Crollo del Ponte Morandi: Il Governo avvia la procedura di revoca della concessione ad Autostrade

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, ha fatto sapere su Facebook di aver “inviato ad Autostrade la lettera con cui prende avvio...

18/08/2018
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Crollo del Ponte Morandi: Il Governo avvia la procedura di revoca della concessione ad Autostrade

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, ha fatto sapere su Facebook di aver “inviato ad Autostrade la lettera con cui prende avvio la procedura per la decadenza della concessione. Vogliamo cambiare tutto”. Ha, anche, aggiunto “il mio ministero ha chiesto formalmente ad Autostrade per l’Italia di fornire entro 15 giorni una dettagliata relazione per dimostrarci se e come ha agito, in merito alla manutenzione del ponte Morandi, secondo gli oneri e gli obblighi che gli competono come ente gestore di quel tratto di autostrada. Inoltre ci aspettiamo che Autostrade si mostri collaborativa su eventuali iniziative a titolo di risarcimento danni a persone e beni, naturalmente a sue spese, come peraltro previsto dalla convenzione

Il Governo, poi, in un comunicato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere di avere formalmente inoltrato, tramite la competente Direzione del Ministero delle Infrastrutture, ad “Autostrade per l’Italia” la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione.

Nel comunicato il Presidente Conte precisa che Il Governo contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte. Il concessionario avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro 15 giorni, fermo restando che il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia.

Si è diffusa la notizia che Autostrade per l’Italia sarebbe disponibile a ricostruire il ponte a sue spese. Se questa proposta verrà formalizzata il Governo la valuterà, ma non come contropartita della rinuncia a far valere la voce di tutte le vittime di questa immane tragedia. Se questa iniziativa di ricostruzione del ponte verrà addebitata a “Autostrade per l’Italia” sarà solo a titolo di provvisorio risarcimento del danno, fermo restando che la ferita inferta alle vittime, ai loro familiari e al Paese è incommensurabile e non potrà certo essere rimarginata in questo modo”.

Nel Comunicato, poi, si afferma, anche, che la sciagura del crollo del Ponte Morandi “ci impone di adottare nuove iniziative, ben più rigorose di quelle pensate dai Governi precedenti£ adottando le seguenti misure:

  1. configurare una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell’intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati per raggiungere la condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e urgenza.
  2. potenziare il servizio ispettivo che è istituito presso il Ministero delle Infrastrutture, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull’operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico.
  3. convocare tutti i concessionari delle infrastrutture a partire da settembre, costringendoli a consegnare un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a questo scopo, costringendoli a impegnarsi in un programma di riammodernamento delle infrastrutture destinando ad esso risorse più proporzionate e adeguate agli utili che ne ricavano.

Nel comunicato si precisa, anche, quanto segue: “Purtroppo arriviamo al Governo un po’ tardi. Il processo di privatizzazioni che riguarda le nostre infrastrutture è stato avviato molti anni fa, secondo una logica che ha favorito la gestione finanziaria delle stesse e ha oscurato la logica industriale che invece dovrebbe caratterizzarle. Adesso ci ritroviamo con rapporti di concessione e contratti di servizio ormai in essere, alcuni dei quali scadono in un futuro non prossimo, e che contengono condizioni e clausole molto sbilanciate a favore dei concessionari. Questo Governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e man mano che esse scadono ne approfitterà per impostare queste operazioni sulla base di nuovi princìpi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici. Questo Governo intende dare un segnale di svolta ben preciso: d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese e, quindi, i cittadini sono disposti ad affidare alle loro cure solo a patto che il lucro che ne viene ricavato sia ampiamente compensato dalle garanzie di una assoluta tutela e sicurezza delle vite degli utenti e di una gestione realmente efficiente del servizio”.

A cura di Redazione LavoriPubblici.it