Post referendum: Italia alla ricerca del giusto mix energetico

La vittoria schiacciante del SI nel referendum del 12-13 giugno 2011 oltre a rappresentare una bocciatura dell'energia nucleare, è al tempo stesso una promoz...

16/06/2011
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La vittoria schiacciante del SI nel referendum del 12-13 giugno 2011 oltre a rappresentare una bocciatura dell'energia nucleare, è al tempo stesso una promozione in prima linea delle energie rinnovabili che, per forza di cose, dovranno ritornare a giocare un ruolo principale nelle strategie energetiche del Paese.

La conferma arriva dal Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, che a margine dell'assemblea di Confartigianato ha affermato: "Lavoreremo perché la quota del nucleare si annulli completamente come già avevamo deciso abrogando la norma".
Il Ministro Romani ha, inoltre, affermato l'arrivo di una nuova strategia energetica che necessiterà di una conferenza nazionale dell'Energia in base alla quale verrà fatta una nuova suddivisione del mix energetico nazionale, in cui il peso delle fonti rinnovabili sarà molto più ampio.

Il risultato del referendum e il successivo passo indietro del Governo ha lasciato soddisfatto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza che ha chiesto al Governo di legittimare il risultato del voto degli italiani: "Dopo aver perso due anni dietro ad una infatuazione del tutto anacronistica del governo verso un tecnologia vecchia e pericolosa, chiediamo oggi alla maggioranza di non fare altri danni e di legittimare il risultato elettorale dando il giusto spazio e gli strumenti adeguati allo sviluppo delle tecnologie moderne, sicure e pulite, che gli italiani hanno evidentemente scelto, consci fino in fondo dei vantaggi derivanti dall'essere un Paese privo di centrali sul proprio territorio".

Con le richieste di Legambiente sono arrivate anche quelle di AssoEnergieFuture. "Occorre rimettere subito mani al Quarto Conto Energia aprendo un percorso che veda la partecipazione degli imprenditori del settore, del mondo ambientalista e anche sindacale" - ha dichiarato il presidente Massimo Sapienza, che ha aggiunto: "Basta con le alzate di ingegno che hanno portato a dismettere il Terzo Conto Energia appena dopo sei mesi la sua approvazione e che hanno cambiato le carte in tavola buttando all'aria ogni principio di partecipazione della società civile nelle decisioni del Palazzo. Si sono aperte le porte solo alle ragioni dei grandi monopolisti dell'energia. Occorre di nuovo fare i conti con le stesse lobby che hanno appoggiato il ritorno all'atomo in nome del loro portafoglio".

Diversa la reazione di ISES ITALIA che con il suo presidente di G.B. Zorzoli ha affermato di essere consapevole del rischio che si corre a seguito del referendum sul nucleare. Zorzoli ha, infatti, ammesso che la clamorosa vittoria del SI al referendum sul nucleare contiene un'enorme aspettativa nei confronti delle rinnovabili che a questo punto dovranno dimostrare, anche attraverso un'adeguata politica energetica, di essere in grado di soddisfare una quota crescente dei consumi finali di energia, già nel 2020 presumibilmente superiore a quella (17%) concordata con la Commissione europea. Zorzoli ha affermato che "Simili risultati possono essere ottenuti in modo efficiente, a costi rapidamente decrescenti, tutelando l'ambiente e il territorio, con la parallela creazione di filiere industriali per le principali tecnologie. La sfida non è di poco conto. Anche dopo la fine del nucleare gli ostacoli non mancheranno. L'impegno contenuto nel Piano di azione nazionale per le rinnovabili di mantenere praticamente costante la domanda finale di energia fra il 2010 e il 2020 ha come conseguenza che ogni contributo aggiuntivo di energia rinnovabile diminuirà di altrettanto l'apporto proveniente da impianti o macchine che utilizzano combustibili fossili: gli interessi colpiti non offriranno cristianamente l'altra guancia".

Dello stesso tenore l'opinione del direttore scientifico di Kyoto Club Gianni Silvestrini: "Lo straordinario successo del referendum rappresenta un no al nucleare e un sì alle rinnovabili. Lo ha esplicitamente riconosciuto anche Berlusconi. Ora bisogna guardare con fiducia verso un futuro in cui il sistema RES (Rinnovabili, Efficienza energetica, Smart grids) possa dispiegarsi in tutta la sua potenza, così come sta avvenendo in Germania. Il nostro Paese dovrà ridefinire gli obiettivi al 2020 e al 2050, in modo da creare una forte industria delle rinnovabili. Va ridefinita e chiusa anche la parte riguardante gli incentivi, le rinnovabili elettriche e, soprattutto, le rinnovabili termiche. Ma soprattutto bisogna dedicare intelligenza, lucidità e risorse affinché i nostri giovani abbiano maggiori prospettive e le nostre imprese possano competere a livello internazionale, perché si tratta di uno dei settori con un futuro più promettente per il nostro Paese. Questo inoltre dovrebbe essere l'impegno dell'attuale e del prossimo Governo".