linee guida; per una si è in attesa del parere del Consiglio di Stato, per due si è conclusa la consultazione e un’altra potrà essere predisposta solo dopo l’adozione dell’apposito DPCM. Quanto alle proposte di decreto, una è stata formulata e il relativo decreto è stato recentemente pubblicato, un’altra è stata inviata al Ministro, per l’ultima si è deciso un rinvio per ragioni di coordinamento con altro testo. Sono state anche adottate alcune linee guida non obbligatorie, particolarmente attese dagli operatori: 4 in via definitiva, una in via di approvazione e due in attesa del parere del Consiglio di Stato, così come sono stati elaborati i primi due bandi-tipo, pure molto attesi, e per un terzo si è chiusa la consultazione pubblica”.

In pratica il Presidente Cantone, anche se non lo dice, fa capire che le responsabilità della mancata completa attuazione del Codice dei contratti nei termini stabiliti non è dell’ANAC ma di altri perché alcune delle novità più interessanti non sono state ancora attuate per svariati ritardi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Governo per la mancata attuazione:

  • della qualificazione delle stazioni appaltanti;
  • dell’albo dei commissari di gara;
  • del rating di impresa.

Tra gli aspetti per i quali “si è già fatta marcia indietro con il correttivo del 2017” c’è, ovviamente quello dell’appalto integrato anche se il Consigliere dell’Autorità Michele Corradino ha risposto alla domanda di un cronista “Cosa si può fare per semplificare il Codice?” affermando che “A due anni dall'entrata in vigore credo si possa ragionare di come differenziare, graduare, alcuni istituti del Codice, forse previsti in modo un po' troppo rigido, alle caratteristiche dei singoli appalti, dal punto di vista della complessità e del valore. Penso ad esempio al divieto di appalto integrato. È stata una innovazione del Codice in sé fondamentale, intendiamoci, perché l'attribuzione della progettazione esecutiva all'impresa aveva spesso portato ad appalti in cui cosa costruire veniva deciso dalla ditta aggiudicataria a fronte di scelte embrionali e comunque incomplete dell'amministrazione. Attraverso l'obbligo di appalto su progetto esecutivo si è voluto invece recuperare la capacità dell'amministrazione di programmazione e di individuazione dei bisogni della collettività. Non c'è dubbio però che ci sono lavori e servizi in cui davvero non c'è nulla da progettare e in cui non ha senso allungare i tempi del procedimento obbligando le amministrazioni ad autonome gare per la progettazione. Il correttivo al codice dello scorso anno si è già posto in questa direzione e credo esistano spazi di ulteriore semplificazione”.

Per ultimo, vale la pena segnalare che la relazione del Presidente Cantone è stata commentata dal Premier Conte affermando che l’ANAC "è strumento che riteniamo come Governo molto utile sul piano della prevenzione e del contrasto alla corruzione" e che nella relazione "emerge un dato significativo che è il riconoscimento che il codice degli appalti del 2016 che è in via di attuazione (come avete visto ci sono ancora tante linee guida, tanti decreti alcuni dei quali sono in corso di implementazione)" che richiede "interventi regolatori, di messa a punto". "Quindi dovremo valutare. Su questo fronte l'attenzione del governo è massima".

Questo un modesto sunto delle dichiarazioni di alcuni degli attori sulla scena del lungometraggio “Il Codice dei contratti: quale futuro ci aspetta?", restiamo in attesa di ulteriori chiarimenti e delucidazioni da parte di tutti gli sceneggiatori, produttori, attori e comparse.

A cura di arch. Paolo Oreto