Aree idonee: perplessità sul nuovo Decreto Legge

Il DL 175/2025 stabilisce nuovi criteri iper l'identificazione di aree idonee per gli impianti FER. FINCO parla di rischio blocco dei progetti e possibile violazione della Direttiva RED II

di Redazione tecnica - 02/12/2025

Con il Decreto-Legge 21 novembre 2025, n. 175, il Governo ha rimesso mano alla disciplina delle aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili, intervenendo su un tema che negli ultimi anni ha già generato non pochi contrasti.

Le prime reazioni del settore indicano un quadro più severo del passato, con possibili ripercussioni sulla capacità del Paese di mantenere il passo richiesto dagli obiettivi nazionali ed europei in materia di FER.

L’articolo 2 del provvedimento riscrive infatti i criteri per individuare i territori idonei, irrigidendo ulteriormente un impianto già messo in discussione dalla giustizia amministrativa in riferimento al DM 21 giugno 2024.

Nuovo DL Aree Idonee: progetti FER a rischio

Ed è in questo contesto che FINCO ha manifestato, senza mezzi termini, “forte preoccupazione”, richiamando la necessità di un correttivo in sede di conversione.

A chiederlo è stato il nuovo Vice Presidente della Federazione, Agostino Re Rebaudengo“Ringrazio FINCO per la fiducia. Auspico che in sede di conversione del decreto legge venga almeno inserita una norma di salvaguardia dei progetti già in sviluppo come avvenuto nel 2024 con il DL Agricoltura. Nel merito dei contenuti, auspico che si mantenga la disciplina delle aree idonee prevista dal Decreto Legislativo 199/2021 di attuazione della RED II, assicurando così certezza ed affidamento agli operatori che in questi anni hanno lavorato sulla base di questa disciplina”.

La nuova disciplina sembra riproporre - e in alcuni casi accentuare - le criticità emerse rispetto al DM 21 giugno 2024. Quel provvedimento era stato ritenuto insufficiente e, successivamente, annullato per l’eccesso di vincoli che finiva per paralizzare la realizzazione degli impianti. Il DL 175/2025 interviene in continuità con quell’impostazione, definendo un perimetro ancor più ristretto delle aree in cui è possibile installare impianti FER.

Alcune Regioni hanno già segnalato le prime criticità operative, soprattutto nei territori dove la combinazione tra vincoli paesaggistici, pianificazione regionale e norme di tutela lascia margini molto ridotti. In questo quadro, FINCO evidenzia un paradosso evidente: da un lato lo Stato impone obblighi di incremento della potenza rinnovabile installata, dall’altro riduce il numero delle aree effettivamente disponibili, rendendo tali obiettivi di fatto irraggiungibili.

Secondo la Federazione, l’effetto pratico sarebbe quello di restringere la porzione di territorio idoneo fino a renderla marginale, con un impatto immediato sui progetti futuri e - per effetto della retroattività - anche su quelli già in corso di autorizzazione. Una prospettiva che riapre il tema della coerenza tra programmazione energetica, vincoli territoriali e capacità del sistema di attrarre investimenti stabili.

La Federazione sottolinea inoltre che la questione riguarda non solo la filiera energetica: anche il comparto dei Beni Culturali, anch’esso rappresentato al suo interno, rischia di subire ricadute indirette. Per questo FINCO avvierà un Tavolo congiunto tra le due filiere, con l’obiettivo di costruire un equilibrio stabile tra tutela del patrimonio e sviluppo delle rinnovabili.

Gli ulteriori nodi: sicurezza energetica, infrazioni UE e aste FER X competitività

FINCO richiama poi un elemento che va oltre la dimensione autorizzativa: la crisi energetica del 2022 ha mostrato la fragilità del sistema italiano e la sua dipendenza da dinamiche di prezzo estremamente volatili. Limitare gli spazi di sviluppo delle rinnovabili significa esporre ancora una volta imprese e famiglie a oscillazioni che incidono sulla competitività e sull’occupazione, oltre che sulla sicurezza energetica nel medio periodo.

Il nuovo quadro normativo rischia inoltre di compromettere il raggiungimento degli obiettivi del PNRR e l’efficacia di strumenti come l’Energy Release, che presuppongono una crescita costante della generazione da fonti rinnovabili.

Un ulteriore fronte riguarda il possibile contrasto tra il DL 175/2025 e la Direttiva RED II, che potrebbe esporre il Paese all’avvio di una procedura di infrazione europea. La normativa comunitaria, infatti, richiede agli Stati membri di facilitare lo sviluppo delle rinnovabili e di individuare aree idonee adeguate e non eccessivamente restrittive.

FINCO segnala anche le ricadute operative sulle aste competitive del FER X transitorio, con il rischio di compromettere la bancabilità dei progetti che hanno già partecipato alle procedure e che potrebbero trovarsi improvvisamente in un contesto normativo profondamente mutato.

Le modifiche necessarie in fase di conversione del Decreto

La fase parlamentare di conversione sarà quindi determinante per definire l’impatto reale del provvedimento.

Sarà necessario introdurre una norma di salvaguardia per i progetti già in sviluppo e riportare la disciplina in coerenza con il d.lgs. n. 199/2021 e con gli obiettivi della RED II, così da garantire un quadro stabile per gli operatori.

Senza una revisione sostanziale, avverte la Federazione, la transizione energetica italiana rischia di rallentare nel momento esatto in cui dovrebbe accelerare.

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