Professioni, gli Architetti Italiani fuori dal CUP

"Da anni in Italia, come nel mondo, è in corso una trasformazione, che ben conosciamo tutti, del mercato dei servizi professionali, che riguarda tanto i gran...

22/02/2013
© Riproduzione riservata
"Da anni in Italia, come nel mondo, è in corso una trasformazione, che ben conosciamo tutti, del mercato dei servizi professionali, che riguarda tanto i grandi lavori che la domanda dei singoli cittadini. La realtà dei nostri mestieri è profondamente cambiata, non solo nel grande incremento del numero dei professionisti e nella varietà delle prestazioni professionali che offriamo, ma soprattutto nella richiesta di servizi integrati, di mobilità sul territorio, di uso di tecnologie avanzate, di maggiore responsabilità etica. I principi di inter-disciplinarietà e di rete, formalizzati solo in parte nelle Società tra professionisti e società multiprofessionali, sono la risposta alle esigenze del presente e del futuro, sulla quale ognuno dei nostri Consigli Nazionali ha compiti importanti per promuovere un cambiamento profondo nella realtà organizzativa e di lavoro dei nostri iscritti, nella stragrande maggioranza ancora legata ad una tradizione micro-professionale e solitaria".

Con queste parole comincia la lettera che il Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. ha inviato ai vertici di CUP e PAT e con il quale ha annunciato la propria immediata sospensione al CUP in cui gli Architetti hanno fatto parte sino ad ora (in modo anomalo, in realtà, dato che tutte le principali professioni tecniche facevano capo al PAT).

"Questa profonda trasformazione - continua la lettera del CNAPPC - che è innanzitutto culturale, deve comunque salvaguardare l'etica professionale e la peculiarità dei nostri mestieri, ma avrebbe dovuto, già da tempo, riflettersi negli approcci e nelle strategie degli organismi interprofessionali, facendone dei fondamentali nodi di un coordinamento capace di guidare il cambiamento. La realtà del mondo che ci circonda è fatta di integrazione delle conoscenze, reti di lavoro e cooperazione e a distanza: i comitati interprofessionali, invece, sono tavoli formali di incontro, tesi a rappresentare in sede politica una mera somma di numeri delle cosiddetta "categoria" delle professioni liberali, in funzione di proposta o resistenza a norme che regolano il mercato."

Gli Architetti, come già evidenziato attraverso il loro rifiuto a partecipare al Professional Day, hanno rilevato una forte discrasia tra il mondo reale che circonda e affonda il settore delle professioni da ormai diversi anni e quanto discusso in sede politica nei tavoli che si sono susseguiti e a cui hanno partecipato. Rileviamo, in effetti, che a parte le pregevoli dichiarazioni dei Presidenti delle professioni che hanno partecipato alla giornata delle professioni e nonostante le affermazioni dei politici di varia estrazione che, naturalmente, in piena campagna elettorale hanno esaltato e magnificato la figura del professionista promettendo mari e monti, il Professional Day difficilmente (ma ci auguriamo di sbagliare) porterà qualcosa di concreto. Ricordiamo, infatti, che la giornata delle professioni dell'1 marzo 2012 non ha portato assolutamente nulla ai professionisti che ogni giorno si trovano in trincea a combattere per portare avanti il proprio lavoro con dignità e rispetto.

"Questa grande distanza tra la realtà e i coordinamenti tra le professioni - continua ancora il CNAPPC - non fa che approfondire il solco che divide i professionisti dai cittadini ed emarginare i professionisti italiani dal mercato. Non a caso, negli ultimi mesi, si è evidenziata l'incapacità da parte dell'insieme delle professioni, peraltro divise in due diversi coordinamenti, di affrontare con proposte davvero innovative e integrate la crisi che colpisce l'Italia; di mettere in mora chi ha responsabilità di Governo con progetti strutturati, realizzabili e sostenibili; di collegarsi stabilmente con tutti i soggetti economici e sociali del Paese; di organizzare servizi integrati di sostegno ai cittadini e ai professionisti. La volontà di alcuni di noi di perseguire questa via è rimasta isolata. I coordinamenti si sono accontentati, più o meno bene, di trattare la Riforma delle Professioni sui tavoli governativi, con posizioni spesso diverse, in una difficile opera di equilibrismo: hanno in sostanza svolto un'opera di mediazione tutta interna, avulsa dalla realtà, salvo poi rappresentare, anche arbitrariamente, posizioni opposte a quelle di parte degli associati, per esempio le nostre".

Il CNAPPC evidenzia come "così come sono, gli attuali organismi di coordinamento tra le professioni servono a poco: a quei tavoli non siamo mai stati capaci di parlare della realtà quotidiana degli italiani e dei professionisti iscritti nei nostri Albi, intenti più che altro a discutere della virgola nella norma o a discutere di statuti interni e cariche sociali".

Da qui, dunque, la decisione del CNAPPC di sospendere la propria associazione al CUP che secondo gli Architetti Italiani non deve essere interpretata negativamente come un sottrarsi alla sua parte di responsabilità, anzi, senza alcuna polemica arriva la proposta di "una discussione ampia e franca tra tutti noi, per provare a lavorare assieme innanzitutto sulla sostanza dei problemi e dei progetti, prima che della forma degli organismi di coordinamento; perché è nostro dovere proporre ai nostri concittadini politiche innovative e sostenibili, che dimostrino che i professionisti italiani sono indispensabili al futuro dell'Italia".

"Il Consiglio Nazionale Architetti - conclude la lettera - continuerà a collaborare e ad aiutare tutte le iniziative di vera integrazione professionale, in tutte le sedi nazionali così come nei CUP territoriali, che in varie realtà dimostrano come un lavoro serio sulla sostanza e non sulla forma, finalizzato al lavoro e al servizio ai cittadini, porti a risultati politici di assoluta rilevanza".