Crisi edilizia: non è un Paese per giovani

"Un’intera generazione tagliata fuori dal mercato del lavoro in edilizia". È quanto denuncia ANCE Giovani nel corso del XIX Convegno nazionale dei Giovani im...

22/05/2018
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Crisi edilizia: non è un Paese per giovani

"Un’intera generazione tagliata fuori dal mercato del lavoro in edilizia". È quanto denuncia ANCE Giovani nel corso del XIX Convegno nazionale dei Giovani imprenditori edili dell’Ance, dal titolo “Costruttori... al lavoro!” tenutosi a Napoli il 18 maggio 2018.

Nonostante cambino i governi e le strategie per incentivare non tanto le nuove costruzioni quanto i lavori di ristrutturazione, riqualificazione ed efficientamento energetico, la situazione del comparto edile è in continua discesa dal 2008, ovvero dal primo anno in cui l'edilizia ha cominciato ad avvertire gli effetti di una crisi cominciata qualche anno prima.

Come rilevato da ANCE Giovani "Dal 2008 al 2017 il numero di occupati fino a 35 anni di età si è ridotto del 69%: oltre 200mila giovani in meno impiegati nei cantieri. Di conseguenza, se prima della crisi i giovani rappresentavano il 43% degli occupati del settore, oggi sono solo il 25%".

Numeri che fanno il paio alle stime dell'Osservatorio congiunturale dell’ANCE che nel 2017 ha registrato nel settore un nuovo calo dei livelli produttivi (-0,1%), con un perdita complessiva dall’inizio della crisi pari al 36,5%, con un -64,2% se consideriamo solo il settore delle nuove costruzioni, e che dimostrano come nonostante le risorse stanziate dai Governi, vi è una incapacità endemica di tradurre in cantieri le risorse disponibili oltre che una forte inefficienza nelle procedure di spesa da parte della Pubblica Amministrazione.

Secondo i dati Cnce (Commissione nazionale paritetica per le casse edili), dal 2008 al 2017, infatti, il numero di occupati fino a 35 anni è crollato di circa il 69%: oltre 200mila giovani in meno impiegati nelle imprese e nei cantieri. Una dinamica che ha riguardato anche la classe successiva di lavoratori tra i 36 e i 50 anni, diminuiti del 40%.

Un calo più contenuto invece si è verificato per le classi di età successive(oltre i 50 anni). Tale dinamica ha modificato la struttura occupazionale: se prima della crisi i giovani rappresentavano il 43% degli occupati nel settore, oggi incidono per il 25,3%, determinando, pertanto, uno spostamento dell’occupazione verso le classi di età più mature.

Interessanti le proposte di ANCE giovani per risollevare le sorti di un settore che rappresenta il 6,1% della forza lavoro complessivamente impiegata nell’intero sistema economico nazionale ed oltre il 23% di quella occupata in tutto il settore industriale, ma che è in costante flessione da 10 anni. Di seguito le proposte:

riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, che nel settore edile rappresenta uno delle grandi cause della fuga dal contratto;

  • detassazione o decontribuzione totale per i giovani sotto i 35 anni e parziale per quelli sotto i 49 anni, nonché per le donne;
  • maggiori investimenti nella formazione, sia da parte dello Stato con una maggiore attenzione agli Istituti tecnici, sia da parte delle imprese;
  • seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, non solo attraverso sisma bonus ed eco bonus, ma anche e soprattutto favorendo la rottamazione dell’edilizia obsoleta a favore di quella sicura e sostenibile;
  • particolare attenzione alla valorizzazione dei beni culturali, grazie a cui un paese come l’Italia a vocazione turistica può dar lavoro a intere generazioni;
  • eliminazione degli ostacoli burocratici che impediscono alle risorse stanziate di trasformarsi in cantieri.

Ultimo punto che probabilmente rappresenta il vero tallone d'Achille di un Paese che pur provandoci resta costantemente impantanato con una burocrazia che non riesce ad eliminare la corruzione bloccando la il potere di spesa.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it

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