"Il problema - per gli architetti italiani - non è la forma societaria, ma che vi siano regole uguali per tutti: le società di ingegneria, ad esempio, non hanno alcun codice etico mentre i 153 mila architetti italiani e le società tra professionisti rispettano il codice deontologico approvato dal Ministero della Giustizia e se evadono il fisco vengono, giustamente, radiati dall'Albo; rispettano le molte regole della Riforma delle professioni e delle Direttive comunitarie, cosa che non è prevista, invece, per le società di ingegneria".
"Vien da chiedersi - continua il Consiglio nazionale - condonando passato e futuro, contro le Leggi che lo stesso Parlamento ha promulgato, di chi si faccia l'interesse, ma viene anche da chiedersi perché le società di ingegneria non vogliono iscriversi agli Albi e rispettare le medesime regole".
"Chiediamo quindi ai deputati del Parlamento italiano - conclude il Consiglio nazionale - di prendersi il tempo per leggere il Codice Deontologico degli architetti italiani: forse così capiranno perché votare contro l'art.31".
A cura di Ufficio Stampa CNAPPC